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La nuova frontiera dei cellulari: cuore, mente e polmoni umani

Questi strumenti tecnologici diventeranno ancora più indispensabili con il tempo?

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Durante lo sviluppo tecnologico occorso e che sta occorrendo nel XXI secolo, dispositivi come telefoni, detti smartphone, tablet e computer sono, ormai, più che integrati nella nostra vita quotidiana, tanto da poter essere unanimemente considerati un’estensione del nostro corpo, oppure un organo vitale.

Si criticano costantemente i giovani d’oggi che passano innumerevoli ore utilizzando i telefoni. Le critiche sono mosse da genitori, parenti, talvolta professori in costante contatto con gli alunni o sconosciuti di tutte le età. Tuttavia, è da contestualizzare tale affermazione. È vero, i ragazzi passano ore su ore con le mani sui dispositivi elettronici, ma non sono gli unici; lo fanno anche i genitori, lo fanno i parenti, lo fanno i professori e lo fanno gli sconosciuti. Dunque, la domanda da porsi non è che motivo hanno i ragazzi della generazione Z per vivere ogni secondo della giornata a contatto del loro smartphone, bensì, il quesito da esaminare è il seguente: perché ogni genere di persona ha il bisogno naturale di condurre una vita caratterizzata dall’impiego compulsivo di dispositivi mobili?

Le scoperte in ambito tecnologico hanno rivoluzionato i semplici telefoni. Oggigiorno con un comune smartphone, oltre a comunicare in diverse maniere con qualsivoglia persona in ogni angolo del pianeta, posso controllare qualunque parametro della mia vita. Con un cellulare posso lavorare in smart working, posso rilassarmi leggendo un libro o controllare e organizzare i miei allenamenti quotidiani, il tutto preparando la dieta che voglio seguire o ordinando la spesa da fare arrivare a casa.

Tutto ciò di cui ho bisogno è in un semplice attrezzo che si ripone tra le mani come il volante di un’automobile in movimento e che, dunque, non si può lasciare mai. Ragionando attentamente, pare inevitabile constatare che i telefoni siano diventati una parte di noi. Sono, però, una parte più interna e profonda del nostro corpo, non un semplice prolungamento. Proprio per questo, ho iniziato a ragionare su quale sia il ruolo degli smartphone nel nostro corpo, a cui essi appartengono da alcuni anni a questa parte. Il cellulare è il cuore che ci permette di vivere? O i polmoni che danno la possibilità di inalare ossigeno, metafora della navigazione su internet? Forse il telefono manifesta la parte più irrazionale del nostro essere, incarnando il nostro subconscio; può essere, quindi, rappresentato come la mente del corpo umano?

Trovare la risposta non è stato facile. Il telefono rappresenta per ogni essere umano la sicurezza di non essere tradito e di risultare libero, sentimento che viene talvolta tradito dall’utilizzo di social network. I dispositivi elettronici sono divenuti un secondo cuore, importante tanto quanto quello sanguigno. Sono entrambi veri. Il cuore tecnologico è però un cuore dipendente. Dipende da internet, dipende dalla batteria che deve risultare sempre carica o con un caricatore a portata di mano per evitare di mandare il corpo in crisi. Senza telefono, l’uomo si sente perso, smarrito, svuotato da ogni movimento che i due cuori permettevano di compiere, impedendo di manifestare lo stato d’animo, perché, escludendo la presenza dello smartphone, esso è inesistente. L’anima può difatti rappresentare un plus ultra del corpo umano, una sublimazione della sua manifestazione; senza la sua manifestazione, quindi, il corpo umano non ha la possibilità di esprimersi, perché perso. Oltre ad essere cuore, il cellulare è anche polmone. Permette, appunto, di respirare ciò di cui l’uomo ha bisogno per sopravvivere, ovvero interazione sociale moderna, utilizzo di social network e di ogni comodità che la tecnologia mette a disposizione. Così facendo, l’essere umano inala le sostanze che gli consentono di vivere. L’ultimo elemento che si racchiude all’interno del telefono, oltre a cuore o polmoni, è la mente.

La mente necessità di un discorso a sé. La mente è la parte irrazionale dell’uomo, l’elemento che ne fa scaturire paure e incertezze, l’elemento che tira fuori la parte più mostruosa e negativa dell’essere. Se aggiungiamo alla possibilità di controllare ogni aspetto della vita grazie a uno smartphone a paura della mente, il risultato non può essere positivo. Difatti, il controllo può diventare maniacale e di differenti tipi. C’è chi, in ogni momento della giornata verifica le interazioni sui social perché, se non raggiunge il determinato numero di like, la pubblicazione diventa un fallimento, soprattutto se si analizzano i post di persone con più interazioni di noi. Diventa un autocontrollo con andamento negativo. Ma non è sempre così. Si possono controllare altre persone senza alcuna fatica, grazie ai dati forniti dai social network e da Google. Si può vedere dov’è una persona, quando è online sui social, con chi si sta relazionando quel determinato individuo. Normale che, con questi mezzi, la parte più oscura dell’uomo venga fuori, anche se irrazionalmente.

La risposta ai quesiti posti in precedenza è quindi una ipotesi risolutiva così tripartita: cuore, polmone e mente. Il telefono è un’essenza di questi tre elementi che coabitano all’interno dello medesimo attrezzo che si manifesta tanto indispensabile quanto difficile da controllare. Nei prossimi anni e con il susseguirsi di migliorie e sviluppi tecnologici, però, gli smartphone diventeranno ancora più indispensabili? Si arriverà mai a un punto di rottura?

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