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Le prospettive di crescita economiche europee, e la tensione Italia-Francia

I dati economici degli ultimi giorni rilasciati da fonti ufficiali non prospettano nulla di buono per il nostro Paese che, intanto, continua il "duello istituzionale" con la Francia

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– ECONOMIA
Come di consueto la Commissione Europea ha rilasciato le sue stime sulla crescita economica dei Paesi europei, le cosiddette winter forecast. Le “previsioni d’inverno” vanno a stimare la crescita del PIL per l’anno in corso e per quello successivo. Per il 2019 l’Italia si posiziona all’ultimissimo posto con una previsione di crescita dello 0,2% (al penultimo posto c’è la Germania con l’1,1%). Per il 2020 la situazione cambia poco: all’ultimo posto c’è sempre l’Italia con lo 0,8%, mentre al penultimo c’è il Belgio con l’1,2%. A chi trova sollievo nel fatto che la Commissione “non ha mai azzeccato le stime” va ricordato che, nel caso dell’Italia e dei 10 anni precedenti, la Commissione ha sì sbagliato sempre le previsioni, ma per 7 volte su 10 lo ha fatto in eccesso (stimando una crescita maggiore di quella poi effettivamente registrata). In altre parole, abbiamo il 100% di probabilità che la Commissione sbagli effettivamente anche stavolta, ma il 70% delle probabilità che con il suo 0,2% del 2019 sia stata fin troppo magnanima. I dati rilasciati dall’ISTAT negli scorsi giorni non sono consolanti: l’Italia è in recessione tecnica e potrebbe continuare su questa strada ancora a lungo.

– FRANCIA
Dagli sconfinamenti francesi a Bardonecchia, al Franco francese; dalle accese dialettiche “istituzionali” sui temi più svariati, all’avvicinamento di una parte del Governo italiano al movimento dei Gilet Jaune. I rapporti italo-francesi non erano così tesi da anni e la rappresentazione plastica di questa nuova tensione anno in cui l’Italia dichiarò guerra alla Francia). La situazione non sembra destinata a migliorare nel breve periodo sia per i molti dossier che possono contrapporre gli interessi dei due Paesi (dalla TAV ad AirFrance che era interessata all’acquisto di Alitalia), sia per l’avvicinarsi delle elezioni europee del maggio 2019 dove per le forze di governo avere un “nemico identificabile” nel Governo francese ed un “interlocutore popolare” nei Gilet Jaune potrebbe essere utile. I rischi sono un non-auspicabile deterioramento delle relazioni con un fondamentale e vicino alleato ed un maggior isolamento internazionale.

– STATI UNITI
Sono almeno due le novità che riguardano gli States. La prima è che Donald Trump ha tenuto il consueto discorso sullo “stato dell’unione” con il quale ogni Presidente fa “il punto della situazione” davanti al Congresso. Il discorso doveva essere fatto a metà gennaio ma lo shutdown ha costretto l’amministrazione statunitense a posticiparlo. Trump ha cercato di far leva sul senso di unità nazionale, dimostrandosi molto “morbido” nei confronti dei Democratici (cosa che, dietro le quinte, sembra non avere per nulla apprezzato), ma risultando comunque poco convincente. I temi trattati sono stati moltissimi: dalle crisi internazionali al muro al confine con il Messico. Intanto, incombe sul Paese lo stesso problema di alcune settimane fa: lo shutdown. Il 15 febbraio scade l’accordo siglato per l’interruzione momentanea della “chiusura del Governo”, per quella data Democratici e Repubblicani dovranno quindi sostanzialmente essersi accordati sui fondi da inserire nella legge di bilancio per la costruzione del muro, cosa tutt’altro che scontata

La seconda è che gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione della loro adesione al trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (INF) siglato nel 1987 tra USA ed URSS per vietare il dispiegamento e lo sviluppo di missili nucleari a medio raggio installati a terra (sulle navi sono ammessi). La motivazione è che i russi avrebbero sviluppato e testato (ed effettivamente lo hanno fatto) alcuni missili da crociera terrestri in grado di essere equipaggiati con testate nucleari. Tuttavia non li hanno dispiegati: tali missili non offrono alcun tipo di vantaggio rispetto a quelli che già esistono e che sono “accettati” dall’INF. Come spiegare allora lo sviluppo di un missile inutile e l’abbandono di un trattato così importante, anche simbolicamente? Sono sostanzialmente tre le motivazioni che potrete sentire a riguardo:
– il Cremlino potrebbe aver sviluppato questa nuova inutile arma per accontentare un qualche reparto dell’Esercito.
– Come scrisse “Internazionale” qualche tempo fa, la nuova dinamica è semplicemente dovuta “ad una di quelle occasioni, purtroppo frequenti, in cui da entrambe le parti ci sono degli idioti a guidare le danze”.
– Ultimo ma non per importanza, gli USA uscendo dall’INF vogliono svincolarsi da un trattato che li potrebbe penalizzare nel confronto, anche militare, con la Cina. Sceglietene una, o sceglietele tutte e tre, ed avrete abbastanza informazioni per farvi un’idea sul quadro generale della situazione.

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