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Il calcio vuole ripartire: nuove norme e tifosi assenti. Ecco cosa succederà

In questi giorni il dibattito sulla “fase due” ha coinvolto anche il mondo dello sport, pronto a ricominciare con alcuni cambiamenti

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Cambia tutto. Le voci erano ormai insistenti e pochi erano i dubbi rimasti, ma adesso è ufficiale: il termine della Serie A è stato prorogato al 2 agosto. Quest’atto formale ha lo scopo di dare un segnale preciso: il calcio non si fermerà, vuole ripartire insieme al resto del Paese, che il 4 maggio ritroverà finalmente una “nuova” normalità.

Ovviamente questo comporta dei rischi e soprattutto una marea di polemiche, ma la decisione è ormai stata presa. Ci si interroga ora su come poter concretizzare questa voglia di rinascita tutelando anche la salute dei calciatori.

Ecco, proprio questa sarà la prima sfida da vincere, perché anche un solo nuovo contagio dopo la ripartenza potrebbe mandare in crisi un sistema già provato dalle riduzioni degli stipendi, con alcune società sull’orlo del baratro.

La data per l’inizio degli allenamenti? Ancora non c’è, ma il periodo individuato sembra essere tra il 4 al 18 maggio. Probabilmente si opterà per la scelta di creare dei ritiri chiusi. In questo modo i calciatori limiteranno le interazioni con altre persone e, di conseguenza, anche il rischio di contrarre il virus.

Vi saranno inoltre i tamponi per tutti al termine di ogni gara (o prima di disputarla)? Sembra che succederà anche questo, ma solo se ci sarà l’assoluta certezza che non vengano tolti ai cittadini.

Il calcio vuole ripartire: nuove norme e tifosi assenti, ecco cosa succederà

Possiamo ora osservare la prudenza delle dichiarazioni del ministro dello sport Spadafora e del presidente del Coni Giovanni Malagò. Il primo ha ricordato che esiste anche una remota possibilità che la stagione sportiva sia già finita, spaventando coloro i quali non vedono l’ora di poter tornare a sostenere i propri beniamini. Il secondo invece ha dichiarato che non esiste la certezza assoluta che il campionato riparta, ma il Coni ha preparato un piano per la ripresa che presenterà al governo.

Terminata la cronaca, concentriamoci ora sul piano psicologico. Ripartenza e rinascita sono le parole più utilizzate in questi giorni (escludendo i termini scientifici), ma perché nessuno si è chiesto cosa ne pensino i calciatori?

È ormai chiaro il fatto che gli stadi resteranno deserti per molto tempo, forse addirittura anche per tutta la prossima stagione.

Credo sia giusto ricordare che, all’inizio dell’incubo, quando vennero scoperti i primi casi di positività al Covid-19 in Italia, tutti i maggiori vertici del calcio si erano improvvisati addirittura filosofi per spiegare il disagio che possono provare i calciatori giocando in strutture deserte.

Perché adesso nessuno ne parla più? Cos’è cambiato? Forse il Dio denaro ha fatto tremare questi signori che adesso per paura di perdere tutti i loro ricavi hanno deciso di fregarsene degli stati d’animo degli atleti?

C’è di più. Posso rivelarvi che, a mio avviso, non è una scelta folle far ripartire la Serie A. Mi spiego meglio. Sicuramente ci sono dei rischi, ma dopo due mesi di chiusura totale credo possa essere una boccata d’ossigeno per la Nazione intera poter tornare a divertirsi guardando le gesta della propria squadra del cuore.

Il calcio vuole ripartire: nuove norme e tifosi assenti, ecco cosa succederà

Nella mia testa convivono però diverse contraddizioni. Nonostante ovviamente sostenga la mia teoria precedente, penso anche che senza tifosi il calcio (ma anche lo sport in generale) perda parte della sua essenza: il boato dello stadio per un gol, gli applausi dei supporter dopo una volée, la gioia sfrenata ai box dopo una vittoria del proprio team, il ruggito di un palazzetto per trascinare la formazione casalinga alla vittoria.

Lo sport è anche e soprattutto questo, quindi senza il tifo penso che potrebbe essere difficile per alcuni atleti “più deboli”. Non temete, ora svilupperò anche questo mio punto di vista.

Alcuni giocatori sono dei veri e propri robot, lo si era visto anche durante l’ultimo scorcio del nostro campionato andato in scena a inizio marzo (a porte chiuse). Altri però riescono a rendere al meglio solo se motivati (o provocati) dai tifosi fuori dal campo, che giocano un ruolo chiave soprattutto per le piccole squadre.

Prendiamo l’esempio del Verona, che in totale trans agonistica era riuscito a superare la Juventus di Cristiano Ronaldo anche grazie al tifo sfrenato presente sugli spalti. Sarebbe successo senza la magnifica cornice del Bentegodi tutto esaurito? Concedetemi il beneficio del dubbio.

Sicuramente potremo conoscere i veri valori delle compagini, questo discorso però penso possa reggere fino alla Serie C. Per alcune realtà dilettantistiche infatti il supporto dei tifosi è sicuramente importante a livello emotivo, ma anche e soprattutto a livello di introiti.

Il calcio vuole ripartire: nuove norme e tifosi assenti, ecco cosa succederà

Piccole società di periferia vivono anche grazie ai ricavi da stadio, che verranno totalmente azzerati con le restrizioni che entreranno in vigore. Qualcuno dei membri della Figc ci ha pensato?

Nel caso speriamo possano riflettere se mai dovessero capitare a leggere questo articolo, che non chiede ovviamente di riaprire gli stadi, esorta però a fornire tutto il supporto economico necessario a società che, altrimenti, rischiano seriamente di sparire.

La crisi era purtroppo già una realtà nel nostro Paese e adesso, stando alle stime, questa dilagherà ovunque. Speriamo quindi che il governo e la federazione riescano a mettere una “pezza” a questa possibile emorragia, che rischia di “uccidere” svariate squadre.

Nel frattempo ci compiaciamo per l’inizio della discesa della curva epidemica, nella speranza che non torni mai più a salire. Tra una settimana torneremo “alla normalità”, una quotidianità nuova con regole diverse, questo per contenere il contagio (possibilmente azzerandolo) fino alla scoperta di un vaccino efficace.

Siamo riusciti a stare in casa per quasi due mesi, lo dite voi o lo dico io? Ovviamente ce la faremo!

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