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La Bettola – capitolo 4: “Errore fatale”

Il thriller a puntate di IVG/young

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“Voglio la tua morte!”

Solo quattro parole, un messaggio esplicito. Nessuno Spettro aveva mai ricevuto tale minaccia.

Ma questo uomo non era come gli altri.

Tirò fuori una pistola dall’impermeabile, con la mano coperta da un guanto nero. L’arma era carica e la sicura era tolta. Si era già preparato a sparare, prima di entrare. Non attese un solo secondo e sparò un colpo.

Martina riuscì ad evitare il proiettile, gettandosi al suolo con grande velocità. Si lasciò praticamente cadere di peso, colpendo fortemente la testa. Un dolore acuto al collo la colpì.

“No!” urlò Marianna alzandosi, “Lasciala stare! Non me la porterai via!”

In un secondo la prostituta avanzò verso di lui, tenendo in mano il coltello del suo tavolo. L’uomo si girò e senza pensarci un secondo sparò, prendendola in pieno petto. Marianna cadde a terra, esalando l’ultimo respiro.

“Muori!” urlò Veronica.

Dalla cucina volò un coltello particolarmente affilato che colpì lo sconosciuto alla spalla destra. Ci si sarebbe aspetta una reazione, come un urlo di dolore o qualcosa del genere. Invece lui rimase impassibile, nemmeno fosse stato accarezzato da una piuma.

Alberto si alzò per affrontarlo senza dire una parola, ma questi si accorse del nuovo rivale dal rumore della sedia spostata. Gli bastò una spinta per gettarlo a terra. Alberto rimase sconcertato dalla forza sovrumana del suo avversario.

Gaia si precipitò contro l’intruso. Non poteva permettere tutto questo. Tentato omicidio di uno Spettro ed uccisione di una cliente. Non gli avrebbe permesso di continuare. Non importava quanto fosse forte.

“Non toccare la mia Bettola!” gli urlò contro piena di rabbia.

Con un calcio lo disarmò e lui si girò verso di lei, senza mostrare il minimo segno di paura o sgomento. Aveva ancora un coltello infilato nella spalla e la sua arma gli era appena stata tolta dalla mano, ma tutto questo non sembrava essere problematico.

L’incappucciato serrò un pugno e lo piantò nello stomaco di Gaia, con una velocità sorprendente. Poi le afferrò il collo e la sollevò da terra, cercando di strangolarla.

La sua forza bastava a sollevare un essere umano con una sola mano.

“Credi davvero di spaventarmi, Gaia?! Credi che io abbia paura di te o della tua Bettola?! Non sono come il boss della prigione. Come puoi non aver capito chi sono? Dovevi dare retta agli indizi che ti ho mandato.”

Andrea si alzò e corse contro di lui. Gli saltò addosso e gli afferrò il collo, cercando di fermarlo. Ma nuovamente lo sconosciuto mostrava tranquillità ed assenza di dolore. Purtroppo, anche la fatica sembrava scomparsa dal suo corpo.

Alberto non rimase lì a farsi prendere in giro ed afferrò la sua sedia. La alzò sopra di sé e la lanciò diritto contro il suo nemico, che si accorse troppo tardi di questo attacco diretto contro di lui.

Lasciò andare Gaia, che si accasciò a terra per riprendere fiato. Si liberò di Andrea con una scrollata veloce e serrò le braccia dinanzi a sé, per proteggere la faccia. La sedia si spaccò all’impatto e lui si ritrovò a terra, più per la sorpresa che per il colpo subito.

Subito si rialzò.

Nuovamente, era come se niente fosse accaduto. Attaccato da clienti e spettri, ferito e senza arma, come poteva non provare alcuna sensazione?

Fissò tutti i presenti, e li vide pronti a lottare. Mostrò la mano guantata, la stessa che reggeva l’arma, con il pollice in alto. Lo mostrò a tutti, prima di girare la mano e tendere il pollice verso il basso, come era solito fare nel Colosseo. Una dichiarazione di morte, silenziosa e terrificante.

Poi corse verso la porta, la aprì e scomparve dietro l’angolo.

Continua…

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