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“Family blood”: una storia di vampiri dai pochi punti di forza

Troppo lento

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Film horror di origine americana, “Family blood” (2008) è stato scritto da Nick Savvides e Mallhi, e diretto dallo stesso Mallhi.

La trama racconta di una donna tossicodipendente che una sera si droga e muore, ma un vampiro la riporta in vita dandole il suo sangue. Da allora la donna diventa una creatura della notte, vivendo in un equilibrio instabile con i suoi figli.

Questo film è fortemente ispirato alla serie tv Vampire diaries. I vampiri ovviamente sono forti, veloci, dai sensi amplificati, capaci di guarire velocemente; ma ciò che stupisce è la modalità con cui si può trasformare un umano in vampiro, vale a dire lo stesso metodo di Vampire diaries: far bere il sangue di vampiro per riportare in vita l’umano e poi ucciderlo col sangue in circolo.

In seguito a questo elemento, il film si discosta dalla serie, mostrando la trasformazione già avvenuta. La donna inizia a provare la sete, a voler sangue di animale o meglio ancora umano. In breve, la donna crea un rapporto col vampiro che l’ha trasformata, un essere oscuro che ha ucciso lo spacciatore (praticamente il suo assassino) e l’ha trasformata per farla diventare più forte, in grado di vincere qualunque nemico. Strano notare come l’invito per entrare in casa non sia necessario al vampiro.

Questo rapporto simil convivenza funziona, come nel momento in cui la donna decide di andare a riprendersi la figlia dall’ex marito. Però, quando il vampiro più esperto tenta di succhiare sangue al figlio, ecco che la complicità si rompe e la donna lo uccide. In realtà è il figlio che conferisce il colpo di grazia, per poi farlo a pezzi e bruciarlo, ma questo dettaglio è quasi irrilevante.

La scena della lotta è bella? Non si può sapere, dato che avviene dietro a una porta chiusa e la telecamera non mostra cosa succeda, mostrando direttamente la vittoria di lei: un punto molto basso. In un film sui vampiri le lotte sono la parte migliore e questo film, dove c’è effettivamente soltanto uno scontro, nemmeno fa vedere quell’unica battaglia.

Il film non evita la classicità e quindi, mentre una dei figli della protagonista è una bambina, l’altro, il maschio adolescente, solitario e sospeso da scuola, incontra una bella ragazza anch’essa sospesa e questa subito si interessa a lui. Il bacio non poteva mancare in questo elemento senza alcuna novità. Unico lato interessante è un discorso tra i due fidanzatini, in cui lei gli consiglia di parlare con la madre finché ha tempo per farlo, spiegandogli come sua madre fosse malata e l’avesse tenuto sempre nascosto.

Punto a favore, perché inaspettato: la ragazzina non viene salvata dalla nuova love story bensì viene uccisa, anche se la morte (la madre che la spinge contro il figlio che per errore le conficca il paletto di legno nello stomaco) è di un irreale che la scena perde di valore. Una scena spinta, ai massimi livelli.

La madre si offre di trasformare la ragazzina, ma naturalmente il figlio non accetta, la preferisce morta piuttosto che dannata. Prima di questo omicidio gli rivela cosa è diventata, motivo per cui lui si porta dietro il paletto.

La bambina chiama la polizia e lei fugge dopo aver ucciso gli agenti, sperando un giorno di riunirsi alla sua famiglia.

I punti di forza sono effettivamente pochi: la location dello spacciatore, proprio fuori dalla sala dei dipendenti anonimi; le motivazioni del vampiro per trasformare lei, un gesto quasi altruistico; Il discorso della fidanzata del figlio; la morte inattesa di quest’ultima; il rapporto tra i due fratelli.

I punti a sfavore sono molto più numerosi. Una sola battaglia e nemmeno ripresa, una convivenza tra i vampiri dove non si capisce che rapporto abbiano, una lentezza esasperante nell’avanzamento della trama, spiegazioni sulla trasformazione praticamente inesistenti, elementi copiati da Vampire Diaries, omicidi troppo veloci e si potrebbe continuare a oltranza.

Per finire la recensione, un giudizio assolutamente negativo: si tratta di un film che non sarebbe male, ma che è lento, mai abbastanza interessante da convincere lo spettatore a proseguirlo, capace di eliminare le uniche parti belle (le lotte, ciò che tutti vogliono vedere) per metterci interminabili scene dove lei si avvicina un dito insanguinato alla bocca.

Il filone dei vampiri è già stato calcato diverse volte. Se non c’è un’idea innovativa, allora il film non può essere bello, come questa pellicola dimostra.

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