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Cured, una “cura” inutile

Troppa lentezza e noia

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Il film horror Cured è un’idea davvero innovativa: si parte dalla banale invasione zombie, si corre subito alla fine di essa e si parla di un vaccino che salva circa il 70% degli infetti, riportandoli allo stadio di umani. Quindi l’epidemia è sotto controllo, per lo più, e molti infetti sono ora salvi, ma non del tutto: i Risanati infatti ricordano tutto ciò che hanno fatto da zombie.

Il film, che conquista un po’ di azione solo negli ultimi 20 minuti, si basa essenzialmente sulla psicologia e la moralità: i Redivivi sono da odiare per ciò che hanno fatto o vanno perdonati perché non avevano controllo delle loro azioni? Ma soprattutto, chi ha ragione, chi li odia o chi li vuole aiutare a reintegrarsi nella società?

Cosa più importante, la mente dei redivivi: come devono sentirsi, vittime o carnefici? E come superare quello che hanno fatto? Come tornare a vivere dopo ciò che è stato?

Un’idea che poteva partorire un film spettacolare, ma che commette un profondo errore: il peso. L’idea è molto bella, molto introspettiva, etica, morale, psicologica e sociologica, per non aggiungere altro ancora, ma è pesante: talmente tanto che solo un genio può creare un bel film, un film che non sia lungo, borioso e noioso… come invece è Cured.

Lentezza, noia, desiderio di dormire e di spegnere dopo 10 minuti, ecco cos’è Cured: un film statico, pesante da sopportare non per il tema ma per la realizzazione. Una bella idea che va cercata, in un film difficile da sopportare.

Non c’è altro da dire: la trama non conta come i personaggi e l’azione finale: nulla si può salvare proprio a causa del film stesso, troppo noioso e lento per far sì che altro possa risplendere al suo interno.

Un’ora e mezza, o poco di più, di cui si salva 1 minuto nemmeno.

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