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La Serie A è terminata: ecco i verdetti dopo la girandola di emozioni dell’ultima giornata; NBA: alle Finals la grande sorpresa è Toronto foto

Atalanta ed Inter in Champions, Milan e Roma in Europa League, Genoa salvo e incubo B per l’Empoli, mentre in NBA per la prima volta una squadra canadese è arrivata in finale playoff

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All’ultimo respiro. Un campionato così appassionante, ammettiamolo, non lo vedevamo da molto tempo. Erano belli i tempi in cui era la lotta per lo scudetto quella incerta fino all’ultimo secondo dell’ultima partita della stagione, ma così dicendo non vorrei far passare questo pezzo per un nostalgico remake degli anni che furono.

Adesso è la Juventus che detta legge e, nelle ultime cinque partite, si è anche potuta permettere di non far giocare i titolarissimi, a chiara dimostrazione del fatto che, per adesso, la Serie A ha un unico padrone.

La lotta per raggiungere un piazzamento europeo e quella per conquistare i giusti punti per salvarsi però, quest’anno, sono state incredibilmente emozionanti. Esse hanno finalmente regalato ai tifosi obiettivi per i quali tutto è stato in bilico fino all’ultimo secondo.

La 38esima giornata terminata domenica scorsa è stata infatti per cuori forti, anzi, per alcuni è stata quasi da infarto. Basta pensare che, al termine dei primi tempi delle sfide delle 20:30, il Genoa era virtualmente retrocesso, con Milan ed Inter qualificate alla prossima edizione della Coppa dalle “grandi orecchie”.

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Come sapete però la classifica finale non ci mostra questo, ma premia Atalanta ed Inter che, al netto dei fatti, sembrano meritare questa qualificazione alla competizione europea per club più prestigiosa.

Dopotutto il Milan, invece di accusare il fato, dovrebbe rammaricarsi maggiormente per i punti lasciati per strada in partite contro squadre abbordabili, che hanno condannato la squadra di Rino Gattuso (che ha rassegnato le sue dimissioni) al quinto posto.

Quattro vittorie nelle ultime quattro partite non sono bastate al Diavolo per conquistare la gloria (rappresentata dalla Champions), ambito traguardo che avrebbe permesso al club di Via Aldo Rossi di tornare a calcare palcoscenici importanti che, ormai, mancano da davvero troppo tempo.

Adesso sarà rivoluzione nella società rossonera, con Leonardo, Gattuso e (forse) Maldini pronti a lasciare, con Campos (attuale direttore sportivo del Lille) e Jardim (e non solo) come possibili successori.

Una cosa però è certa: nella prossima stagione ci saranno tutte le premesse per divertirsi.

Il Napoli sarà chiamato a reagire dopo la stagione anonima condotta quest’anno, nonostante un ottimo secondo posto conquistato, con l’Atalanta e l’Inter che saranno esortate a riconfermarsi (con i nerazzurri di Milano che dovranno ambire probabilmente a qualcosa in più se arriverà Conte).

Senza dimenticare però Milan e Roma, che vorranno sicuramente migliorare i piazzamenti ottenuti in questa stagione (con i rossoneri che, ancora una volta, si prefisseranno l’obiettivo Champions).

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E per quanto riguarda la lotta salvezza? L’ormai conosciuto e spesso nominato “biscottone” sembra essersi verificato sul campo di Firenze, dove Fiorentina e Genoa si sono accontentate di un brutto e noioso 0-0.

Mentre a Milano succedeva di tutto (nel match tra Inter ed Empoli), con occasioni da una parte e dall’altra, ed emozioni a non finire, le squadre di Montella e Prandelli si sono limitate ad aspettare, affidandosi probabilmente alla provvida sventura.

La loro tattica ha però ottenuto il risultato sperato, dato che la voglia dell’Inter è prevalsa sullo spirito battagliero dell’Empoli (che, per la cronaca, ci ha provato fino al 98’).

Il prossimo anno avremo quindi ancora il derby di Genova nel nostro massimo campionato, che si arricchirà anche dell’ennesimo capitolo dell’eterna rivalità tra Atalanta e Brescia, con quest’ultima squadra che avrà una grande voglia di rivalsa dopo aver trascorso otto anni di distanza dai campi della Serie A.

Anche il Lecce non sarà da meno e chissà chi tra Cittadella e Verona riuscirà a staccare l’ultimo pass per la A… Per i veronesi sarebbe un ritorno ad un solo anno di distanza, mentre per i granata sarebbe la prima storica partecipazione al nostro massimo campionato.

Comunque vada, ci auguriamo due cose per la prossima stagione: la prima è che le nostre squadre possano andare bene nelle competizioni europee e la seconda è che le televisioni la smettano di imporre ai tifosi il calcio spezzatino, che sa regalare solo inutili ed angoscianti attese, ma non l’adrenalina e l’emozione dei match in contemporaneità.

Un altro buon proposito per le compagini della Serie A che verrà dovrà poi essere quello di ridurre il gap con la Juventus, ormai monotona e per certi versi noiosa.

L’ultimo appello mi sembra necessario e doveroso, ma questa volta lo rivolgo a tutto il nostro sistema calcio: puntare sui giovani italiani non è un’utopia, i nostri ragazzi hanno solo bisogno della fiducia delle proprie società e dei mister per esplodere, ma bisogna permettergli di farlo!

Ultima cosa, ma non meno importante, risulta essere quella relativa ai tribunali… Gravina, ti prego, siamo stufi di veder fallire piazze storiche e di dover assistere alle loro rinascite, è possibile trovare una soluzione per fare in modo che questo non accada più? Ormai i giudici sono diventati degli esperti del calcio nostrano, ma sono certo che preferirebbero vedere le sorti delle loro squadre decise in uno stadio e non dal proprio martelletto.

