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La Bettola – capitolo 1: “La Tana del Demonio”

Il thriller a puntate di IVG/young

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Matteo ed Alberto attendevano con grande tranquillità l’apertura del loro locale preferito. Erano le sei e mezza e La Bettola avrebbe aperto entro pochi secondi. Perché mai venirci alle sette, come tutti, quando potevi fare colazione immersi nel silenzio della grande sala?!

Amavano entrambi la Bettola. Difatti erano parte integrante della solita clientela. Amavano e temevano quel posto così oscuro, quella tavola calda avente un solo piano, situata nella periferia di Roma, con una piccola cucina, un magazzino sul retro e la sala spaziosa.

Perché la temevano? Non lo sapevano, come chiunque altro, eppure ne avevano paura. Quel locale era noto come “La Tana di Satana”, poiché a molti sembrava che il suo infernale sangue nero vi scorresse dentro. Chiunque vi mettesse piede era un criminale. Se non lo era, allora lo era stato, oppure lo sarebbe diventato. La Bettola corrompeva le anime, rendendole malvagie. Non si capiva come fosse possibile, ma la verità non può sempre essere spiegata.

Se entravi nella tana, ci rimanevi incatenato dentro. I soliti clienti ormai non riuscivano più a staccarsi da quel locale e ci tornavano sempre. Non erano molti, ma bastavano per farla andare avanti.

Seppur fosse nota come il locale della malavita, pochi nuovi criminali iniziavano a frequentarla. Questo perché ancor più del locale, li spaventavano i lavoratori. Sei personaggi misteriosi, detti Spettri, di cui nessuno sapeva nulla, né passato né abilità criminali.

Matteo ed Alberto ci avevano fatto l’abitudine, ormai. “Se lavori lì, sei un tipo pericoloso”, questo era ovvio, perciò meglio non domandare e portargli rispetto. Così nessuno si sarebbe fatto male.

La pensavano allo stesso modo, anche se non si assomigliavano molto. Matteo era uno sbirro che si era infiltrato alla Bettola ma che ora non voleva più distruggerla e che quindi la proteggeva occultando le prove. Era stato corrotto, come chiunque altro, ed era persino riuscito ad allearsi con Alberto, colui che nessuno osava toccare. Non era uno Spettro, ma nessuno sapeva chi fosse. Si sapeva solo quanto fosse pericoloso.

Da quando, all’inizio, Alberto lo aveva scelto, senza alcun apparente motivo, come suo unico compagno di tavolo, erano diventati quasi amici.

Aspettarono pochi secondi ancora e finalmente i sei Spettri arrivarono, o meglio cinque dei sei. La padrona non si scomodava nell’alzarsi presto, tanto altri aprivano per lei.

Nicolò, il tuttofare, aprì la porta di legno e tutti loro entrarono. Matteo ed Alberto si sedettero al solito tavolo e ricevettero la solita occhiataccia dalla donna delle pulizie, Arianna, che doveva ancora iniziare.

Arrivò anche la cameriera Martina, con i suoi abiti succinti, a chiedere se desiderassero il solito e la risposta fu affermativa. Manco a dirlo, Veronica, la cuoca, stava infatti già preparando loro la colazione classica, sui fornelli della cucina a vista.

Ordinarono alla barista Valentina qualcosa di caldo da bere ed attesero di essere serviti. Intanto Nicolò stava facendo qualcosa fuori dal locale, come se ci fosse stata una novità di qualche tipo. Ed infatti c’era. Nicolò urlò “Spettri”.

Tutti si girarono sorpresi, perché lui non urlava mai. Lo videro entrare con un grosso pacco tra le mani ed una strana espressione in viso. Era paura. Per la prima volta nella storia della Bettola, il suo viso mostrava chiari segni di terrore.

“Un pacco per la Bettola!” affermò con stupore, dato che non accadeva mai.

“Lascialo lì all’entrata, tesoro. Gaia lo aprirà al suo arrivo,” disse Martina dal bancone.

“Temo che non sia un pacco normale,” dichiarò con orrore.

Lo guardarono tutti dubbiosi. Cosa intendeva? Come poteva il pacco essere causa di tanta paura? Si sentiva un ticchettio da bomba? La risposta fu subito chiara a tutti, dato che il pacco ebbe come uno scatto. Si mosse tra le mani di Nicolò, che lo trattenne con terrore palpabile.

“Il pacco contiene qualcosa di vivo!”.

Continua…

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