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Olimpiadi, sì oppure no? Razzismo, ancora tu? foto

L’Italia ha presentato la sua candidatura per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026, mentre durante la partita Lazio-Novara si è verificato un nuovo episodio di razzismo

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Ecco il momento che potrebbe segnare la svolta nell’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026: giovedì il consiglio dei ministri ha firmato la lettera di garanzia con cui il governo ha deciso di appoggiare economicamente la candidatura congiunta di Milano-Cortina.

Il presidente del CONI Giovanni Malagò ha presentato a Losanna, sede del Comitato Olimpico Internazionale, il dossier di 127 pagine in cui si articola il progetto italiano per ospitare l’evento a cinque cerchi. Le località dove si disputerebbero le gare delle diverse discipline, coinvolgono tre regioni italiane: Lombardia (con Milano e la Valtellina), Veneto (con Cortina) e Trentino Alto Adige (con la Val di Fiemme). Mentre le spettacolari cerimonie di apertura e chiusura sono state proposte rispettivamente allo stadio San Siro di Milano e all’arena di Verona. Questi luoghi sono stati prescelti in caso di assegnazione, ovviamente.

Perché in corsa con l’Italia vi è la Svezia. Stranamente il paese scandinavo affronta non poche difficoltà a livello governativo: una situazione politica precaria causata dall’instabile maggioranza parlamentare (un po’ come l’Italia) formata qualche mese fa, e probabilmente soggetta a cambiamento a breve. I governatori attuali si dichiarano contrari alla candidatura di Stoccolma, ma i rappresentanti politici regionali della città e delle zone limitrofe, sede delle manifestazioni sportive, hanno continuato, insieme al Comitato organizzatore, il progetto per l’organizzazione delle Olimpiadi, spingendo per ottenere l’appoggio governativo. Dunque la sfida per l’assegnazione sarà tra Italia e Svezia, ma forse, per una volta, riusciamo a partire da una posizione di vantaggio.

Nonostante le tante polemiche e i molti dubbi che, come al solito, riguardano la realizzazione di una manifestazione di così grande portata, nel paese dello stivale governo, regioni e province coinvolte sembrano essere riuscite nel difficile intento di arrivare a un obiettivo comune. Ovvero quello concreto di provare a vincere la partita con gli svedesi e ottenere il privilegio di riportare in Italia le Olimpiadi invernali nel 2026, a distanza di vent’anni da Torino 2006. La decisione del governo di appoggiare economicamente la candidatura ha destato abbastanza stupore, visto che il movimento cinque stelle, attraverso la sindaca di Roma Virginia Raggi, si era opposta fortemente all’idea di candidare Roma per le Olimpiadi estive del 2024, a causa delle ingenti spese necessarie per finanziare l’evento. Le perplessità che riguardano la candidatura per il 2026 risiedono proprio nelle difficoltà e nei rischi che l’assegnazione comporterebbe: trovare le risorse economiche pubbliche-private, la capacità organizzativa e le tempistiche da rispettare, la possibilità di sprechi o riciclaggi di denaro in particolare negli appalti per le costruzioni e la gestione dell’evento (in cui noi italiani siamo specializzati), l’impatto ambientale dell’evento, solo per citarne alcune. Un’Olimpiade, se ben organizzata, avrebbe anche tanti lati positivi, come un ritorno per l’economia delle zone interessate grazie al turismo e ai posti di lavoro generati, un miglioramento dell’impiantistica sportiva esistente e in generale delle infrastrutture, per non dimenticare le entrate per il Comitato organizzatore derivanti dalla vendita di biglietti, dai diritti televisivi e dagli sponsor.

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Ma l’incognita e il dibattito sul fatto se effettivamente conviene ospitare un’Olimpiade rimane. Stimare se il bilancio finale sia positivo, e, se in caso di perdita economica, quanto l’Olimpiade possa essere servita al miglioramento della qualità della vita delle zone ospitanti, è davvero difficile. Nonostante le nuove regole del CIO impongano Olimpiadi intelligenti senza sprechi e strascichi pesanti al paese ospitante, e soprattutto la candidatura italiana sembra predisposta a ottimizzare le risorse già presenti, i dubbi restano. Pervade tra la gente quella paura insita nel popolo italiano in questo periodo difficile. Un sentimento di sfiducia causato dagli scandali che caratterizzano continuamente il nostro Paese, come se già in partenza si pensi che tale evento possa avere necessariamente dei risvolti negativi. Ciò si contrappone al solito ottimismo convincente e sfacciato delle istituzioni e degli enti organizzatori.

Tra il 2 e il 6 aprile il CIO sarà in Italia per valutare da vicino quanto dichiarato nel dossier, mentre il voto definitivo per decretare la nazione ospitante si terrà tra il 24 e il 26 giugno. Qual è la tua opinione? Favorevole o contrario alle Olimpiadi in Italia?

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Noi siamo Koulibaly. E mentre Milano e Cortina si preparano per il grande evento sperando di essere scelte, c’è chi a Roma ancora discrimina per il colore della pelle. Già, avete letto bene, è successo ancora e, questa volta, la partita in questione è Lazio-Novara, ottavo di Coppa Italia che, per la cronaca, ha visto trionfare i padroni di casa per 4-1. Al 30’ minuto, mentre il tabellone dello stadio riportava il 2-0 casalingo, le persone presenti nell’impianto hanno udito, al posto dei classici cori, insulti alle forze dell’ordine, canti anti-semiti ed infine, per non farsi mancare nulla, anche frasi di stampo razzista. Il match è però proseguito senza intoppi, permettendo ai biancocelesti di ottenere la qualificazione al turno successivo.

Sull’episodio, nel dopo partita, non si è sentita nemmeno una parola. Proprio quando si pensava che al problema si fosse trovata una soluzione, ci si è resi conto che, la strada, è ancora estremamente ripida ed impervia. Tutti erano Koulibaly e, sempre ognuno, era disposto a fare qualsiasi cosa per impedire che si verificassero nuovamente episodi di razzismo negli stadi, dove si gioca uno sport simbolo di unione e rispetto reciproco.

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Questo dagli ultras laziali, evidentemente, è stato dimenticato anche durante l’ultimo sabato di campionato, quando hanno avuto la “brillante” idea di ululare a Meité, centrocampista francese del Torino. In questo caso però, come in quello di ieri, pochi si sono indignati, sintomo che il problema esiste ed è radicato, come dimostrano le continue notizie di casi in tutta la nazione. Abbandonando il calcio, si può scoprire che anche la domenica sportiva è stata macchiata da un episodio simile. Il protagonista, questa volta, è stato l’allenatore di rugby del Rovigo, espulso dall’arbitro per espressioni di stampo razzista rivolte ad un giocatore avversario.

Eventi su eventi che testimoniano il fatto che mobilitarsi solo per il forte difensore del Napoli non basta, certo è un inizio, ma ognuno deve impegnarsi per mettere la parola fine a tutto questo. Per l’anno nuovo si sperava che uno dei buoni propositi fosse proprio il dire basta alla discriminazione con forza. Questo purtroppo non è ancora avvenuto ma, come ben sappiamo, il 2019 è appena iniziato, quindi nulla è perduto. Voi cosa ne pensate? Credete che i capi della tifoseria laziale avessero dimenticato la civiltà a casa propria, oppure che volessero solamente far parlare di sé? Si riuscirà a trovare un rimedio efficace per contrastare questi episodi? Vi lasciamo l’ardua sentenza.

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