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“Good omens”, la serie della banalità e della noia

Comicità, trama fantasy, concetti etici e dramma: in teoria dovrebbe esserci tutto ma...

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Una serie tv da sei puntate, forse priva di seconda stagione, ma che non merita di essere vista nemmeno per un secondo.

Comicità, trama fantasy, concetti etici e dramma: in teoria dovrebbe esserci tutto questo in “Good Omens”, ma nella realtà non c’è nulla. Battute che non fanno ridere, un fantasy che viene preso in giro in modo stupido, un’etica che viene sbeffeggiata e concetti drammatici che sono appena accennati.

Immaginate di prendere una bella idea, anzi più belle idee, di unirle e costruire una serie spettacolare: fatto? Bene, ora rovesciatela, toglieteci la serietà che merita e nascondete le belle idee, rendetele così nascoste che devono essere cercate con la lente. Fatto? Ora riempitela di una comicità stupida e idiota che non fa ridere nemmeno un inetto. Fatto? Peggiorate ancora il lavoro, toglieteci l’azione, e congratulazioni, avete “Good Omens”.

Si parla di Apocalisse, i 4 cavalieri vengono richiamati, l’anticristo viene al mondo e un angelo, alleato con un demone, vuole impedire la fine di tutto. Il demone, perché vuole salvare il mondo? Non si sa. L’angelo dà il via alla missione? No, deve essere convinto. Angeli e demoni vogliono la guerra? Si, tutti e due, non vedono l’ora di fare battaglia sulla Terra in via di distruzione. L’anticristo? Un bambino troppo buono e puro.

Questi sono solo alcuni dei problemi che non si possono elencare. In tutta la serie, quindi in sei episodi da quasi un ora ciascuno, si possono salvare massimo 5 concetti, cinque belle idee: tutto il resto è reso stupido, banale, impossibile, inspiegabile, noioso.

Una serie tv che prende tutto in giro, che rigira ogni concetto, che non si capisce cosa voglia insegnare, dove voglia finire, che si fonda sull’assurdo in ogni singolo secondo della sua esistenza. Girarsi i pollici sul divano risulta un modo migliore per passare il tempo.

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