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Italia, sei stupenda: provate a fermarci ora! 7 volte Hamilton, tra il campione e la leggenda

La nostra nazionale è riuscita a qualificarsi alla Final Four di Nations League, mentre il pilota della Mercedes ha vinto l’ennesimo titolo mondiale

Identità. Nel calcio esistono diversi fattori fondamentali: il carisma e la determinazione, la qualità e la tecnica. Sono tutte qualità spesso innate, le quali permettono di costruire l’identità di un calciatore o di un gruppo squadra.

Ecco, quest’ultimo è sicuramente il segreto dell’Italia targata Roberto Mancini, formazione capace di qualificarsi alla fase finale della Nations League nonostante le addirittura ventuno defezioni verificatesi a causa di alcuni infortuni e anche per colpa delle quarantene per prevenire il contagio da Covid. Un numero davvero impressionante di azzurrabili ai box quindi, con titolari del calibro di Verratti, Bonucci, Chiellini ed Immobile costretti a tifare da casa.

Due settimane fa è stata ricordata la fatidica data della mancata qualificazione al Mondiale disputatosi nel 2018: 13 novembre 2017, il giorno più triste per il nostro glorioso movimento spesso protagonista di grandi vittorie. L’esclusione dall’evento più atteso si era verificata soltanto in un’altra occasione: l’edizione del 1958, guarda caso disputatasi proprio in Svezia. Era stata proprio la nazionale scandinava infatti a relegarci all’inferno, in una serata che aveva assunto i canoni di un vero e proprio funerale.

Non erano bastati i settantaquattromila di San Siro a correggere gli errori tecnico-tattici di un allenatore dimostratosi particolarmente ottuso e mediocre come Ventura, diventato bersaglio delle critiche in ogni parte d’Italia e del mondo. Sono passati solamente tre anni da quei concitati momenti, eppure sembra che ne siano trascorsi molti di più.

Italia, sei stupenda: provate a fermarci ora! 7 volte Hamilton, tra il campione e la leggenda

Bel gioco, divertimento, tanti gol ed un calcio propositivo, questo è quello che ha portato Mancini in quel di Coverciano. Il tecnico ex Inter era stato chiamato non solo per cercare di qualificarsi all’Europeo del 2018, ma anche e soprattutto per risollevare un ambiente depresso e far innamorare nuovamente gli italiani della propria nazionale.

A tre anni di distanza, la missione sembra già essere riuscita: i cuori dei tifosi sono tornati a battere al ritmo del “canto degli italiani” (il nostro incalzante inno), mentre dopo una fase di assestamento è arrivato il primo grande traguardo: il raggiungimento della Final Four in Nations League. La neonata competizione Uefa non è certo da considerare minoritaria e, ad ottobre 2021, sarà l’élite del calcio mondiale a sfidarsi: Italia, Spagna, Francia e Belgio, un poker di contendenti con rose dal valore di circa un miliardo a testa.

Sono in molti a chiedersi come sia stato possibile risorgere in così poco tempo dopo lo sciagurato biennio Ventura. Molto semplicemente Mancini è riuscito a conferire un’identità alla squadra azzurra, che ha in un gioco rapido e ben organizzato la sua peculiarità. Un calcio semplice, appunto veloce, pulito e divertente. “Trame europee” di facile interpretazione per chiunque, caratteristica che comunque non ne preclude l’efficacia.

È stata proprio questa la chiave di volta contro Estonia, Polonia e Bosnia. Mancava persino il commissario tecnico a causa del Covid oltre ai giocatori già citati in precedenza, eppure senza gran parte dei titolari l’Italia ne ha probabilmente trovati di nuovi, imponendo il proprio credo in tutti i match disputati.

Italia, sei stupenda: provate a fermarci ora! 7 volte Hamilton, tra il campione e la leggenda

Dopo la vittoria agevole contro i non irresistibili estoni è arrivato il sorpasso nel girone nei confronti di Lewandowski e compagni, letteralmente annichiliti da una formazione capace di vincere e convincere. 2-0 il risultato finale, con Bernardeschi mattatore e 27 passaggi riusciti prima di trovare il gol del raddoppio grazie alla zampata dell’esplosivo Domenico Berardi (subentrato proprio al giocatore della Juventus).

Mancini avrà sicuramente gongolato da casa, senza però esagerare: a differenza di Ventura infatti la nostra attuale guida tecnica non sottovaluta nessun avversario, ed è per questo che l’ex allenatore Inter avrà prontamente spostato l’attenzione sulla sfida di mercoledì in Bosnia a Sarajevo.

