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I savonesi dimenticati: Raffaello Resio foto

Andiamo a conoscere il “pittore degli angeli” che visse, amò e dipinse come un poeta

Nel 1855 a Genova nasceva Raffaello Resio, figlio e fratello di pittori, grande acquerellista e artista eccellente. La carriera e la sete di conoscenza di Raffaello (o Raffaele come spesso viene ricordato) lo portano ben presto a viaggiare in tutta Italia, da Napoli a Roma fino a Siena e Pisa, per poi soggiornare per diverso tempo a Roma. Nella città eterna, Resio avrà molta fortuna e numerosissime commissioni per i suoi suggestivi acquerelli.

Nonostante il suo spirito da viaggiatore, una sarà la città che gli rimarrà nel cuore: Savona. A Savona, ma anche in tutta la Liguria, Raffaello realizzerà la maggior parte dei suoi lavori; sarà molto conosciuto dalla borghesia locale e verrà richiesto per affrescare sia chiese che dimore private.

Le opere di Raffaello nella nostra regione sono veramente notevoli, ma due sono le commissioni che meglio rappresentano la produzione artistica del Maestro: il ciclo di affreschi presso la villa Imperiale di Lavagnola e la cupola della chiesa di San Domenico. Queste due località non sono state scelte casualmente: sono perfette per mettere in luce la natura complessa e versatile del maestro, soprattutto quando si tratta di scelte iconografiche.

Nella villa Imperiale infatti è possibile ritrovare diversi affreschi, tra cui spiccano quello dedicato a Michelangelo (ritratto nell’atto di ricevere la poetessa Colonna), il dipinto di Dante sorretto da Virgilio, ma anche scene ritraenti Paolo e Francesco o Romeo e Giulietta.

Questi personaggi fanno chiaro riferimento al gusto e alla grande cultura di Raffaello, che ben conosceva i poeti italiani del ‘300 come Dante, ma anche gli artisti sette-ottocenteschi come Hayez, a cui sembra rivolgersi quando dipinge Romeo e Giulietta, mantenendo lo stesso schema compositivo del quadro del grande maestro veneziano.

Quella di Raffaello Resio è un’impostazione accademica, tuttavia con forti riletture del romanticismo italiano, del vedutismo romano, ma anche del nuovo stile liberty, che ritroviamo frequente nelle sue opere con ghirlande, fiori e aureole dorate.

Tuttavia, nonostante tutti questi influssi, uno è il comune denominatore in tutti i suoi quadri: gli angeli. Sia che fosse chiamato per dipingere scene di carattere storico, sia che gli fossero commissionate opere religiose, Raffaello non ha mai mancato di inserire putti alati e angioletti come, ad esempio, nella chiesa di San Domenico, oggi in via Mistrangelo, dove affresca la cupola con ben ottanta angeli, rappresentati nell’atto di suonare, cantare e spargere incenso, in un allegro corteo volante.

Ed è così che Resio passa alla storia; persino sull’iscrizione della sua lapide, voluta dalla sorella Clotilde si può leggere “Raffaello Resio/ il pittore degli angioli/ visse pensò amò/ dipinse come un poeta/ ora è immortale.

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