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Il Giorno della Memoria, i 3 anni dal Caso Regeni e l’Afghanistan

Perché il Giorno della Memoria cade proprio il 27 gennaio? E cosa sta succedendo nel caotico Afghanistan?

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Pochi giorni fa, il 27 gennaio, è stato celebrato il Giorno Della Memoria. Questa ricorrenza, adottata e resa internazionale dall’ONU nel 2005, vuole ricordare e commemorare le vittime dell’Olocausto (il genocidio di ebrei e minoranze ideato ed attuato dalla Germania nazista). La data non è casuale: il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa raggiungevano infatti per prime la città polacca di Auschwitz, ne scoprivano il campo di concentramento e ne liberavano i sopravvissuti. Auschwitz non era però un “semplice” campo (come alcuni di quelli già liberati dai sovietici nella loro marcia verso Berlino), ma era un complesso composto da circa 45 campi e “sotto-campi” di concentramento, il più grande mai costruito, ed era stato velocemente abbandonato dai nazisti che vi avevano lasciato molte delle prove del loro genocidio.

Auschwitz era, ed è, la rappresentazione plastica della barbarie nazista e la prova di quanto fosse stata metodicamente organizzata, pianificata e perpetrata la “soluzione finale alla questione ebraica”. Ad Auschwitz furono uccise almeno 1.100.000 persone tra ebrei, rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova, ed attivisti politici. Ricordare questa data e sapere cosa rappresenta, significa prendere comune coscienza degli orrori avvenuti in un passato ancora recente, e della follia di milioni di persone che nella civile ed illuminata Europa li permisero, per far si che non avvengano mai più. Significato che assume ancora più importanza alla luce di alcuni avvenimenti odierni: dalla manifestazione di neo-nazisti polacchi alle porte di Auschwitz proprio il 27 gennaio appena trascorso, ad Alternative Für Detuscheland (partito dell’estrema destra tedesca con 94 seggi al Bundestag) che ha abbandonato l’aula del Parlamento bavarese durante l’intervento per la commemorazione della Shoah.

-EGITTO
Sono passati ormai 3 anni dal sequestro e dall’omicidio di Giulio Regeni in Egitto. Tre anni durante i quali la procura italiana ha fatto il possibile per smuovere i colleghi egiziani ed indirizzare le indagini nella giusta direzione. La procura del Cairo ed il Governo egiziano, però, hanno sempre tentato di insabbiare l’intera vicenda: dalla totale non-collaborazione con le autorità italiane, ai palesi, molteplici ed imbarazzanti depistaggi. Ad oggi non c’è ancora un colpevole per l’omicidio di Giulio Regeni e la procura italiana ha addirittura iscritto nel registro degli indagati alcuni vertici dei servizi segreti egiziani. Intanto i rapporti parlamentari tra Roma ed Il Cairo restano sospesi, ma è stata autorizzata l’esportazione di armi e forniture militari italiane per oltre 25 milioni di euro.

-AFGHANISTAN
Quanti di voi si ricordano quel lontano 11 settembre 2001, quando in televisione andavano in onda le raccapriccianti immagini di un attentato terroristico perpetrato nel centro di New York, con aerei di linea ed in mondo visione? Iniziava l’epoca del terrorismo e della guerra in Afghanistan contro i Talebani (entità estremistica territoriale il cui obiettivo, sostanzialmente, è quello di controllare il territorio afgano senza mire espansionistiche) accusati di aver ospitato ed aiutato Osama bin Laden e la sua Al-Qaeda, organizzatori dell’attacco alle Torri Gemelle. Oggi sono passati praticamente 17 anni e la guerra in Afghanistan ha finito per rivelarsi per quello che effettivamente è: un enorme pantano che ha tenuto gli Stati Uniti in guerra per quasi due decadi, che ha mietuto oltre 140.000 vittime, e che è costata circa 1.000 miliardi di dollari (900 sostenuti dagli USA). Il risultato ottenuto, però, è stato ben lontano dalle aspettative: il paese è ancora completamente non-autosufficiente dal punto di vista della sicurezza, ci sono ora anche alcune milizie dell’ISIS da combattere, ed i Talebani hanno resistito diventando, in alcuni casi, ancora più potenti.

Nelle ultime ore sembra però che tra Talebani e Stati Uniti sia stato raggiunto un accordo di massima per la pace in Afghanistan che prevede il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe statunitensi, e una qualche condivisione di potere tra Governo afgano e talebani. Un’uscita di scena “dignitosa” per gli Stati Uniti? Forse. Quello che però è sicuro, è che potrebbe essere la cessazione di una delle guerre più dispendiose degli ultimi anni, e una vittoria dei taliban che rendono nuovamente il loro territorio il “cimitero di un grande impero”: dopo iraniani, britannici e sovietici, è toccato agli Stati Uniti.

-VENEZUELA
Nel 2013 saliva al governo del Venezuela Nicolás Maduro, nel 2016 cominciavano i primi veri problemi economici: dalla difficoltà di approvvigionamento di generi di prima necessità nei centri urbani, alla picchiata del prezzo del petrolio (materia sulla quale si basa l’economia venezuelana). La situazione è andata a peggiorare nei mesi seguenti con proteste, politiche a dir poco fantasiose da parte del Governo, “lotte” istituzionali e posticipazione delle elezioni.

Oggi la situazione del paese è quella che si vede nei telegiornali. Da un lato Nicolás Maduro che va per la sua strada nonostante le proteste e gli evidenti problemi del Paese ai quali non ha saputo porre rimedio, e che accusa le potenze estere di voler sovvertire l’ordine venezuelano. Dall’altro Juan Guaidó, capo del Parlamento che si è autoproclamato presidente ad interim (è una delle prerogative del suo ruolo in caso di “vuoto di potere”) e che chiede elezioni presidenziali. Il rischio è quello di una sanguinosa guerra civile che farebbe sprofondare ulteriormente il paese nella miseria e nella disperazione.

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