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La Bettola – capitolo 3: “L’arrivo dell’Uomo Nero”

Il thriller a puntate di IVG/young

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Gaia era arrivata alla Bettola ed era stata informata del misterioso accaduto. Come suo solito, non si era minimamente preoccupata. I suoi occhi di ghiaccio dimostravano una tranquillità d’animo eterna e costante.

Non temeva nessuno, specialmente chi si nascondeva. Figuriamoci se avesse mai potuto temere un certo “Inquisitore” che inviava un gatto ed una lista di nomi. La Bettola era rimasta spaventata, ma non lei e, sotto suo ordine, nessuno doveva farne parola.

Così sia i tre clienti presenti sia gli Spettri accettarono di restare zitti sull’accaduto. Di certo era uno scherzo e non era tanto importante da mettere la Bettola in allarme. Anzi, non sarebbe successo nulla. Nessuno poteva toccarli.

Tutti ascoltarono le parole di Gaia, anche se timorosi. Lei era l’unica a non avere mai paura. Dopo il suo passato, non temeva più nulla.

Dopo il discorso, si sedette al banco del bar, posto sul lato destro della sala grande, di fronte al bancone dove la cameriera smistava i piatti. Dopo un drink leggero si mise alla cassa, liberando così Valentina dal lavoro di cassiera. Mentre stava lì, pensò al pacco appena giunto.

“Inquisitore, se credi di avermi spaventato hai sbagliato persona. Non farai crollare la mia Bettola; né la mia piccola bambina né i miei Spettri. Credi davvero che io possa mai aver paura di un codardo come te? Illuso che non sei altro”.

Martina servì l’ultima colazione. Andrea e Marianna, meglio noti come la prostituta ed il pedofilo, la ringraziarono. Se ne andò muovendo i fianchi, come suo solito. Amava far impazzire la clientela. Quel giorno però era anche un bel modo per non pensare a quell’accaduto.

Matteo terminò di mangiare la sua colazione, si pulì la bocca e si girò ad osservare la solita clientela. Si ricordò del tempo in cui metteva in galera quella gente. Ora invece, era la sua famiglia.

Alberto finì di mangiare ed andò a pagare in silenzio. Il prezzo era classico e lo pagò senza dire nulla. Fissò Gaia e lei ricambiò. Tra di loro non c’era mai bisogno di parlare, ma questa volta era necessaria una frase: “Dobbiamo parlare”.

Lei annuì e con la mano gli fece segno di ritardare. Avrebbero parlato alla sera, dopo la chiusura, come al solito. Nessuno doveva sentire. Così Alberto, dopo pochi secondi, smise di guardare i suoi occhi gelati e tornò al tavolo. Alla Bettola era buona norma non andarsene via subito dopo aver finito il pasto. Si restava lì, a guardare e parlare.

In quel momento accadde una cosa.

La porta si aprì. Strano evento, dato che tutti erano presenti. I clienti si girarono non appena sentirono il cigolio e si chiesero chi mai sarebbe entrato. Non poteva essere uno dei soliti.

Difatti, entrò una nuova persona, mai vista prima. Un maschio, o almeno si intuiva dalla corporatura. Vestiva un grosso impermeabile nero con cappuccio, che lo copriva del tutto, ed un paio di scarponi neri.

Si sedette al tavolo di Alberto, senza salutare. Altra cosa innaturale. Nessuno eccetto Matteo poteva sedersi lì, senza invito e soprattutto senza un cenno di rispetto. Infatti, tutti videro che lo fissava particolarmente male. Chi era per permettersi un simile atteggiamento?

Il nuovo arrivato non si fece problemi delle occhiatacce che riceveva e rimase come a pensare. Tutti lo fissavano e lui stava zitto. Martina andò da lui col menù e glielo porse, mettendolo sul tavolo. Aspettò che dicesse qualcosa, ma non pronunciò una sillaba. Così prese lei la parola.

“Cosa desidera?” chiese con voce sensuale, mettendo il seno in bella mostra. Con la mano stava per spostare il cappuccio ed accarezzargli la guancia.

Lui si alzò dalla sedia e si girò verso di lei. Nessuno osava fare un solo suono. Quella figura terrorizzava tutti. Costui alzò la faccia, fissò Martina e parlò con voce maschile, profonda e roca.

“Voglio la tua morte!”.

Continua…

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