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“Favolacce”, un film psicologico lento

Presenta alcuni difetti, ma la sua visione non è sconsigliata

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Film uscito quest’anno che prende ispirazione dalle favole per creare una storia agghiacciante, “Favolacce” è raccontato dalla candida voce di una bimba vittima di una brutta favola che però non sta leggendo, ma vivendo.

“Favolacce” racconta di un quartiere della periferia romana abitato da diverse famiglie, dove la comunicazione, la crescita sana e la libertà di espressione, di gioco e di vita per i bambini non esistono. Ogni famiglia è disfunzionale, problematica, talmente devastante a livello psicologico da indurre qualsiasi spettatore a piangere per ciò che i poveri bambini sopportano ogni giorno.

La storia non è tratta da fatti reali, ma il punto di forza del film è che, eccetto per alcuni punti, potrebbe tranquillamente esserlo. È assurdo che due bambini pensino già al sesso, per esempio, mentre che una coppia sbandata di adolescenti abbia un figlio senza saperlo gestire e che si suicidino insieme al babbino dopo poco tempo non è così assurdo, anzi è tremendamente e sfortunatamente accaduto, più volte.

Una storia da piangere, dove i bambini devono essere perfetti, fare tutto ciò che vogliono i genitori e sopprimere ogni loro desiderio, oppure farlo di nascosto. Un mondo dove i maschi sono spenti nell’animo e le bambine invece si attivano, per quanto possono, cercando di andare oltre i limiti loro imposti. Una critica al mondo moderno, dove la donna prende potere ma anche la parte del maschio, diventando colei che comanda e quindi relegando il maschio al ruolo femminile di qualche tempo fa: per farla breve, un equilibrio inesistente tra i sessi, dove l’uno predomina sull’altro e mai si raggiunge un patto equo.

Ma il film, così profondo, non è tutto rose e fiori e non per la trama agghiacciante. Il prodotto cinematografico in questione commette un grande numero di errori, purtroppo: poteva essere un gioiello, invece ci assomiglia solo al diamante.

Ma ora veniamo agli aspetti tecnici. Lento e psicologico. I veri problemi del film sono questi: una lunghezza di sequenze, scene interminabili, tempi di attesa vuoti e assurdi che fanno addormentare chi ascolta. Silenzi così lunghi, interi momenti senza avvenimenti, il tutto solo per far sentire meglio un’emozione. Il film commette il grande errore di spiegare l’emozione in cinque secondi e poi farla sentire per cinque minuti pieni. L’intento è ammirevole, lodevole anzi, ma non funziona: la scena non fa sentire meglio l’emozione, al contrario annoia.

Come accennato prima, il film è molto psicologico, scava nel profondo dell’animo e non è un male, anzi è ammirevole: lo è, ma solo se non si annoia lo spettatore mentre l’azione si compie. Scene intere devono essere comprese senza aiuti. Come mai i due bambini fanno questo? Il film non lo dice, sei tu spettatore che devi arrivarci da solo, e la soluzione non è vicina, non è facile.

Un film pieno di complessità e lunghezza, che parte da una grande idea e la porta avanti, da un lato benissimo, dall’altro esagerando. Portare avanti un’idea è sacrosanto, ma attenti ad esagerare: troppa psicologia e troppa azione non vanno bene. Se il troppo stroppia, se troppo zucchero nel caffè non va bene, allora esagerare in qualsiasi cosa porta allo stesso risultato.

Per concludere, “Favolacce” è un film consigliato a chi vuole capire in che mondo viviamo, un film consigliato per chi è forte, per chi vuole piangere, per chi può sopportare la noia… un film consigliato per un finale talmente bello, geniale e di spessore che non va scritto in una recensione, ma va visto e capito fino in fondo.

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