IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Erasmus tutti da ridere (e piangere un po’)

Storie vere di Erasmus condite con un po' di sfiga e tanta ironia

Più informazioni su

Sicuramente i giovani d’oggi si caratterizzano per essere sfiduciati, incerti ed entrati in stato di precarietà esistenziale. È una caratteristica della loro età. E lo so perché anche io faccio parte di questo gruppo. Abbiamo bisogno di trovare noi stessi, di sentirci liberi e trovare la nostra identità che si forma attraverso le risposte che riusciamo a dare all’incertezza quotidiana sul nostro futuro, aggrappandoci a tutte le risposte che si costruiscono sia individualmente sia socialmente, buone o cattive che siano.

In Italia, più che altrove, quest’incertezza si è estesa a livelli “patologici”, dove la gerontocrazia ci ha relegati in un angolo, in attesa. Ma il bello di essere giovani, sta nel poter viaggiare e conoscere più di quanto molti possono capire e comprendere, entrando a contatto con il mondo al di là delle Alpi e del Mar Mediterraneo.

Per questo nasce il progetto Erasmus, per poter “aiutare i giovani a essere cittadini dell’Europa”. Ragazzi, non l’ho inventato io, l’ha detto la nostra “Mamma Erasmus”, Sofia Corradi, che ebbe l’idea di questo progetto addirittura nel 1969. Ma ecco come appena si sente in lontananza un commento positivo sui giovani, dall’altra scende una valanga di insulti, commenti cattivi e il classico e intramontabile “Eh, questi giovani d’oggi…”.

D’altronde dobbiamo capirli. Siamo una generazione orribile. Sempre attaccati a queste diavolerie tecnologiche che non capisce nessuno tranne noi, noi che abbiamo perso i valori di un tempo e che magari ci vorrebbe un po’ di guerra per “farci piegare un po’ la schiena”. Ma ve lo immaginate? Un gruppo di giovani che non sanno parlare la nostra lingua e che vengono qui con il pretesto di “studiare”? Lo sappiamo tutti che in realtà sono tutti dei buoni a nulla che passeranno le sere a bere, ballare e fare casino.

Ad esempio, la mia cara amica E. ha passato il suo periodo di studi in Irlanda, presso un’amorevole famiglia la cui matriarca provvedeva a cucinare per lei e per tutta la famiglia. Weekend esclusi, ovviamente, che erano a carico della “straniera”. Questa disgraziata di E. allora, ha mal pensato di chiedere il permesso di portare a casa del cibo per potersi cucinare DA SOLA i propri pasti, in modo da non creare “disturbo”. La povera signora irlandese ha acconsentito di buon grado, salvo poi rimettere i panni della prode difensora della cucina, mettendo il suo inappellabile veto su quelle orribili tradizioni culinarie non irlandesi. Una straniera che cucina in casa mia? Nella mia cucina? Non sia mai. E la “cara” E. si è ritrovata con una spesa in mano che non poteva nemmeno mettere in frigo. Stupidi spaghetti italiani, tornatevene a casa vostra.

Ma questo è niente. Pensate che il mio collega M, in Spagna, si è trovato in una casa con metà del riscaldamento non funzionante, in una località non propriamente calda, sopratutto d’inverno. Perché mi spiace dirlo, ma in Spagna non sempre c’è il sole. Nonostante le varie lamentele con l’affittuaria, che viveva proprio nell’appartamento sopra il suo, lei non ha potuto farci niente. Nemmeno istallare la rete Wi-Fi che era stata promessa sul contratto, che per un giovane universitario in terra straniera… non è così importante.

O ancora a G. che in Francia, al primo incontro con la sua nuova camera, ha fatto conoscenza con il suo nuovo coinquilino Remì: una pantegana nera che l’aspettava trepidante sopra il suo letto. Se avesse visto Ratatouille, forse a quest’ora sarebbero diventati migliori amici. Ma il punto centrale è la scortesia di G. di voler rescindere il contratto della camera, nonostante la penale che ha dovuto pagare. Povero e incompreso Remì, che magari voleva solo fare l’educato e presentarsi da bravo topo qual era.

Ma il fondo del barile lo abbiamo con M. e D. in Germania, dove tutto funziona e niente va mai storto. Le nostre italiane si sono trovate una casa che una coppia sposata aveva aperto a giovani studenti di tutto il mondo. Certo, insieme a loro era arrivata anche una ragazza tedesca, quindi era più che legittimo escludere le due straniere da ogni tipo di attività e conversazione. Ma il culmine giunge a fine novembre, dove per qualche strana ragione, la coppia inizia a farsi più insistente affinché le giovani prendessero il prima possibile il biglietto di ritorno per l’Italia.

Premura? Non esattamente. A tre settimane da Natale, viene comunicato che i due proprietari sarebbero andati in vacanza e che quindi M. e D. avrebbero dovuto fare i bagagli e andarsene. Giustamente, vuoi mica rinunciare a una vacanza già programmata? E sopratutto, vuoi davvero lasciare due ragazze straniere DA SOLE in casa tua, dopo che le hai ospitate quasi tre mesi con tanta premura? Certo che no. Così, da un giorno all’altro, le nostre due straniere in terra tedesca si sono trovate in strada per girare il remake di Oliver Twist. Senza compenso, ovviamente. Sono state pagate in visibilità. E non hanno nemmeno ringraziato.

Sento già in lontananza l’eco dei “sono solo casi isolati” o “i furbi sono sempre esistiti”. E non potrei essere più d’accordo con voi. Dico solo che in un mondo dove la diversità torna a fare sempre più paura, bisognerebbe cercare di investire in maniera migliore su quello che tutti proclamano essere “il futuro del mondo”. Sopratutto su un programma come Erasmus in grado di aprirti gli occhi su quello che il mondo e l’Europa stanno vivendo ora.

Non dico solo livello economico, sia chiaro. Intendo a livello umano. Spesso e volentieri quelli che puntano il dito contro noi giovani, sono gli stessi che si lamentano quotidianamente dei problemi che l’Italia e il mondo sta attraversando, dimenticando che spesso e volentieri, quelli che hanno in mano le carte da gioco sono della loro stessa generazione.

Ma ehi, che ne posso sapere io? Sono solo giovane e senza esperienza. Magari voi adulti più “esperti” volete insegnarmi come vivere nel modo giusto. Non con una guerra, grazie. Quelle, a quanto ho studiato, non funzionano mai.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.