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Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray foto

A Melbourne grande spettacolo e un po’ di tricolore nella prima settimana, in cui si sono verificate grandi sorprese e qualche rimpianto

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Roger Federer è stato eliminato dal giovane emergente Tsitsipas, mentre Simona Halep si è arresa alla mai doma Serena Williams. Davvero volete sentir parlare di questi argomenti? I grandi quotidiani si sono concentrati soprattutto su queste partite, accennando senza esagerare i risultati dei nostri atleti, ma sono state così pessime le loro prestazioni? E poi la rinascita del movimento tennistico nello “stivale” a che punto è? Andiamo a scoprirlo insieme.

“Le chiacchiere sportive del martedì” Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray

Fabio Fognini, noto tennista azzurro originario della nostra Liguria (Arma di Taggia), ha superato il secondo turno ed è approdato al terzo in scioltezza, senza lasciare neanche un set a Meyer. Ai microfoni di un giornalista a bordo campo gli è stato chiesto se questi Australian Open potessero rappresentare per lui una svolta, raggiungendo i quarti di finale, traguardo a seconda dell’inviato a cui il taggiasco non era mai arrivato. Il numero 15 del ranking ATP, pacatamente, ha risposto di essere sulla buona strada anche se, nel 2011, quella fase del torneo l’aveva raggiunta sulla terra rossa del Roland Garros. Gaffe giornalistica e risate da parte dei tifosi anche se, questo errore, potrebbe essere sintomo di una poca considerazione del tennis nostrano.

“Le chiacchiere sportive del martedì” Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray

In realtà però, il movimento tricolore, ha conquistato gli onori della cronaca durante la scorsa primavera, quando il talento emergente Marco Cecchinato aveva tagliato il traguardo delle semifinali proprio sulla terra rossa parigina che, evidentemente, tira fuori il meglio dai nostri atleti. Parigi aveva portato al palermitano anche il suo best ranking, innalzandolo nella ventisettesima posizione.

Da quel Roland Garros in poi, i nostri colori, hanno vissuto una vera e propria rinascita.

Cecchinato infatti adesso è diciottesimo e, insieme a Fognini quindicesimo, ha scritto una nuova pagina del tennis nazionale. Era infatti da 39 anni che due ragazzi del “bel paese” non riuscivano ad entrare nella top 20 e, gli ultimi a riuscirci, furono niente meno che Panatta e Barazzutti.

Le posizioni ottenute dai due sono frutto anche delle vittorie di luglio conquistate rispettivamente a Bastad per il taggiasco contro il quotato Gasquet e ad Umag per il palermitano contro Pella: segnali positivi e di grande tenuta mentale in vista di questa nuova stagione.

Nel circuito maschile gli italiani nella top 100 sono sei e, addirittura sedici, si trovano tra i primi duecento, segnale incoraggiante che porta a pensare che presto i nostri colori potrebbero tornare a dire la propria stabilmente nei grandi slam.

Per le qualificazioni degli Australian Open, erano quindici i tennisti nostrani pronti a darsi battaglia per il tabellone principale, numeri mai verificatosi precedentemente. Alla fine però tra tutti loro, soltanto Vanni e Travaglia sono riusciti ad arrivare al primo turno, raggiungendo i già presenti Fognini, Cecchinato, Seppi, Berrettini e Fabbiano.

I nostri alfieri sono stati sicuramente Seppi e Fognini che, insieme a Fabbiano, sono stati in grado di raggiungere il terzo turno. Al primo si sono invece fermati Vanni (contro Carreño Busta), Berrettini (contro il giustiziere di Federer Tsitsipas) e Cecchinato che, a sorpresa, ha abdicato al meno quotato avversario. I trentaduesimi sono stati fatali invece a Travaglia. Il terzo turno poi ha visto il tricolore sparire dal tabellone maschile, con le sconfitte di Fabbiano per mano di Dimitrov, di Seppi al cospetto di Tiafoe e di Fabio Fognini, che si è fatto sorprendere anch’esso da Carreño Busta.

Comunque ottimi segnali di crescita per molti nel primo Grande Slam della stagione che, insieme alla finale raggiunta da Seppi a Sidney, dimostrano la crescita di un movimento tennistico rimasto nell’ombra per troppo tempo.

Se per gli uomini sembra andare meglio, il problema nasce guardando il tabellone femminile, dove le tenniste affermate in Italia iniziano ad essere sempre meno, a discapito di qualche anno fa in cui, la nostra Flavia Pennetta, ci faceva gioire alzando il trofeo dello US Open in una finale tutta italiana contro Roberta Vinci.

Dopo quella competizione le italiane tra le prime cinquanta erano addirittura cinque, con il settimo posto occupato proprio dalla vincitrice del torneo americano. Ad oggi per arrivare a quel numero di tenniste bisogna spingersi fino alla duecentoquattresima posizione, sintomo che il movimento è in netta decadenza attualmente.

