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Champions ed Europa League, quanta strada possono fare le italiane? Basket: Team Usa, così non va foto

Ricomincia la nuova stagione europea, mentre la Nazionale di Popovich non è andata oltre il settimo posto al Mondiale di basket

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Spettacolo assicurato. Sembrano passate solo alcune settimane dalla vittoria del Liverpool nella finale della Champions League 2018/2019 e invece, la prima giornata della nuova edizione della competizione più amata è già stata disputata.

Quest’anno ai nastri di partenza si sono presentate diverse formazioni “rivelazione” della scorsa stagione, insieme ai soliti noti grandi club pronti ad arrivare fino in fondo. La musichetta, l’atmosfera, le emozioni indescrivibili e molto altro ancora torneranno a far battere il cuore di tutti i tifosi, nella speranza che la propria squadra riesca ad arrivare fino in fondo.

Lo stesso discorso vale per le nostre formazioni, pronte a dare battaglia alle grandi d’Europa per un posto in paradiso. Dopotutto non vinciamo la prestigiosa Champions dal 2010 (da segnalare le due finali perse dalla Juventus nel 2015 e nel 2017) e, l’ambita Europa League, addirittura dal 1999 (l’ultima a riuscirci il Parma, quando ancora si chiamava Coppa Uefa).

Insomma, un trend negativo da invertire assolutamente. Il livello del calcio italiano sembra essersi alzato molto secondo il parere degli esperti e, soprattutto i Campioni d’Italia, non possono permettersi di uscire di scena in modo prematuro, anche a causa dei soldi spesi sul mercato.

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Proseguire l’avventura nella competizione per club più importante significa infatti estasi e prestigio, ma soprattutto tanto denaro, in grado di risanare casse ricche di debiti come sono al momento quelle juventine.

Ai discorsi finanziari penseranno però gli economisti, dato che le nostre “chiacchiere sportive” preferiscono parlare del calcio giocato. Dopo un intenso weekend di Serie A le nostre rappresentanti (Juve, Inter, Napoli e Atalanta) si sono infatti recate sul palcoscenico più prestigioso, con l’auspicio di vincere per iniziare al meglio la propria avventura.

I pronostici al momento dei sorteggi davano bianconeri e partenopei agli ottavi probabilmente come seconde forze dei loro gironi, mentre prevedeva un probabile passaggio del turno per i nerazzurri di Bergamo, ma non per quelli di Milano.

Sarri e la sua Juventus sono già riusciti a far ricredere i più scettici, imponendo a Madrid in casa dell’Atletico di Simeone un gioco a tratti spumeggiante. Dopo essersi ritrovati sul doppio vantaggio al 65′ però, i ragazzi dell’allenatore toscano hanno accusato il fattore campo, facendosi riacciuffare nel finale da Herrera.

Un 2-2 comunque molto importante, che conferisce alla Juventus una grande consapevolezza: la squadra di Torino può giocarsela con chiunque e, se riuscirà a collaudare la propria difesa, sognare non sarà proibito.

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Lozano, Di Lorenzo, Manolas, Elmas e Llorente. Ecco gli acquisiti portati a termine da De Laurentiis in questa sessione di mercato estiva. Giocatori arrivati alla corte di Ancelotti per colmare il gap con la Vecchia Signora in campionato, ma anche per inseguire un sogno chiamato quarti di finale.

I partenopei infatti non hanno mai raggiunto quella fase della Champions ma quest’anno, se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera… il Napoli può ben sperare.

Martedì sera al San Paolo è infatti andata in scena una partita giocata in maniera sublime dagli uomini di Ancelotti che, grazie a un enorme Koulibaly e a un superbo Mertens, sono riusciti ad annichilire per 2-0 i campioni d’Europa del Liverpool.

I reds non sono riusciti a imporre il proprio gioco e così, dopo le cinque vittorie consecutive in campionato, hanno dovuto abdicare di fronte allo strapotere di Insigne e compagni. Un match perfetto disputato in una cornice di pubblico straordinaria, che ha consegnato al Napoli una certezza: giocando così, è possibile affrontare a viso aperto chiunque.

