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“Descendants”: la discesa verso il buonismo

Firmata Disney

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Se un film o una trilogia sono targati Disney è assicurato che “Descendants” (probabilmente per ragazzi) avrà un lieto fine, così come sarà incentrato su amore, amicizia e buoni sentimenti?

Trilogia ispirata alle famose favole per bambini, riguardante un mondo dove i buoni hanno esiliato i cattivi su un’isola senza magia, “Descendants” vede eroi e cattivi che invecchiano con i loro figli. Troviamo infatti il futuro re dei buoni, Ben, figlio della Bella e della Bestia, che decide di portare quattro figli di cattivi nel regno buono, perché convinto che possano essere buoni se inseriti in quel mondo. Chi prende come cavie per il suo esperimento? I peggiori cattivi ovviamente, tra cui la figlia di Malefica, Mal.

I 4 “eroi/antieroi” inizialmente sono cattivi, tentano di impossessarsi della bacchetta magica della fata Smemorina, unica arma per distruggere la barriera anti-magia dei cattivi, per poi convertirsi e trovare l’amore, oltre a sconfiggere Malefica, la vera cattiva.

Nel secondo film abbiamo Uma, figlia di Ursula, che con i suoi pirati tenta di prendere il potere, fallendo contro Mal, eroina ufficiale della trilogia. Nel terzo film, la figlia della Bella Addormentata, che doveva essere regina prima della love story tra Ben e Mal, diventa la cattiva di turno, venendo poi sconfitta da Mal, come se fosse una novità.

La storia non è delle migliori, senza contare le fondamenta: come hanno fatto a catturare tutti i cattivi se il solo scettro di Malefica basta a distruggere tutto? E com’è possibile che i buoni non abbiano guardie per evitare evasioni dall’isola e che invece abbiano sistemi d’allarme al museo, in un mondo di solo buoni? Perché non appena un cattivo prende qualcosa di magico in mano, solo un altro cattivo può fermarlo?

La bacchetta magica è più forte di tutti, ma ben due volte lo scettro di Malefica lo sconfigge. Per lottare contro di esso una volta basta la bacchetta, un’altra serve una pietra mistica; dipende dal film, da quanto si vuole tirare avanti la trama.

Una trilogia che non si regge, ma che regala qualche bella idea: le storie non finiscono, perché i figli dei cattivi e dei buoni possono ancora scontrarsi, ma soprattutto tra cattivi ci si può scontrare e i buoni, in determinate circostanze, possono cambiare parte, talvolta in modo talmente particolare da essere persino compresi.

Non a caso il terzo film porta la migliore delle cattive: una principessa destinata a essere regina e buona fino al midollo, che privata del suo legittimo futuro diventa malvagia: come biasimarla? Forse perché gli sceneggiatori hanno capito che una simile attrice per due battute era sprecata e hanno voluto darle più voce, o forse perché gli è venuta un’idea geniale, ma il risultato è comunque uno spettacolo.

Non sono film da prendere come capolavori, ma sono contenitori di buone idee: idee che dovrebbero essere prese in mano da uno sceneggiatore, che vi tolga il marchio buonistico Disney e che ci ricami sopra, creando un capolavoro. Magari qualcuno un giorno lo farà.

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