Perché è vero che “noi siamo l’Italia” (questo era stato il leitmotiv del nostro ex CT), però è altrettanto da considerare il fatto che il pallone sia rotondo, metafora che indica la possibilità di sorprese costanti nello sport che amiamo di più. Come volevasi dimostrare la nazionale bosniaca, nonostante fosse già retrocessa e sulla carta di caratura inferiore, ha subito preso in mano il pallino del gioco, creando qualche apprensione alla nostra retroguardia.

Poi però è salito in cattedra Lorenzo Insigne: dalle parti di Napoli lo apostrofano come “il Magnifico” e probabilmente hanno ragione. Un assist al bacio da parte sua ha permesso all’ottimo Belotti di trovare in spaccata il vantaggio azzurro, mettendo così la partita in discesa per gli azzurri. Un po’ di stanchezza e ancora qualche occasione per i bosniaci prima dello splendido asse che ci ha portati sul doppio vantaggio: Locatelli “alla Insigne” ha imbeccato Berardi, il quale al volo ha freddato Piric proiettandoci alla Final Four.

Risultato ottenuto, italiani soddisfatti ed una consapevolezza: all’Europeo non saremo i favoriti, ma un’outsider fastidiosa pronta a dare il meglio di sé. Dopotutto l’Italia ed il suo popolo sono così, sempre pronti a rialzarsi dopo una difficoltà, superandola per tornare più forti. Per rivedere l’Italia dovremo pazientemente aspettare marzo, mese in cui si disputeranno le amichevoli internazionali: adesso il pallone passa ai club quindi, il calcio non si ferma!

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FormulaHamilton. Potremmo rinominare così la nostra amata Formula 1, per l’ennesimo anno dominata e vinta dal pilota inglese della Mercedes che, grazie a questo risultato, è riuscito ad eguagliare un mostro sacro come Michael Schumacher.

Sette titoli iridati vinti da entrambi, con però una differenza: The Hammer è ancora nel circus ed il prossimo anno tenterà di riscrivere la storia come solo lui sa fare. Una vettura devastante ed un talento spropositato, questi sembrano essere i punti di forza di un pilota che ha reso una cosa normale scrivere costantemente nuovi record.

Un altro dato significativo è rappresentato dal fatto che soltanto Verstappen, Bottas e Gasly siano riusciti ad arrivare davanti ad Hamilton in questa stagione, ma in due di queste tre circostanze era stato quest’ultimo a commettere degli errori o ad accusare dei problemi alla monoposto (per la serie nessuno è perfetto…). Vittoria ottenuta con tre Gran Premi di anticipo e quindi ennesima soddisfazione personale raggiunta.

Per una Mercedes ed un pilota titanici c’è anche chi si lecca le ferite, con la Ferrari in testa a questa speciale classifica. È vero che la Rossa dopo le figuracce di metà stagione ha un po’ rialzato la china, ma l’impressione è che servirà ben altro per competere con un mostro sacro come l’inglese. Leclerc ci sarà, nella speranza che corregga alcuni suoi errori a causa della troppa voglia di emergere, mentre al suo fianco non troveremo più l’ormai demotivato Vettel, ma il promettente Carlos Sainz.

Nella prossima stagione quindi, con entrambi i piloti motivati, si potrà e dovrà almeno rimediare al mediocre piazzamento di quest’anno nel Mondiale costruttori, ma servirà un motore con molta più spinta ed una nuova aerodinamica per tentare di impensierire le Frecce d’argento.

Italia, sei stupenda: provate a fermarci ora! 7 volte Hamilton, tra il campione e la leggenda

Binotto ha già dichiarato che l’obiettivo è tornare competitivi per la vittoria entro il 2022, ma siamo certi che la scuderia di Maranello possa permettersi una defaillance così duratura? La storia sembrerebbe rispondere di no così come i tifosi, stanchi di non poter più lottare per la vittoria finale come invece accadeva nella scorsa stagione.

La speranza è che la Rossa torni dove merita di stare, altrimenti Hamilton potrà correre indisturbato verso nuovi record. In chiusura ci tengo a complimentarmi con il pilota della Mercedes non solo per i risultati ottenuti nel circus, ma anche e soprattutto per le sue lotte civili che lo stanno facendo diventare un vero e proprio modello di vita per tante persone.

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