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Giovani e lavoro, cosa rende così difficile questo binomio?

"Molti ragazzi vivono un impiego stagionale come un castigo, per questo ho deciso di raccontarvi la mia esperienza"

Un’altra estate si è ormai conclusa. Per gli studenti si sa, quel periodo dell’anno è sinonimo di svago, divertimento sfrenato e giornate passate sulle nostre splendide spiagge. Durante le vacanze, molti genitori propongono ai loro figli di tenersi attivi dandogli una mano nei lavori domestici, altri preferiscono invece lasciarli riposare dalle fatiche accusate a scuola, altri ancora tentano di convincerli a cercarsi un impiego.

Nessuno di questi è il mio caso, ma ci tengo a porre una domanda: perché alcune famiglie utilizzano “l’andare a lavorare” come punizione proprio quando i risultati dello studio del ragazzo non sono stati dei migliori?

A questo interrogativo non riesco a trovare una risposta sensata. Mi rendo conto di essere anomalo, però vi dirò che a me l’esperienza vissuta quest’estate è piaciuta molto. È stata una mia decisione infatti quella di andare a verificare in che modo si ottiene il reddito famigliare. Tutto ciò ovviamente con il consenso di mio padre, che per due settimane ha deciso di dedicarsi alla mia inesperienza, insegnandomi la sua professione.

È per questo che un lunedì alle 7 del mattino mi sono ritrovato con i guanti e la cassetta dei ferri su un furgone, mezzo che ci avrebbe portato sul posto di lavoro. Questo penso vi faccia intuire quale sia stato il mio impiego, ma per togliervi ogni dubbio vi svelo che, per quindici giorni, sono diventato un idraulico.

Grazie a questa esperienza sono riuscito ad arricchire il mio bagaglio pratico, imparando le basi di una professione dura, ma redditizia. Coetanei, vi assicuro che la sera a casa si arriva stanchi, ma soddisfatti come non mai. Forse non mi comprenderete, ma vi assicuro che preferisco avere quella stanchezza rispetto a quella causata dal dormire alle 3 del mattino dopo essersi divertiti in discoteca senza aver fatto nulla tutto il giorno.

Finite le due settimane, dopo una pausa rigenerativa, vi svelo che sono diventato anche un commerciante, questo per un breve periodo. Due impieghi molto diversi penserete, ma accomunati da un unico fattore: il rapporto stretto con i clienti, dopotutto piacevole. Dal trasportare la cassetta degli attrezzi a svuotare gli scatoloni dei nuovi arrivi, ecco la mia sorte durante le prime giornate di agosto, affrontate con il mio consueto entusiasmo e un pizzico di stanchezza.

Probabilmente vi starete chiedendo perché ho deciso di scrivere questo pezzo raccontandovi la mia esperienza. I motivi sono molteplici e, adesso, ve ne illustrerò alcuni.

Una delle ragioni è, per esempio, il tentare di invogliare i ragazzi della mia età a lavorare durante la pausa dagli studi. Usare i tre mesi per stare a spiaggia e uscire con i propri amici è sicuramente divertente, ma a mio parere risulta poco istruttivo. Un impiego, invece, consente a un giovane di attuare una nuova esperienza, che può arricchirlo e aiutarlo a crescere.

Un grave problema del nostro Paese è però proprio quello dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile, favorita dalla crisi e dalla sempre maggiore pressione fiscale imposta alle attività e alle imprese. All’Italia servirebbero manovre coraggiose per permettere all’economia del Belpaese di crescere prepotentemente. Attualmente, invece, il nostro Pil racconta la storia di una nazione malata, che continua a faticare e che purtroppo si trova in un periodo di stagnazione.

Parlare con la gente mi ha permesso di comprendere però che in molti hanno un’immensa voglia di lavorare sodo per uscire da questa situazione, lo Stato però dovrebbe impegnarsi maggiormente per incentivarli.

Tornando alla mia esperienza, il bilancio è stato estremamente positivo e, durante la prossima stagione estiva, spero vivamente di poter trovare un impiego stagionale per potermi mettere in gioco, imparando sul campo cosa comporta la vita lavorativa.

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