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Coronavirus: facciamo informazione senza creare psicosi

Le cose da sapere sul virus sviluppato in Cina

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Servirsi di dati e notizie verificate è il modo migliore per conoscere effetti, rischi e criticità del Coronavirus. L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di informare senza creare psicosi, ci proviamo in questo articolo.

1) Il Coronavirus ha infettato circa 12.000 persone nel mondo uccidendone 259. Il tasso di mortalità è sostanzialmente inferiore al 3%.
2) I pazienti deceduti sono generalmente stati persone con altre patologie, o a cui la diagnosi non è stata fatta in tempo. Tuttavia in alcuni casi il virus è risultato letale per persone giovani e senza apparenti problemi di salute.
3) I sintomi sono generalmente tosse, febbre e difficoltà respiratorie.
4) Non esiste ancora un vaccino, ma dal Coronavirus si può comunque guarire (circa 230 casi). Il virus viene al momento gestito con un trattamento sintomatico.
5) Si deve avere fiducia nella comunità scientifica: in breve tempo ha ottenuto un quadro sufficientemente chiaro della situazione, e i test diagnostici sono stati sviluppati in meno di un mese.
6) Il virus si trasmette sostanzialmente come l’influenza (tosse, starnuti e ambienti promiscui) ma si sa ancora poco sul periodo di incubazione che potrebbe essere anche di 14 giorni. I dati dicono che è effettivamente più contagioso della normale influenza stagionale.
7) Aver paura delle persone di etnia orientale è stupido.
8) In Cina è stata messa in piedi la più grande quarantena mai sperimentata (circa 56 milioni di persone) che riguarda gli insediamenti più colpiti. Si tratta di una misura imponente che non deve però spaventare troppo: il sistema politico cinese è autoritario e, dopo l’esperienza della SARS, Pechino vuole prendere tutte le precauzioni che ritiene opportune per proteggere la sua popolazione, non fare “cattiva figura” e garantire la stabilità interna del Partito Comunista Cinese (che è meno monolitico di quanto possa sembrare dall’occidente).
9) Tra Pechino e Taipei (Taiwan) è stato aperto un canale di comunicazione diretto per la gestione della crisi, non accadeva dal 2016 ed è una buona notizia.
10) Non ci sono dati per dire che le mascherine aiutino a prevenire i contagi. C’è da dire che un loro corretto uso può in linea teorica aiutare. Si deve però tenere presente che nei paesi orientali vengono usate da chi ha il raffreddore per evitare di contagiare gli altri, e non per proteggersi.

In definitiva il Coronavirus non va certamente sottovalutato, specialmente finché non se ne comprenderanno a fondo i meccanismi. Ma non va nemmeno sopravvalutato, perché il rischio psicosi e i conseguenti comportamenti possono fare danni ulteriori (discriminazione, caos, fake news, comportamenti controproducenti e così via).

Al momento, le migliori cose da fare come cittadini sono due: tranquillizzare chi ci sta vicino ed è comprensibilmente spaventato, e adottare sistematicamente le comuni precauzioni igieniche come nel caso dell’influenza.

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