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Il sessismo nella bestemmia

È difficile essere donna, anche quando si è divine, in tutti i sensi

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Il sessismo è una piaga sociale. Punto. È l’atteggiamento più vergognoso della discriminazione di genere, qualunque essa sia.
E posso immaginare quanti resteranno scioccati nello scoprire che il sessismo non si trova solo nell’ambito di lavoro o nella vita in famiglia, ma anche nel mondo della bestemmia. Potrebbe definirsi così quello che prevede la legge italiana, dove bestemmiare non è più un reato. Dal 1999 è infatti considerato un illecito amministrativo e chi in pubblico offende l’Onnipotente rischia una multa da 51 fino a 309 euro.

Lo sanno bene i giocatori di calcio che, se beccati a pronunciare frasi ingiuriose in diretta tv, si beccano una squalifica o peggio, come Rolando Mandragora che nella prima giornata di campionato ha pensato bene di inaugurare il tutto con una bestemmia gratuita contro l’Altissimo. Attenzione però, perché la bestemmia è vietata e viene sanzionata solo se rivolta a Dio, ma se al centro degli insulti c’è la Madonna o i Santi, allora niente. Avete letto bene, gente.

L’oltraggio rivolto alla Madonna o ai Santi è stato infatti ritenuto non sanzionabile, in quanto non sono divinità. Con questa motivazione nel 1996 la pretura di Avezzano ha prosciolto un imputato che aveva rivolto bestemmie contro la vergine Maria. La versione attuale dell’articolo 724 del codice penale, quello che riguarda la bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti, recita: “Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con un’ammenda da 51 fino a 309 euro”. Insomma, se si offende pubblicamente Dio si va incontro alla multa, ma chi insulta la Madonna non rischia nulla. Una sorta di sessismo religioso.

Fermi, miei cari leoni da tastiera con rosario in mano! Non è il momento di dare fuoco a nessuno, querelarlo o fare inutili raccolte firme.
Non pensate che sia una cosa così fuori dal mondo: ancora oggi molte e molte branche del cristianesimo non riconoscono Maria come “venerabile” o simile. Un esempio pratico? I nostri vicini protestanti.

Persino Lutero aveva scritto tra le sue tesi quello che pensava del culto mariano, ovvero che Maria non dovesse essere venerata come divinità al pari di Cristo. Fermi tutti ancora una volta. È da precisare che Lutero non era un ateo o un qualche sorta di membro di una confraternita estremista. Era un agostiniano. Un agostiniano che tuttavia era prigioniero di una religione ancora molto medioevale: molti all’epoca credevano che la Madonna fosse una dea, che fosse una santa da pregare per aiutare il concepimento o, ancora, che fosse il quarto membro della Trinità.

Ancora oggi siamo piuttosto confusi, ma non sta a me parlarne. Se proprio non siete d’accordo, pensate che potreste parlarne allegramente con i nostri amici musulmani. Pensate infatti che il nome di Maria è quello più citato nel Corano, tra i nomi femminili e ancora oggi è considerata la donna più eccellente mai esistita, tanto da essere nominata addirittura più nel Corano che nel Nuovo Testamento. Non ci credete? Posate torce e forconi, raccolte firme e tutto il resto e andate a leggerlo.

Se proprio dovete avercela con qualcuno, prendetevela con il film “Un’impresa da Dio”, ma non per il titolo, per carità. Solo perché è davvero un brutto film, che rispetto al precedente (“Una settimana da Dio”) non ha in comune niente, a parte Dio, interpretato egregiamente sempre da Morgan Freeman. Un interpretazione davvero “divina”, se mi permettete il termine.

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