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Chesil Beach: “Un segreto ancora segreto”

Un film drammatico con un ottimo inizio ma una sceneggiatura non all'altezza

Una penosa capacità attoriale, un esiguo numero di attori ed un bellissimo concetto morale psicologico sull’amore, che a causa di una sceneggiatura strutturata male, deve essere spiegato dal film due volte. Eccovi “Chesil Beach. Il segreto di una notte”.

Immagina di amare una persona, più di quanto ami te stesso: immagina di non essere “bravo” a letto, di non essere capace, di non sapere cosa fare, come farlo, quando. Immagina tutto questo e tira le somme: lo ami ma non potrai soddisfarlo, questo è il risultato. E come risolvere il problema? Permettendo al partner di andare con altre persone, purché dopo torni da te, e ami sempre, soltanto, indubbiamente te.

La storia racconta di una giovane coppia, dove lui è troppo eccitato e lei invece è troppo chiusa. Si racconta del loro passato, tutta la loro storia, ma è solo un riempitivo. Il nucleo è la notte in hotel, la notte non consumata a casa di lui, talmente eccitato che gli basta una carezza di lei per scoppiare. La fuga di lei sulla spiaggia, sconvolta e devastata da non si sa nemmeno cosa, anche se si ipotizza, da alcuni flash, una violenza sessuale subita da piccola.

Un dialogo tra loro in cui si vuole esprimere quel concetto morale di cui sopra, ma scritto così male, recitato in modo così privo di anima, pieno solo di confusione, rabbia, insulti e dubbi, dubbi per lo spettatore.

Un dialogo che si poteva evitare, un dialogo dove bastavano poche frasi al posto giusto, e invece no, solo casino… fino alla rottura del rapporto.

Il concetto morale viene alla fine chiarito. Tutto il film gira intorno a questo: lei che lo ama così tanto da accettare quindi di saperlo tra le braccia di altre purché solo per espletare i suoi naturali bisogni, per poi vederlo tornare a casa da lei; lui che non capisce cosa gli sta dicendo lei, finché non è troppo tardi.

Il concetto, splendido sotto innumerevoli profili e meritevole di tante sceneggiature, viene prima mostrato in modo incomprensibile, o comunque difficilmente comprensibile, e poi viene raccontato da lui nella sua forma più semplice: lui lo spiega a degli amici, o meglio lo spiega a noi, dato che gli stessi sceneggiatori hanno capito quanto, da quel dialogo sulla spiaggia, fosse difficile capire cosa volevano dire.

Un film da non guardare, dato che “Il segreto di una notte” andava non spiegato a parole, ma mostrato: due bravi attori, un dialogo ben scritto, una miscela di emozioni e soprattutto tempo, molto tempo, abbastanza da arrivare al nucleo del discorso piano piano. Un concetto può essere mostrato da immagini, oppure raccontato da un dialogo dove non viene espressamente spiegato (come ad una lezione) ma viene raccontato, con metafore, con allusioni, o in mille altri modi.

Un film che parte da un piccolo tesoro e si sviluppa con ottimi propositi, ma che fallisce miseramente in ogni singolo fotogramma. Un gran peccato, dato che il dilemma etico sul concetto (è giusto o è sbagliato, è da accettare o non accettare) sarebbe stato, ed è tutt’ora, un ottimo punto di partenza per un film drammatico, che, se scritto bene, farebbe piangere anche una pietra. Bastava scriverlo bene.

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