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“Il sacrificio del cervo sacro”… e del tempo dello spettatore

Trama povera, spiegazioni nulle, emozioni non mostrate

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Un film un po’ particolare quello di cui vi parlo oggi. Un po’ particolare perché è unico nel suo genere e questo è sicuramente un pregio, dato che si tratta, probabilmente, di uno dei peggiori prodotti cinematografici che si possa trovare sul mercato.

Prodotto nel 2017, diretto da Yorgos Lanthimos su una sceneggiatura di Lanthimos e Efthymis Filippou, con Colin Farrell, Nicole Kidman e Barry Keoghan, si tratta di un film dove la sola recitazione è già abbastanza per indurre a spegnere il televisore dopo appena dieci minuti, su un film che dura due ore, precisamente due ore e un minuto.

Gli attori, tutti gli attori, recitano, per modo di dire, come se leggessero un testo che non gli appartiene, che non è il loro, che gli è stato affibbiato. Non hanno la minima emozione, il minimo trasporto, leggono come se accadesse ad un altro e non a loro.

Le emozioni e le espressioni facciali hanno la stessa caratterizzazione. Se fossero morti, non cambierebbe molto. Lenti, inespressivi, apatici anche quando devono uccidere.

Amore, odio, passione, dolore, è tutto da immaginare poiché non si legge nulla sui loro volti.

La trama è qualcosa di allucinante, del senso che sarebbe anche bella e appassionante se avesse una spiegazione e un finale chiaro, ma non ha nulla di tutto questo. Ipotizzate che vi si narri la storia di una maledizione, senza che però si dica chi l’ha lanciata o come si spezza. Ecco qui la ricetta per una trama stupida.

Il film narra di un chirurgo che ha sbagliato operazione e che il figlio del povero paziente ora vuole che lui soffra. Per un concetto di karma, ora lui deve uccidere o la moglie o uno dei figli, altrimenti tutti e tre moriranno.

La maledizione è così, non si può spezzare, chi l’ha lanciata e come non si sa, semplicemente lui deve uccidere qualcuno e alla fine lo fa, tutto risolto, fine della storia. La famiglia con un pezzo in meno dice addio al ragazzo cattivo e lui se ne va. Vendetta da parte della famiglia, zero.

Ci sono solo quattro cose interessanti del film, tre scene, e nulla più. Le prime due riguardano perversioni sessuali, quindi interessanti solo se si è appassionati del genere. La terza è una frase pronunciata dalla moglie del protagonista: “Uccidiamo uno dei figli, a caso, poiché possiamo farne un altro”.

Questo concetto è terrificante, specie se pensato da una madre, ma è anche vero, e in una situazione del genere è anche comprensibile. Che si sia in accordo o no, è pur sempre qualcosa di logico… ed è una delle poche cose logiche che questo film racconta.

C’è anche dell’altro, scene quasi comiche e quasi horror, ma tutto sfuma in un nulla cosmico, dove alla fine si gioca alla roulette.

Questa scena, la quarta oltre che la più tragica, è forse la migliore che il film mostra, in quanto non si può decidere chi uccidere, ma il fato deve decidere.

Insomma, un film molto brutto e molto duro, con due perle psicologiche interessanti anche se non si è in accordo e qualche idea per la camera da letto.

Trama povera, spiegazioni nulle, emozioni non mostrate, dialoghi vuoti, c’è davvero poco da salvare, e su due ore questo poco non è abbastanza. Un brutto lavoro di attori, sceneggiatori e registi. Un film che non merita tempo, critiche, occhi che lo guardino e menti che lo interpretino. Un film che di certo non merita di essere acquistato.

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