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Due note positive quindi, ma anche due negative in questa prima giornata della fase a gironi. Inter e Atalanta hanno infatti deluso le aspettative, non riuscendo a dire la propria contro le modeste Slavia Praga e Dinamo Zagabria.

Il tasso tecnico degli uomini di Conte ha permesso ai nerazzurri di salvare la faccia, riacciuffando al 92′ grazie a una rete di Barella una partita che sembrava ormai persa (1-1 il risultato finale).

È andata di gran lunga peggio alla formazione di Gasperini che, in Croazia, ha pagato l’inesperienza dei propri calciatori. Un sonoro 4-0 senza appello all’esordio assoluto in Champions per i bergamaschi che adesso, per passare, dovranno compiere una vera e propria impresa.

Se le speranze per Zapata e compagni sembrano già essere svanite (anche se ovviamente noi tifosi ci auguriamo il contrario), per Lukaku e la sua squadra uno spiraglio sembra essere ancora aperto.

Dopotutto Barcellona e Borussia Dortmund, in questo momento, sembrano tutto tranne che imbattibili. Serviranno cuore, grinta e carattere, ma Conte lo sa e siamo certi che, già dal prossimo match internazionale, riuscirà a tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi.

Una menzione speciale va infine per Roma e Lazio che, in Europa League, sono chiamate a invertire il terribile trend di cui vi avevamo parlato in precedenza.

I giallorossi sembrano essere favoriti per il passaggio del turno, ma guai a sottovalutare Borussia Monchengladbach e Besaksehir, formazioni ostiche soprattutto tra le mura amiche. Discorso differente per la Lazio, squadra con la quale l’urna non è stata propriamente benevola. Celtic, Cluj e Rennes le pretendenti per i sedicesimi che, i biancocelesti, vogliono assolutamente raggiungere.  Oggi l’esordio per gli uomini di Inzaghi sarà in Romania, mentre la Roma se la vedrà contro i secondi classificati del campionato turco allo stadio Olimpico.

Il nostro augurio è che tutte le italiane riescano a rendere orgogliosi i propri tifosi, superando i propri gironi per inseguire il sogno di conquistare le due coppe più ambite.

P.S. Ci permettiamo anche di augurare un “in bocca al lupo” alle due romane impegnate questa sera in Europa League.

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Mondiali di basket. Spagna, Argentina e Francia. Questo il podio del mondiale cestistico appena conclusosi in Cina. Ma tutti vi starete chiedendo: dove sono gli Usa? Proprio gli Stati Uniti, quella squadra che in ogni competizione internazionale di pallacanestro parte con i favori del pronostico. Ebbene sì, quest’anno la spedizione cinese del team Usa è stato un disastro, conclusasi con il settimo posto finale, il peggior risultato ai Mondiali nella storia cestistica degli Stati Uniti. Una nazionale capace di vincere 5 campionati iridati e 15 ori olimpici (sulle 18 partecipazioni). Ma analizziamo i motivi della disfatta e il percorso di Team Usa.

Prima e principale causa del fallimento Usa è da attribuire alle numerose assenze dei big, i più forti giocatori statunitensi dell’Nba e del mondo. Un problema non nuovo che attanaglia questo roster, ripetutosi in parecchie situazioni dal 1992 (quando ai giocatori statunitensi professionisti è stato permesso di giocare per la propria nazionale) a oggi. Infatti la rinuncia delle stelle della squadra alle manifestazioni della nazionale è un fatto ormai consolidato, fatta eccezione per le Olimpiadi, a cui i cestisti statunitensi convocati rispondono presente, giocando con orgoglio e motivazione.

Perché però i più forti cestisti al mondo dell’Nba rinunciano a partecipare al Mondiale e alle altre competizioni con la Nazionale? Al di là degli anni novanta, dove il cosiddetto “dream team” formato dai migliori giocatori sulla terra ha dominato Mondiali e Olimpiadi di quell’epoca, la Nazionale degli Usa non hai potuto contare su tutti i migliori giocatori a disposizione e quindi sui potenziali titolari.