“Le chiacchiere sportive del martedì” Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray

Al tabellone principale femminile degli Australian Open infatti di diritto ha ottenuto l’accesso solo la numero 27 del ranking Camila Giorgi, orgoglio rosa nostrano. Le cinque ragazze al via nelle qualificazioni non sono riuscite ad arrivare dove speravano e, a tenere alto il tricolore, ci ha pensato quindi l’intraprendente italo-argentina, raggiungendo il terzo turno. Purtroppo questo le è stato fatale grazie anche all’ottima prestazione di Plíšková, capace di batterla per due set a uno.

Con Sara Errani ancora ai box a causa della squalifica, il movimento femminile si aggrappa quindi a Camila, con la speranza di avere presto nuove tenniste pronte a vincere e a prendersi le prime pagine.

“Le chiacchiere sportive del martedì” Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray

Murray, è finita? Dopo una maratona di più di quattro ore, Murray si è arreso allo spagnolo Bautista-Agut al quinto set. Potrebbe sembrare un epilogo normale per una partita del primo turno degli Australian Open. Ma non lo è. L’incontro perso dal trentunenne britannico al primo turno degli Australian Open potrebbe essere stato l’ultimo match disputato in carriera da questo fantastico tennista.

Tutto per colpa di un’anca, la destra, che ormai lo tormenta da un anno e mezzo, a causa di un conflitto femoro-acetabolare. Dal paradiso all’inferno, si potrebbe dire: il problema si è presentato proprio al culmine della sua carriera, quando occupava quasi da un anno la posizione numero 1 del ranking. Tale infortunio, nel giro di diciotto mesi, lo ha costretto ad annunciare il ritiro dall’attività agonistica. Dopo Wimbledon 2017 inizia il calvario per Murray. Non gioca più per il resto della stagione perdendo ad Agosto il primo posto nella classifica Atp. Il 2018 inizia peggio: la terapia conservativa utilizzata per trattare l’anca infortunata non si rivela efficace, per cui lo scozzese opta per l’operazione, che però non da garanzie di guarigione totale. Infatti Murray rientra a giugno, ma le sue condizioni fisiche sono precarie, tanto che disputa solo 16 partite nell’anno solare, con risultati deludenti, toccando la posizione n°832 del ranking.

Lo scozzese apre il 2019 con il torneo di Brisbane in preparazione degli Australian Open, ma l’infortunio all’anca lo tormenta e lo rende visibilmente sofferente. Un dolore diventato insopportabile, tanto che l’11 gennaio annuncia il ritiro in una conferenza stampante davvero commovente, in cui lo scozzese ha utilizzato più volte la visiera del cappellino per nascondere le lacrime. Ha affermato di non provare più piacere nel giocare in queste condizioni che non gli permettono di essere lui stesso. Murray ha inoltre confermato la partecipazione al torneo australiano e un disperato tentativo per arrivare a disputare Wimbledon.

Al primo turno in Australia, Murray ha rimontato con le unghie e con i denti due set al numero 24 Bautista-Agut, sorprendendo tutti, ma al quinto si è dovuto arrendere allo spagnolo. Andy ha lottato con caparbietà per tutto il match contro il dolore, come solo i veri campioni sono in grado di fare. Nell’intervista post partita, in cui il pubblico australiano gli ha riservato una standing ovation, le sue parole hanno lasciato una speranza: “Io so di poter ancora dare molto a questo sport. Farò tutto il possibile per provarci di nuovo. Se voglio tornare, però, dovrò sottopormi a una grossa operazione e non è detto che servirà. Se questa è stata la mia ultima partita è stata fantastica”.

“Le chiacchiere sportive del martedì” Italian Open in Australia? Provaci ancora Murray

Tre grandi slam vinti (due Wimbledon e un US Open) in otto finali disputate, unico tennista a vincere due medaglie d’oro consecutive alle Olimpiadi (Londra 2012 e Rio 2016), una coppa Davis, trionfato in 40 tornei ATP totali. Nella top ten quasi consecutivamente dal 2007 al 2017, primo per 41 settimane tra 2016 e 2017. Questo il palmares e alcuni dati di un campione che insieme a Federer, Nadal e Djokovic ha segnato la storia recente del tennis. Mostri sacri del tennis che Murray ha ringraziato dopo il video tributo in cui i più famosi tennisti/e dell’ultimo decennio salutavano lo scozzese. Un vero e proprio congedo finale, apparso come ultimo tributo e definitivo saluto al trentunenne scozzese. Andy però, da quanto si evince dalle sue parole, lotterà ancora per tornare sui campi, per regalarsi e regalarci ancora sprazzi del suo talento, che ha fatto emozionare milioni di persone in tutto il mondo.

Dobbiamo iniziare a prepararci al progressivo addio dei fantastici quattro (Murray, Federer, Nadal e Djokovic) e concentrarsi ormai sulla Next Gen? Oppure i campioni del futuro dovranno aspettare ancora prima di ritrovarsi sul tetto del mondo tennistico?

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