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“Frozen”, vite appese a un filo: un horror da dieci e lode

Un film eccezionale nel suo realismo

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“Frozen” è un film molto particolare, un horror diverso da qualsiasi altro, poiché riesce ad essere bello e realistico allo stesso tempo.

Si tratta di uno dei pochi prodotti cinematografici che riesce a creare paura, tensione, terrore, ansia e angoscia narrando qualcosa di vero. La trama riguarda tre amici, di cui due fidanzati, che vanno a sciare non in uno stabilimento classico, bensì in un posto dove gli stabilimenti sciistici sono aperti solo nei weekend, poiché nella settimana non ci sarebbe gente. Già la premessa è realistica, in quanto questi luoghi esistono.

Si entra nel vivo quando i protagonisti decidono di fare l’ultima pista prima della chiusura, ma per un disguido tra i guardiani, la seggiovia e le luci vengono spente… mentre i tre sono ancora lì, in attesa di arrivare. A metà tra l’inizio e la fine della seggiovia, si trovano troppo alti per lanciarsi giù senza rischi, isolati e senza nessuno intorno. Nessuno verrà a salvarli, i telefoni inutilizzabili e per cinque giorni non riapriranno gli impianti: un periodo dove, al freddo, non possono vivere. Tutto realistico.

I tentativi di salvarsi sono tanti, tutti perfettamente logici e allo stesso tempo rischiosi. Saltare di sotto, tornare indietro con la corda, urlare e stringersi tra loro per non morire di freddo. I cattivi sono il freddo, la fame, i lupi affamati di sotto e le tensioni tra loro. L’amico che odia la fidanzata dell’altro, per avergli portato via l’amico, e lei che non sopporta la gelosia di amicizia.

Un horror come pochi ne esistono, che non ti spaventa col mostro o le porte che sbattono da sole, ma che al contrario usa la realtà, una realtà terrificante… che potrebbe succedere a tutti. Tutti abbiamo fatto bravate: perché non potremmo esserci noi là?

Ecco cosa rende “Frozen” un grande film: il fatto che ogni persona sente gli eventi del film non solo come reali o veritieri, ma possibili. Rimanere bloccati, aver freddo e fame, paura, non poter contare su nulla se non su te stesso, tentare il tutto per tutto per salvarsi.

Unico film dove il finale non ha molta importanza: non importa come finisce il film, motivo per cui non lo scrivo. Che si salvino tutti, alcuni, uno solo o nessuno non importa, la paura che il film mette basta e avanza per premiarlo come un capolavoro, in special modo per la presenza dei lupi, i cattivi veritieri che più del gelo terrorizzano chiunque veda il film.

Capolavoro perché questo film ti dimostra cosa basta per creare un horror: non effetti speciali alla Avatar, non mostri alla Star Wars, non scene splatter come Il millepiedi umano, bensì il freddo e un branco di lupi.

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