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Le italiane volano in Europa, ma cosa succede sugli spalti? Razzismo e violenza, eccovi di nuovo foto

Bene il Napoli e incredibile la Juventus, che accede ai quarti in rimonta, nel weekend però ecco un’altra pagina nera per il calcio giovanile, con episodi di discriminazione e violenza sugli spalti

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Le italiane volano in Europa, cosa succede però sugli spalti? Razzismo e violenza, eccovi di nuovo

Che amarezza. Venerdì sera. Anticipo della 28esima giornata della Serie A tra Cagliari e Fiorentina. Al 13esimo minuto ecco la grande commozione quando tutto il pubblico (sia di fede sarda che la tifoseria ospite) applaude per ricordare Davide Astori, calciatore scomparso più di un anno fa mentre militava nella Fiorentina che ha avuto anche un lungo trascorso nelle file del Cagliari. Secondo tempo. Il Cagliari conduce 2 a 1. Mancano pochi minuti al termine dell’incontro quando un tifoso del Cagliari si sente male a causa di un malore. La persona viene soccorsa sugli spalti nella curva sud, proprio vicino al settore riservato ai supporter della Fiorentina. Dai vicini tifosi viola, che assistono alla scena, si eleva un coro: “Devi morire, devi morire!”. Si chiama Daniele Atzori l’uomo colpito da infarto. Dopo diversi tentativi da parte dei medici di rianimarlo, purtroppo decede.

Le italiane volano in Europa, cosa succede però sugli spalti? Razzismo e violenza, eccovi di nuovo

Sabato pomeriggio. Stadio “Brin” di Cairo Montenotte. Si sta giocando Cairese – Priamar, partita di calcio della categoria Giovanissimi. Una parte del pubblico presente rivolge cori e parole indecenti alla squadra ospite. In particolare viene preso di mira il portiere di origine sudamericana della squadra rossoblù, il quale (secondo quanto riferito dai media) riceve insulti di natura razzista. L’episodio è stato poi ridimensionato da alcune dichiarazioni dei genitori cairesi che hanno parlato di insulti, sì, ma non a matrice razzista, e comunque da “entrambe le parti”. Quale che sia la verità, quali che siano i “colpevoli”, è proprio il caso di insultare dei ragazzini di 14 anni che stanno solo giocando a pallone? 

Le italiane volano in Europa, cosa succede però sugli spalti? Razzismo e violenza, eccovi di nuovo

Domenica. I ragazzi della categoria esordienti (nati nel 2006) di Affrico e Cattolica Virtus si stanno affrontando in un match valido per il campionato locale. Ad un certo punto sugli spalti inizia una rissa tra i genitori delle due diverse squadre. Una vera e propria azzuffata che lascia di sasso i ragazzi sul terreno di gioco. L’incontro viene interrotto, nonostante i piccoli atleti vogliano continuare a giocare, chiedendo l’allontanamento dei genitori. I dirigenti delle due squadre decidono però di sospendere definitivamente la partita, poiché non vi sono più le condizioni per continuare.

Si, il 20 marzo 2019 ci ritroviamo ancora a discutere di questi episodi, purtroppo realmente accaduti in questo weekend di sport. Eventi e fatti del genere nel mondo sportivo, e in predominanza nel calcio, non fanno quasi più notizia. Si vanno ad aggiungere alle migliaia di casi simili che si verificano dai pulcini alla prima squadra, dalla terza categoria alla serie A. Le ipotesi sono due: o solamente persone di pochi valori si trovano all’interno e intorno al mondo del calcio, oppure vi è un problema di fondo nella popolazione del nostro Paese.

Io tendo a propendere per la seconda, come già espresso in questa rubrica. I tifosi (se possono essere definiti con questo termine) della Fiorentina che gridano quelle parole dopo aver commemorato una persona scomparsa, le persone di Cairo (forse un gruppo di ragazzi) che offendono una persona per il colore della pelle e i genitori di due squadre di ragazzi che si picchiano per chissà quale motivo, denotano tutti un problema di fondo: la mancanza di rispetto e di educazione. Questa volta la colpa non si può facilmente attribuire al generico mondo malato del calcio, proprio no, perché lo sport dovrebbe essere portatore di determinati valori ed insegnamenti. Esso però è soprattutto specchio della società e del Paese in cui si vive e, di conseguenza, se tali valori scarseggiano nella cultura e nella vita di tutti i giorni, anche nel contesto sportivo non saranno presenti.

Io sono giovane e non sono a conoscenza di come si vivesse trenta o quaranta anni fa, ma posso dire con certezza che la società in cui mi ritrovo oggi non è quella che sognavo. Regnano odio, maleducazione, ignoranza, tanta inciviltà e mancanza di rispetto verso il prossimo; siamo ultrasensibili riguardo a quello che troviamo nel nostro giardino, ma assolutamente irrispettosi del resto e degli altri. La riflessione è semplice: se vogliamo che questi episodi spariscano dai campi e dal mondo sportivo in generale, va migliorata l’educazione e la convivenza civica tra le persone. Si devono recuperare quei valori tanto decantati e rimpianti dai più anziani che ripetono costantemente: “non è più come una volta”.

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