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Knock knock: la recensione

"Film che merita di essere riconosciuto come uno dei migliori horror della storia del cinema"

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“Know know” è un film diretto da Eli Roth, di genere thriller ed horror, della durata di novantanove minuti, uscito nel 2015. Si tratta di un remake di Death Game (1977, Peter S. Traynor).

Il film ha una caratteristica peculiare: si basa su tre personaggi, un protagonista e due antagonisti, più un residuo numero di comparse che hanno al massimo tre parti in tutto il film e scompaiono velocemente (caratteristica che poteva essere evitata).

Questo è il primo punto a favore del film: non è facile creare un’opera di spessore basandosi solo su tre personaggi, di cui due cattivi. “Knock knock” ci riesce, creando una atmosfera incredibile e dei soggetti profondi, capaci di ammaliare lo spettatore.

Il protagonista è Evan Webber, interpretato da Keanu Reeves. Si tratta di un architetto che rimane a casa il weekend mentre moglie e figli si dirigono dai nonni in una zona lacustre.

Le antagoniste sono Genesis (Lorenza Izzo) e Bel (Ana de Armas), due giovani ragazze apparentemente in difficoltà.

La trama è semplice: Evan, a casa da solo, intento a finire un progetto da consegnare lunedì, riceve una richiesta di aiuto. Due giovani ragazze, estremamente belle, sono davanti al suo portone, sotto la pioggia, e gli chiedono un riparo. Hanno sbagliato indirizzo per una festa e ora chiedono solo di poter chiamare un taxi e di attenderlo al caldo.

Una volta entrate le ragazze iniziano a interessarsi alla casa, guardano i dischi in vinile, i progetti, l’arredamento. Subito dopo si interessano alla vita di Evan, per poi passare al suo corpo.

L’attrazione è quasi palpabile, le ragazze stuzzicano il padrone di casa in tutti i modi, sempre più accattivanti. Ma Evan resiste, resta fedele con tutte le forze. Peccato solo che è pur sempre un uomo, debole alle tentazioni della carne. Dopo averle provate tutte, le ragazze gli preparano una trappola in bagno, facendosi trovare nude. In breve tempo iniziano a baciarlo e lui cede.

Da questo punto il film cambia radicalmente. Dai ruoli iniziali di buon samaritano e ragazze in difficoltà, si giunge a vittima e carnefici.

Le due ragazze iniziano a distruggere la casa,  a rovinare le sculture della moglie, non volersene più andare via. In seguito a una apparente vittoria di Evan, la situazione si aggrava, le ragazze iniziano a torturarlo creando un gioco a quiz dove se perdi vieni quasi assordato. Evan viene legato, ferito con un coltello, minacciato di morte con la sua pistola. Le carnefici girano un video in cui sembra avere rapporti con una di loro vestita da bambina.

Il film continua la sua trama a lungo, mostrando questa serie di torture in cui lo splatter e lo schifoso non hanno accesso. Questo il secondo punto a favore: le scene  risultano belle, quasi divertenti.

Perché tutto questo? Accusa di pedofilia, distruzione del domicilio, farsi vedere dalla vicina. Solo alla fine del film si scopre il vero movente delle due e qui il terzo punto a favore del film, l’idea geniale su cui si basa. “I traditori vanno puniti e ogni uomo tradisce”.

Le ragazze non sono delle semplici pazze fuggite da un manicomio, sono praticamente dei giustizieri che proteggono le donne. Il loro scopo è spingere gli uomini a tradire le mogli e le famiglie intere, per poi essere nel giusto quando li puniscono.

Il metodo è perfettamente studiato. Designare la vittima, seguirla, scoprire le sue abitudini, analizzare ogni aspetto della sua vita e poi tendere la trappola, fingersi bisognose di aiuto e avere rapporti con lui. Come loro stesse affermano, ogni uomo prima o poi tradisce, perché nessuno può resistere in eterno, e la loro tentazione, sempre più insidiosa, non si può combattere.

Un movente giusto, punire coloro che tradiscono. Questo film mostra due ragazze malvagie, forse anche psicopatiche, che però non torturano per il semplice gusto di farlo ma per fare giustizia, per punire coloro che la legge non punisce. Un atto giustificato, logico, che le fa quasi apparire come buone nella situazione.

Una serie di torture psicologiche e fisiche mai troppo gravi (il massimo è sparare musica ad alto volume nelle orecchie), che però sono capaci di incutere terrore.

Evan cerca di difendersi dicendo che nessuno poteva resistere ed è proprio questo il punto, le carnefici sono sempre nel giusto, nessun uomo è abbastanza puro da essere graziato. Concetto su cui si può discutere.

Ci sono alcuni punti a sfavore. L’omicidio che le ragazze compiono ai danni dell’amico di lui è quasi irreale, non per come avviene ma per la vittima stessa, più interessata a salvare le sculture che l’amico legato. Il ritorno nella casa delle ragazze non viene spiegato, forse avevano le chiavi, forse un altro metodo, ma non si sa. I personaggi secondari praticamente non esistono come persone, non vengono sviluppate e la loro presenza è irrilevante.

Tornando ai meriti, un quarto punto a favore è la sensazione che i tre personaggi creano. Una tensione continua, che costantemente sale. Ci si domanda se lo uccideranno, cos’altro si inventeranno le sadiche, se il suo supplizio avrà mai fine.

Quinto punto a favore: i personaggi perfettamente caratterizzati. Tre persone senza stereotipi e preconcetti, bensì tre spettacolari interpreti, totalmente nuovi e inimmaginabili, non prevedibili. Nessuna delle loro azioni si può immaginare. Senza contare i travestimenti che le due ragazze si creano per iniziare le torture, diventando Genesis la sadica donna d’affari col nero intorno agli occhi e Bel la bambina, che non solo finge di essere figlia di Evan ma soprattutto si finge succube facendo tutto quello che l’amica le dice. Il film è costruito apposta per far vedere le ragazze come a metà tra la pazzia e la logica, ma la cosa più importante è il loro sviluppo. Su questi tre personaggi non si smette mai di apprendere, hanno sempre qualcosa di nuovo da far scoprire, senza mai essere banali.

Il finale (sesto punto a favore) vede Evan con la vita distrutta: un morto nel bagagliaio, casa distrutta, sculture rotte, progetto rovinato, un video su facebook dove sembra avere rapporti sessuali con una minorenne vestita da bambina e per finire la sua posizione, legato e imbavagliato, in una buca profonda nel suo giardino. Terminata l’opera, le due ragazze se ne vanno, rubandogli il cane, per andare dalla prossima vittima, un maschio che come al solito tradirà la moglie con loro, due ragazze che non sono minorenni ma possono sembrarlo, facendogli credere di aver commesso pedofilia.

Un film di suspense che fa tremare le ossa e gelare il sangue. Torture che terrorizzano la psiche senza schifare gli occhi degli spettatori. Un movente profondo, sentito, per alcuni versi persino condivisibile. Degli sviluppi indimenticabili. Una trama che mozza il fiato.

Non è di certo un film senza imperfezioni, ma ci si avvicina. Senza mostri orrendi, moventi classici e omicidi brutali, questo film merita di essere riconosciuto come uno dei migliori horror della storia del cinema. Un film che non si può dimenticare.

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