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“Haunt”: caccia da ambo le parti

Qualche errore ma di poco conto

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Un film dove il banale e lo scontato sembrano vivere, per poi morire e lasciare il posto a grandi gesta eroiche. Questo è Haunt.

Tutto inizia in modo classico, con un gruppo di ragazzi che partecipa alla casa degli orrori, un’attrazione che scoprono per caso ma che non è bizzarra nella notte di Halloween: una semplice struttura che ricorda una casa piena di trappole, oggetti spaventosi, spettacoli horror, tutto il repertorio per farti tremare durante il tragitto.

I problemi iniziano quando negli spettacoli horror degli attori le vittime sono loro. Tutto molto classico: una casa degli orrori, chi la progetta e conduce sono un gruppo di sadici mascherati, gli eroi sono dei giovani che devono salvarsi la pelle.

Dov’è che il film si rivela magico? Andando avanti. Intanto gli psicopatici non sono solo assassini mascherati. I loro visi sono deformati, resi mostruosi da loro stessi, che si praticano operazioni chirurgiche per apparire come mostri e ci riescono benissimo.

La casa si rivela sempre più horror, strutturata come una grande macchina mortale dove ci sono infiniti passaggi segreti che solo gli assassini conoscono. Ma tutto ciò è irrilevante rispetto al tocco di genio del film: gli eroi che lottano bene.

Di solito gli horror del genere sono stupidi, poiché quando gli eroi colpiscono il cattivo, con una spranga di ferro per esempio, e lo stendono al suolo con un colpo secco alla nuca, scappano: lo lasciano vivo e fuggono, terrorizzati. E se si risveglia? No, non devi fuggire, lo devi uccidere: il cranio glielo devi spaccare in mille pezzi.

Qui il film si rivela davvero magico. Dei cinque ragazzi di partenza solo due restano vivi, ma questi ultimi iniziano a combattere,  e, una volta iniziato, non lasciano vivo nessuno. Bisogna aspettare il finale per vedere questa genialità, ma ne vale la pena. Combattono con crudeltà e odio, sfasciano teste, spaccano le braccia, si comportano nell’unico modo logico: uccidono i loro aguzzini appena gli capitano a tiro. Non sono degli idioti che appena ne colpiscono uno fuggono, no, li uccidono, impedendo loro di fargli ancora del male.

Il finale è di nuovo geniale, dato che il cattivo che riesce a ritrovarli dopo la fuga cade in una trappola creata da loro. Errori ce ne sono, ovviamente, come la casa con davanti il clown. Nessuno sano di mente entrerebbe dove di guardia c’è un clown che non parla e crea terrore. Allo stesso modo nessuno lascerebbe il tipo che viene preso in ostaggio con la maschera indosso e libero di muoversi.

Tutto sommato, gli errori si sentono poco, il film riesce a rendere bene scene molto particolari e vale decisamente il tempo che ruba, come un’ora e mezza.

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