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Dan Brown e i suoi tre capolavori: film di indiscusso genio

Azione, mistero e suspence non mancano

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Chi non conosce i tre capolavori (filmici) di Dan Brown “Il codice da Vinci”, “Angeli e demoni” e “Inferno”?

Il protagonista dei tre film è il professor Langdon, esperto di simbologia e, in sostanza, l’uomo più intelligente del creato. In tutti e tre i film il professore viene “convocato” a risolvere un mistero, che si slega tra mille città italiane. Non è mai solo, bensì accompagnato ogni volta da una giovane e bella ragazza, diversa per ogni film.

I tre sceneggiati hanno sicuramente dei pregi innegabili: innanzitutto sono ricchi di particolari veri e precisi, come simbologia, storia, dati su piazze, chiese e statue. In secondo luogo sono pieni di indovinelli, intrighi, indizi ed enigmi talmente sconvolgenti, complessi e arguti che solo Langdon riesce a risolvere.

Si tratta di grandi film di azione, pieni di mistero e suspence, dove un uomo fin troppo intelligente riesce a risolvere ciò che nessun altro può risolvere e riesce quindi a salvare il mondo.

Nel primo film si parla di un’ipotetica discendenza di Cristo, che arriva fino ad oggi, agli anni 2000. Una discendenza che tanti, tutti, stanno cercando a qualsiasi costo. Nel secondo film si parla di un antico nemico della Chiesa Cattolica, gli Illuminati, intenti a usare la scoperta scientifica dell’antimateria come una bomba per abbattere il Vaticano nella sua interezza: un Vaticano troppo ottuso e debole per poterli fermare. Nel terzo film si scopre l’esistenza di un genio, un professore, che comprende a cosa il nostro mondo va incontro, vale a dire una sovrappopolazione con conseguente guerra per il cibo: una visione che porta la sua mente a degenerare e individuare una sola soluzione, lo sterminio di metà popolazione globale. Così inizia la ricerca di un virus pronto a sterminare l’umanità.

Grandi film, non privi certo di errori, incongruenze e spesso esagerazioni: Langdon vs i cattivi del mondo, nessun altro è furbo quanto loro. Inoltre nel primo film il finale è aperto, della serie che la discendenza non si sa se esiste o no. Un intero film per un finale assente. Ciò che risulta più affascinante è l’attenzione che si rivolge ai piani dei cattivi: malvagi, oscuri, sadici, ma non del tutto.

Un piano si compone di obiettivi e mezzi per giungervi: i mezzi sono malvagi (come il virus) ma le motivazioni non lo sono. Salvare la chiesa ponendovi un leader guerriero che possa risollevarla dalla crisi, abbattere le false credenze della chiesa e salvare il mondo prima della sua estinzione.

Non sono cattivi le persone o i loro obiettivi, semplicemente i mezzi che usano: questo rende i “cattivi” soltanto delle persone buone, che per qualcosa di buono vanno fuori di testa e accettano di commettere azioni malvage per un bene superiore. “Cattivi” sì, ma non assurdi, bensì esagerati.

Per concludere, grandi film di spessore culturale, a metà tra la verità e la fantasia più sfrenata, meritevoli di essere visti e, data la loro bellezza, meritevoli di un regalo: davanti a tanto splendore, si può anche chiudere un occhio sugli errori, sul finale aperto e sulle esagerazioni. Nulla è perfetto, alla fine.

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