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“Escape room”, un film da cui non scappare

Un grande horror pieno di suspence e azione

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Film horror inglese del 2019 diretto da Adam Robitel, “Escape room” prende vita sulla base dell’omonimo gioco, in cui un gruppo di sei persone viene chiuso in una stanza e deve trovare gli indizi per uscire e quindi sopravvivere.

Nel gioco reale, allo scadere del tempo, scatta un allarme ed il gruppo ha vinto o perso. Gli indizi sono di differente natura: codici numerici, indovinelli, simboli da decifrare e così via. “Escape room” si fonda su questo specifico gioco, dandogli però un’ambientazione horror e trasformando il pericolo da inesistente a reale. Nel film infatti se non si esce in tempo dalla stanza, si incontra la morte.

I protagonisti sono sei, come il massimo di giocatori nel vero gioco. Si incontra la studentessa di fisica Zoey, il camionista Mike, il magazziniere Ben, l’appassionato di escape room Danny, il daytrader Jason e la veterana di guerra Amanda. Tutti e sei, sconosciuti tra loro, ricevono un invito al Minos Escape Room, gioco organizzato dalla società Minos. Viene loro promesso un premio per uscire per primi dalla stanza, $ 10.000.

Come giungono alla sede, il gioco comincia e si rivela velocemente per quello che è davvero, vale a dire una trappola mortale. Nel corso della trama si scopre che tutti i protagonisti sono in realtà dei sopravvissuti, gli unici sopravvissuti a dei disastri come una nave affondata o uno schianto aereo.

Mike in realtà è l’antagonista, il game master, che però non lavora da solo: è la spalla della vera mente. Costui, non si sa chi sia, organizza tutto per far divertire i finanziatori, gente molto ricca che paga per vedere della gente morire nel tentativo di salvarsi dalle stanze.

L’avventura porta la morte di quattro protagonisti, tra cui lo stesso game master. Questo dà onore alla trama, che in quanto horror deve far morire qualche “buono”. La scelta di chi muore è particolarmente azzeccata: muoiono precisamente coloro che non possono sopravvivere, vale a dire la reduce di guerra che non sa risolvere enigmi, il ricco imprenditore che non sa come giocare e l’esperto del gioco, che crede sia tutto soltanto un gioco senza alcun pericolo. A sopravvivere il drogato Ben e la studentessa Zoey, la quale è l’unica talmente intelligente da capire gli indizi e quindi poter uscire dal gioco indenne.

Grandi scene d’azione, nelle stanze e anche fuori dal gioco, come nel momento in cui Zoey, che viene data per morta, si è salvata dalla fuga di gas e stordisce due lavoratori del gioco. Grandi colpi di scena, come il tradimento di Mike. Sconvolgente il finale, dove gli ultimi due eroi si preparano alla ricerca del loro nemico, la mente dell’Escape, che intanto sta progettando un nuovo gioco per loro. Tanti complimenti alla percentuale del gioco, vale a dire la minima possibilità accettata dalla mente che qualcuno possa salvarsi, senza cui “Non ci sarebbe divertimento”, come dice lo stesso malvagio.

A questi punti favorevoli, ci sono delle critiche che si contrappongono: l’inizio poco azzeccato del film, per esempio, che fa subito comprendere chi di certo si salverà, Ben.

Il carattere dei personaggi in secondo luogo: nessuno di loro sembra adatto al gioco. Già non sono una squadra di amici, e questo va contro lo spirito del vero gioco. Inoltre, eccetto Zoey e naturalmente l’appassionato Danny, nessuno sembra in grado di giocare. Se trovano un indizio, è per un colpo di fortuna. Non sanno dove cercare, cosa cercare, nemmeno si divertono all’inizio, quando ancora sembra tutto una normale avventura.

Danny non è certo privo di difetti, troppo ossessionato dai giochi per capire il vero rischio, fino alla sua morte.

Jason è il personaggio peggiore, odioso sotto ogni punto di vista, per lo più inutile e spesso anche causa di problemi. Lui non serve, il rischio è già alto, non è necessario mettere la “mela marcia” nel gruppo.

I due “addetti ai lavori” non capiscono come possano i giocatori aver usato una maschera per l’ossigeno, la voce che comunica di attendere nella sala d’attesa è registrata, la stessa stanza d’attesa è parte del gioco, son tutte cose che vanno dall’impossibile all’ovvio e che non creano tensione, tutt’altro.

Per le stanze invece tanti complimenti, costruite in modo divino, senza contare i riferimenti alle vite dei personaggi. I flashback invece non servono, troppo confusionari.

Per concludere, un grande film, pieno di suspence e azione, con un gioco mortale pensato nei minimi particolari, che tra stanze sottosopra e clima glaciale riesce a tenere ogni spettatore incollato allo schermo.

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