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Le personalità che hanno dato lustro alla nostra città: Pietro Giuria

Una serie di articoli per tratteggiare le vicende che hanno portato uomini di provincia a diventare dei capisaldi nella storia di Savona e dell’Italia stessa

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Quante volte abbiamo camminato per i giardini Dante Alighieri, con le sue statue e il caratteristico tempietto? Quante volte abbiamo percorso via Pietro Giuria, via Arturo Martini o la Calata Pietro Sbarbaro? Per tutti coloro che vivono o frequentano Savona questi sono nomi assai noti; ma quanti sanno davvero che cosa, questi uomini, hanno fatto per meritarsi simili riconoscimenti?

In questa serie di articoli, dedicati ciascuno a una singola personalità, potremo riavvicinarci alla storia della nostra città, alla sua arte e alle figure che l’hanno resa famosa.

Il primo personaggio della “serie dei dimenticati” è Pietro Giuria – poeta, scrittore, pittore e docente universitario – nato a Savona il 25 gennaio del 1816.

Gli esordi della sua carriera sono segnati da un opera del 1833 intitolata “Omaggio poetico a Mons. Agostino De Mari”, liberamente ispirata ai poemetti di Metastasio e dedicata al vescovo, da poco arrivato in città.

Trasferitosi per un breve periodo a Torino conosce il grande Silvio Pellico; l’incontro sarà fondamentale nella vita e nella formazione artistica di Pietro perché Pellico lo inizierà alla cultura romantica, infondendogli alcuni ideali tra cui l’amore per un’arte socialmente e moralmente impegnata, la riscoperta della religione cattolica e l’interesse per la storia in quanto raccolta di eventi esemplari.

Da questo momento due saranno i principali motori nella produzione di Pietro Giuria: la storia e la religione.
Legati alla prima ci sono diversi componimenti in cui tratteggia ed esalta figure centrali nella storia d’Italia, come Dante, Colombo e Galilei e si sofferma soprattutto a sottolineare come la loro fama fosse spesso lastricata di ostacoli e impedimenti.
Fervente cattolico, si scaglia con durezza contro le teorie materialistiche di metà Ottocento, rivendicando l’importanza della religione e, in particolare, del suo insegnamento nelle scuole; era solito ribadire, infatti, che senza Dio l’uomo di riduce alla dimensione bestiale e fa precipitare la società in un mondo governato dalla forza bruta e dal caso.

Nel 1860 viene nominato professore di storia e letteratura italiana presso l’università di Genova e proprio in questa città passerà gli ultimi anni fino alla morte che avverrà il 21 dicembre 1876; nel 1907 le sue spoglie verranno riportate a Savona nel cimitero di Zinola.

Nel corso degli anni Savona ha celebrato il grande poeta dedicandogli, tra gli altri riconoscimenti, una statua, originariamente collocata in bella mostra in piazza Sisto IV. L’ampio spazio era occupato da numerose piante e aiuole con la statua di Pietro Giuria (opera del maestro Dini) e il busto di Pietro Sbarbaro (che conosceremo nei prossimi appuntamenti), che facevano bella mostra di sé.

Oggi la statua del Giuria si trova nei giardini Dante Alighieri, in un contesto di degrado e abbandono; non viene né valorizzata né tantomeno protetta. Fino a qualche anno fa era possibile vedere con chiarezza che Giuria teneva, nella mano sinistra, un libro e in quella destra un pennello, per celebrare due delle sue passioni più grandi: la letteratura e la pittura. Il dettaglio del pennello nella fattispecie oggi è scomparso, probabilmente crollato a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e della mancanza di qualsivoglia protezione.

Questo è quello che resta di Pietro Giuria: il letterato, artista e professore che ha contribuito ad accrescere il nome di Savona, dandole la possibilità di competere con altre città in quanto a patrimonio artistico, rimarrà nella memoria dei posteri come la statua che cade a pezzi.

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