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Film, finali aperti: come scoprire se un prodotto vale

Un test per il regista

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I finali aperti sono sempre al centro delle grandi liti sui prodotti cinematografici e non. Un finale aperto può essere di due tipi: non si sa come la vicenda finirà, oppure non viene spiegato il senso del film, così da lasciarlo alla libera interpretazione. Una sostanziale differenza.

Nel primo caso, per esempio, abbiamo gli horror slasher, dove il serial killer alla fine del film è ancora vivo e quindi potrebbe tornare all’attacco o non farlo, vincere o perdere e così via. Si è seguita una storia, i ragazzi sono decimati ma vivi, il cattivo potrebbe tornare, ma sostanzialmente il film ha una fine e quindi quel finale aperto è più che altro un mero espediente per un sequel.

Nel secondo caso, abbiamo i film tipo Il Codice da Vinci, oppure The place. Solitamente una gran bella storia, ricca di colpi di scena e grandi avventure, dove alla fine ogni grande costruzione crolla. Nessun finale, nessuna spiegazione a ciò che si è visto. Nel primo esempio non si sa se quella donna è la discendente di Gesù o no: il mondo intero è alla sua ricerca: soldi, armi, soldati, ordini segreti, e poi? Boh, non si sa. Nel secondo caso invece, l’uomo che realizza i desideri potrebbe essere un angelo o un diavolo, oppure qualcos’altro, ma non viene spiegato. In ambedue i casi non si sa come finisce davvero, non si capisce il senso dell’opera perché al dubbio più grande, al centro del mistero, non viene data una risposta. Sarà il pubblico a decidere: peccato che non abbia senso.

Il pubblico deve decidere il finale di un film? Deve interpretarlo? Questo non è un finale ma uno strano gioco con lo spettatore, un gioco che non va fatto.

I finali aperti lasciano una grande libertà: la storia non è finita, può continuare. Se il mostro di turno è ancora vivo si può fare un nuovo film su di lui. Soltanto Nightmare ha più di 7 film.

Ma il finale aperto va gestito bene. Costruisci il film, lo spieghi, lo fai “concludere” e poi ci lasci un dubbio, un dubbio che prima o poi dovrai risolvere, ma che se anche non verrà mai risolto non vi soffre nessuno. Il mostro è ancora vivo, il sequel non viene realizzato, ma il primo film è finito, i ragazzi forse si sono salvati, quindi va bene così.

Un finale aperto dove non viene spiegato il principale mistero non è un film, o meglio è un film che non vale nulla. È complesso creare un bel film, che sia interessante tutto il tempo, ma solitamente la parte debole è quella centrale, la più difficile da reggere. Se a mancare è il finale, che spiega l’intero film, è un po’ come se il film non esistesse nemmeno. Hai visto un’ora e mezza circa di mistero per poi non saperne la soluzione, che alla fine è il motivo per cui guardi il film.

Un uomo seduto ad un tavolo in un bar offre un’opportunità alle persone: esprimete un desiderio e io ve lo esaudisco, in cambio di un’azione, a volte buona a volte cattiva. Per chi lavora quest’uomo? Lavora per qualcuno? E soprattutto cos’è lui? Questo è il centro del film. Certo, cosa faranno le persone, accetteranno il patto o no, faranno cose brutte per ottenere il loro desiderio, sono tutte cose interessanti, non si discute; ma l’uomo che offre i patti, lui è il centro del film. Chi è e cosa vuole, a questo si deve rispondere. Se il film non vi risponde, il film non vale un soldo, perché o il regista non sa rispondere, e quindi manca di immaginazione, oppure non vuole rispondere, e quindi poteva evitare di fare il film.

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