Detto ciò, la stagione 2018/2019 si è conclusa, complimenti alla Juventus per l’ennesimo scudetto conquistato e a tutte le formazioni che sono riuscite a raggiungere un piazzamento europeo.

Non temete però, il pallone non smette mai di rotolare e, per chi del calcio non ne può fare a meno, diversi eventi gli strizzano l’occhiolino: i mondiali di calcio Under 20, i playoff di Serie B e quelli di Serie C, i playout di Serie C (e forse B, dipende tutto dalla Lega) e tanto altro ancora, per un fine maggio inizio giugno ricco di eventi calcistici mozzafiato.

A metà giugno inizieranno poi Coppa d’Africa e Coppa America, per un mese di partite ad altissimo livello.

Che ne pensate quindi? Come giudicate voi la Serie A 2018/2019? E come vorreste che fosse quella ventura?

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Finals Nba. Abbiamo già parlato dell’Nba in questa rubrica per esaltare quel fenomeno di James Harden, giocatore degli Houston Rockets. Tra l’altro vittima sui social di insulti per il suo colore della pelle da parte di “idioti” italiani, sotto la campagna pubblicitaria del marchio tedesco “Adidas” di cui lui è testimonial. Ma questo non è sport e francamente siamo stufi di dover convivere quotidianamente con offese di natura razzista nell’anno del Signore 2019. Commentare questi fatti è ormai inutile. Si dovrebbe stare più in silenzio e cercare invece di capire perché succeda ancora ciò.

Ma oggi dopo le emozioni calcistiche, vi voglio parlare dello spettacolo che il basket sa regalare. In particolare della pallacanestro oltreoceano. Dell’Nba, che è ormai giunta alle attesissime “Finals”. E con precisione di una delle due franchigie che affronterà la finale: i Tornoto Raptors.

A Ovest è andato tutto secondo i pronostici, con i Golden State Warriors che hanno vinto la propria Conference e hanno raggiunto per il quinto anno consecutivo le Finals. Nonostante le assenze di Cousins prima e Durant poi, la squadra di Oracle si è sbarazzata nel selvaggio ovest dei Los Angeles Clippers di Danilo Gallinari, degli Houston Rockets del già citato Harden (forse la vera finale) e dei Portland Trail Blazzers con un devastante 4 – 0. Partite bellissime e tirate fino alla fine da questa parte del tabellone. Stesso discorso a est, dove i Toronto Raptors hanno battuto Orlando, Philadelphia e i favoriti Milwaukee, accedendo così per la prima volta della loro storia alle Finals Nba, la serie di partite che decreta il campione della lega.

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Probabilmente alcuni passaggi non saranno stati molto chiari: est e ovest, finals, franchigia, Confernece. L’Nba è una lega con regole, sistemi e organizzazioni molto diverse da come siamo abituati qui in Europa, sotto tutti i punti di vista di questo sport. Un giorno torneremo sicuramente ad analizzare tutti questi aspetti che rendono (dalla nostra prospettiva europea) l’Nba un campionato unico e inimitabile in qualsiasi altro sport e in qualsiasi altra nazione.

In questo pezzo mi sembrava doveroso soffermarmi su un punto ben preciso. Come vi ho appena spiegato a contendersi l’anello (premio dei vincitori) ci saranno i Golden State Warriors e i Toronto Raptors. Forse i più attenti avranno captato un particolare: Toronto non è una squadra statunitense. Infatti è canadese, poiché la città di Toronto si trova nell’estremo sud-est del Canada, sul lago Ontario, molto vicino però allo stato statunitense di New York e al Michigan.

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Ma vi chiederete, come mai una squadra canadese nella lega statunitense del basket? Con la globalizzazione dell’Nba negli anni novanta (sia dal punto di vista del seguito e del marketing del campionato, sia dal punto di vista della nazionalità dei giocatori con sempre più non statunitensi nella lega), il campionato di basket più famoso si è aperto al vicino Canada, che ha portato all’Nba due nuove squadre: i Toronto Raptors e i Vancouver Grizzlies. La seconda si è sciolta nel 2001, passando a Memphis (gli attuali Memphis Grizzlies). La prima (così chiamata perché di moda in quel periodo la celebre serie di film di “Jurassic Park”, raptors significa dionosauri) si è ritagliata uno spazio importante nell’Nba. Dopo le prime difficili stagioni con risultati altalenanti, dall’annata 2013/2014 risultano stabilmente presenti ai playoff, da cui sono stati eliminati negli ultimi tre anni sempre per mano dei Cleveland Cavaliers di LeBron James.

Toronto è cresciuta comunque fino a essere una delle franchigie di riferimento e di maggior importanza della lega, diventando in questa stagione la prima squadra non statunitense a giocarsi il titolo nelle Finals. Squadra internazionale con tanti “stranieri” nel roster fin dagli esordi, ha impiegato i primi due cestisti italiani della storia che hanno giocato in Nba (Vincenzo Esposito nel 1995 e Andrea Bargnani dal 2006 al 2013).

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Con l’arrivo della stella di Kawhi Leonard la scorsa estate la squadra ha fatto un ulteriore salto di qualità che le ha permesso di raggiungere le Finals. Sarà difficile per la compagine canadese sconfiggere i Golden State Warriors di Curry, Green e Thompson (tre titoli negli ultimi quattro anni), ma con le assenze di Durant e Cousins nelle fila avversarie, forse i Raptors avranno qualche speranza in più di portare in Canada l’anello. Significherebbe riscrivere la storia dell’Nba, un campionato di basket statunitense, in cui per la prima volta vincerebbe una franchigia canadese.

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