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“Innocent”, la serie dove i cattivi non servono

Un prodotto geniale, diverso da tutti, che è stato rovinato da un topos classico

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Innocent, serie tv legata ai superpoteri, è un caso più unico che raro. Trama interessante, personaggi ben caratterizzati, più storie ben collegate fra di loro, una sola stagione da otto episodi, lunghi circa 50 minuti.

Detto così può sembrare un bel prodotto, non troppo lungo, magari da puntate un po’ pesanti, ma pur sempre qualcosa di godibile. Ebbene, non è così.

La lunghezza degli episodi non è il vero dramma. Il problema è la lentezza. Si tratta di una serie lenta, sia nella recitazione sia negli avvenimenti. Ogni argomento, azione o psicologia che sia, è lungo, esteso, stirato, non sembra finire mai. Scene interminabili di dialoghi, indagini, decisioni, anche interessanti si intende, ma troppo lunghe.

Seguire questa serie è problematica per la stanchezza. Si può essere in pieno giorno, ma dopo mezzora, serve una pausa.

Superata la lunghezza, arriva il flop della serie: il cattivo.

La comunità slegata dal mondo con un santone a guidarla è il nemico per eccellenza, troppo banale. E questa serie segue il topos, facendoti credere che lui non sia cattivo. La serie doveva andare così, doveva portare avanti un Santone non malvagio, non il solito banale nemico. Inoltre le motivazioni: salvare la moglie. Per salvare la propria moglie amata, così come la figlia e la mamma, ognuno farebbe le peggiori atrocità, quindi perché bisognerebbe odiare questo povero uomo?

La serie è persino bella. Due ragazzi dalla vita devastante decidono di fuggire assieme, per vivere il loro amore. Ma lei scopre di avere poteri da mutaforma e non sa controllarli, anche se alla fine magicamente ci riesce.

I due si imbattono in rapitori, spacciatori, altri mutaforma, fino alla comunità del santone relegata in Norvegia. Rischiano la vita mille volte mentre i genitori li cercano in lungo e in largo, con poco successo.

Una serie fatta di abbandono, paura, tragedia, amore, segreti e avventura, uno spettacolo di trama portata avanti in modo troppo lento, troppo a “passo di lumaca”. Se solo si velocizzasse nei tempi… potrebbe diventare un prodotto perfetto, senza contare il cattivo che andrebbe cambiato, o meglio eliminato.

Sì, eliminare il cattivo. Questa serie è l’unica al mondo, probabilmente, dove il cattivo non serve.

I ragazzi fuggono da tutto, da ogni cosa sono spaventati… anche da chi vuole aiutarli. Non serve un cattivo, bastano tanti buoni che li cercano, come la serie sembra raccontarti fino alla fine. Un prodotto geniale, diverso da tutti… che è stato rovinato da un topos classico.

 

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