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La Bettola – capitolo 12: “L’apocalisse”

Il thriller a puntate di IVG Young

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Gaia, Veronica, Valentina e Nicolò raggiunsero il magazzino dove era stato fissato l’appuntamento. Non era un incontro normale, ma mortale. Forse nessuno di loro sarebbe uscito vivo da quel posto. Poteva vincere lui.

Entrarono senza pensarci. Si manifestò un luogo ampio, spazioso, pieno di scatoloni vecchi ai lati ed illuminato a giorno da forti luci al soffitto. Entrarono tutti e quattro, restando vicini per essere pronti a tutto.

Gaia aveva una pistola, gli altri tre dei coltelli. Avanzarono cercando di mascherare la loro paura particolarmente alta per il futuro. Cercarono il loro nemico, e lo trovarono più presto del previsto.

Valentina non lo vide. Crollò a terra con un coltello nel cuore. Gli altri tre rimasero fermi a guardare dinanzi a loro. Antonio Serfi era lì, con una leggerissima tuta nera e un mantello. A volto scoperto li fissava.

Una faccia crudele e sadica, marchiata a fuoco da una perdita, causa di un trauma mai superato. I suoi occhi dicevano più di mille parole. Gaia capì cosa aveva passato solo guardandolo. Chi era davvero.

“Spettri carissimi”.

“Antonio Serfi, o Inquisitore, fratello di Carlo Serfi. Finalmente non cerchi di mascherare la tua voce” rispose Gaia.

“Gaia, padrona della Bettola, regina degli Spettri. Sei sempre stata la migliore; persino del Soldo Nero. In prigione divenni il capo tranciando il pene del precedente. Nella tua vita hai avvelenato persone inattaccabili, hai ucciso gente invincibile. E poi hai deciso di cambiare vita, di stare tranquilla, alla Bettola. Ma in cuor tuo sapevi che non poteva durare. Infatti è nato il Buco Nero”.

“Smettila di parlare” disse lei con tono duro, “Smetti di parlare, gatto!”

“Lo hai capito?!”

“Alla fine si” rispose lei orgogliosa, “Ho capito il tuo terso indizio. Il gatto è il predatore che attacca in ogni ora, con sempre nuove strategie, usando come armi solo se stesso. Letale, maestoso, implacabile”.

“Credevo non ci sareste più arrivati. Sono dovuto intervenire per farvi comprendere il secondo. Vi eravate scordati di me, che tristezza”.

“Ora dimmi quali sono le altre armi segrete!” ordinò Gaia puntando la pistola.

“Non esistono!” fu la risposta.

Gaia e gli altri ascoltarono con attenzione il discorso di Serfi: “Credevo che la Bettola sarebbe caduta senza troppo lavoro. Ma il pacco non è bastato; hai insabbiato tutto. Allora mi sono mostrato, ma i clienti ti erano troppo legati. Così ho allungato la lista nera ed ho iniziato ad uccidere. I clienti non si sono mai ribellati come speravo. Solo Alberto e Matteo. Ho scoperto tardi che il vero assassino di Carlo era Alberto, e tu lo hai ucciso per me. Ma avevi troppo potere: ho bleffato, inviando la mia ultima carta e fingendo di averne ancora. Martina e il posseduto ti hanno debilitata. I sicari di Alberto no; non mi sono stati di aiuto. Ma cosa importa; ora sei qui e morirai”.

“Tutto organizzato. Capisco. Ma ora dimmi, Inquisitore” continuò Gaia con la pistola puntata, “Come fai ad essere invincibile?”

Lui sorrise e rispose subito dopo: “Sono malato, Gaia. CIPA. Non posso provare alcun dolore. Certo, i vostri colpi mi hanno ferito gravemente, ma ho ancora forza”.

“Come puoi essere così forte? Non è un effetto della malattia”.

“Infatti. Per uccidervi mi serviva forza e la palestra non bastava. Ho assunto anfetamine di guerra, comprate a caro prezzo; bandite dalla guerra per il loro potere”.

Gaia lo fissò sgomente per qualche secondo, poi riprese: “Ci hai combattuti e ci hai distrutti in un giorno, usando la tua malattia e condannandoti a morte certa. Tutto per ucciderci”.

“Un legame fraterno è forte. Vendicherò Carlo ad ogni costo. Morirò presto, per le anfetamine. Ma non da solo. Mi seguirete. Addio Spettri; la vostra morte arriva adesso!”

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