Le motivazioni sono da ricercare nei tanti infortuni che caratterizzano questo sport e la volontà dei giocatori di recuperare al massimo per la stagione successiva dell’Nba, il campionato cestistico più bello e competitivo al mondo. Infatti i cestisti decidono di rinunciare ai Mondiali (e talvolta alle Olimpiadi) per prepararsi al meglio alla stagione con la propria squadra di club, preferendo dunque l’Nba alla nazionale statunitense. Il fascino della competizione a cinque cerchi comporta lo strappo alla regola per le star Nba, che vanno così a formare squadre imbattibili, come dimostra il palmares degli USA alle Olimpiadi. Spesso i giocatori hanno rinunciato alla chiamata anche per dissidi con la federazione, con cui da anni vi è un tira e molla tra i cestisti e i vertici federali.

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Gli assenti: LeBron James, Steph Curry, Anthony Davis, James Harden, Damian Lillard, Kawhi Leonard, CJ McCollum, Bradley Beal, Tobias Harris, Eric Gordon, Kevin Love, Andre Drummond, Devin Booker, Jimmy Butler, Mike Conley, DeMar DeRozan, Paul George, Draymond Green, Blake Griffin, Kyrie Irving, DeAndre Jordan, Russell Westbrook, John Wall, Isaiah Thomas, Gordon Hayward e Chris Paul,  gli infortunati Kevin Durant, Kyle Lowry, DeMarcus Cousins, Kyle Kuzma, Victor Oladipo e Klay Thompson, oltre alle successive rinunce delle terze linee, ovvero coloro chiamati a sostituire i cestisti che hanno declinato l’invito (Montrezl Harell, Paul Millsap, Julius Randle e JJ Reddick).

Nomi magari sconosciuti ai più, ma sono le stelle dei 30 roster che partecipano all’NBA. Continui cambiamenti che non hanno permesso una preparazione ottimale al team guidato da due dei migliori coach della lega statunitense: Greg Popovich (allenatore dei San Antonio Spurs) affiancato da Steve Kerr (dei Golden State Warriors). Dei 35 scelti inizialmente, tra infortunati e rinunciatari, se ne sono tirati indietro 31, mentre dei 20 selezionati a giugno, solo 11 hanno aderito alla chiamata, anche se alcuni hanno rinunciato in seguito. Kemba Walker dei Boston, Myles Turner di Indiana, Khris Middleton dei Milwaukee

Champions ed Europa League, è ricominciato lo spettacolo; Basket: Team Usa, così non va

Questa non vuole essere assolutamente una giustificazione per la nazionale statunitense, ma vuole sottolineare come al Mondiale non fossero presenti i veri USA, un team che non perdeva una partita in competizioni ufficiali dal 2006 (53 vittorie consecutive, 78 considerando altresì le amichevoli).

Il primo campanello d’allarme è suonato con la sconfitta in amichevole con l’Australia, con un Popovich che si rileverà profetico: “Nessuno vince per sempre”. L’esordio al Mondiale è vincente con la Republica Ceca, ma non convincente, mentre nella seconda partita gli USA rischiano la sconfitta con la Turchia, avendo la meglio solo ai supplementari. Dopo la passeggiata con il modesto Giappone e le buone partite vinte contro Grecia e Brasile, ai quarti di finale ecco il dramma sportivo: Francia batte USA 89 – 79. Poi un’altra sconfitta con la Serbia relega gli Stati Uniti alla finale per il settimo-ottavo posto, vinta contro la Polonia.

Prima volta che hanno giocato insieme, attacco sottotono nei momenti decisivi, tanto talento rimasto inespresso, poca esperienza con le regole FIBA (parzialmente diverse da quelle Nba): scusanti che non bastano per spiegare un fallimento. Ci si rivede l’anno prossimo alle Olimpiadi di Tokyo, forse con qualche stella in più… Ci sarà da divertirsi.

 

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