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Il Festival di Sanremo è per i vecchi

Auditel lontano dai fasti di un tempo nonostante l'assenza di concorrenza, il successo arriva sui social col tormentone #GNIGNI

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Ben lontana dalle edizioni del ventesimo secolo in cui il Festival era seguito da una media di 14 milioni di telespettatori, con picchi di 16 milioni in qualche anno, la 68° edizione ha raggiunto una media di quasi 11 milioni di spettatori e uno share del 52,16%.

Numeri del tutto rispettabili, se non fosse che sugli altri canali non vi è nulla da vedere, e lo spettatore viene convogliato inesorabilmente verso Sanremo. Risultato quindi, personale opinione di chi scrive, falsato. Basta infatti andare indietro nella programmazione dei canali pubblici, per vedere che le uniche cose proposte, tolti i settimanali programmi di dibattito politico, erano delle repliche di film datati. Mai viene proposto un film di tendenza in prima visione, che forse potrebbe distogliere gli spettatori da Sanremo.

In questi giorni di dopo festival è stato più volte detto che questa edizione è stata quella più seguita dai giovani, anche se, a parte qualche “giovane vecchio” Sanremo non solo non interessa alla maggior parte dei giovani, ma spesso passa del tutto inosservato.

Il successo di Sanremo dal punto di vista dei social, non va ricondotto alla bellezza del Festival in sé, ma al tormentone dei “The Jackal” #GNIGNI e al video diventato virale in pochissimo tempo, in cui viene inscenato il rapimento di Pierfrancesco Favino.

Nel Festival dei e per i vecchi vi sono solo due note positive: la prima, in controtendenza, proviene dagli “Elio e le storie tese”, che decidono, dopo quasi quarant’anni di carriera di appendere gli strumenti al chiodo presentando il brano “Arrivedorci”. La seconda, si chiama Pierfrancesco Favino, già noto a chi è appassionato di cinema e teatro e che ora ha visto la sua consacrazione al grande pubblico. Con un toccante monologo “La notte prima della foresta”, ora più che mai attuale, commuove l’Ariston e i telespettatori.

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