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“Fractured”: 9 minuti per uccidere il film

Difficile consigliare o sconsigliare

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Un film fuori dal comune, che in realtà non è altro che la solita storia. Peccato che solo alla fine si riveli per ciò che è. “Fractured” è un film basato sul dubbio e sull’investigazione, che vede il protagonista, un ex alcolista, impegnato nella ricerca della moglie e della figlia, scomparse misteriosamente in un ospedale.

I medici dicono di non averle mai viste, ma occhiatine, sguardi, domande bizzarre, tutto fa pensare che siano colpevoli, o che almeno abbiano da nascondere qualcosa di grosso. L’ipotesi più probabile è quella del traffico di organi.

Affianco a questa opzione si staglia la vecchia e classica storia dell’uomo pazzo, che dopo un matrimonio andato male si immagina una nuova famiglia che non esiste davvero se non nella sua testa. Il protagonista è ex alcolista, ha un taglio sulla fronte ed è l’unico a dar forza alla teoria del rapimento da parte dello staff, in quanto anche le telecamere non gli danno ragione. Il caso sembra risolto, non è possibile che lui sia lucido, ogni prova è contro di lui; eccezione fatta per il cane. Il cane che ha spaventato la figlia, facendola cadere e spaccarsi il braccio.

Quando quel cane randagio ricompare, l’eroe capisce di non essere pazzo e torna all’ospedale, a salvare la famiglia, prima che a moglie e figlia vengano rubati gli organi. Azione, mistero, avventura, il tutto distrutto dagli ultimi 9 minuti di film, i quali mostrano che la sua famiglia è morta e lui non ha accettato la realtà, immaginandoseli ancora vivi. Nessun traffico di organi, nessun rivale nell’ospedale, tutto solo nella sua mente.

Da un film con attori molto bravi e con un’ottima sceneggiatura, se non si contano alcune piccole cose, si ci aspetta un grande finale e non uno classico come l’uomo pazzo, specie se fanno sperare e immaginare un altro finale.

Le telecamere dicono il vero, così come i medici. Ma proprio lo staff, perché è così strano? Lui li vede così, o quelle occhiate, quelle domande bizzarre, quei modi di fare e di parlare ci sono davvero? Nel primo caso, la sua immaginazione è molto potente, mentre nel secondo l’intero film perde di senso. Peccato che la polizia è lì con lui quando queste mosse vengono compiute.

Lo staff del mistero, senza nulla da nascondere, sembra avere mille scheletri negli armadietti. Il senso?

I finali scontati non sono una novità, ma diventano insopportabili quando la trama ha ipotizzato per diverso tempo un’altra verità, molto più intrigante.

Un film, “Fractured”, che è difficile consigliare o sconsigliare, perché è molto bello, ben portato avanti, realizzato bene, sceneggiato bene, ma che doveva finire con 9 minuti in meno.

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