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Calcio, Francia e Olanda dicono basta: quali saranno le sorti della Serie A italiana?

La sospensione di due dei maggiori campionati europei potrebbe creare un effetto domino in tutto il "vecchio continente", ma in Italia c’è voglia di ripresa

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Stop. Da marzo ormai qualsiasi notizia presente sui media nazionali si è giustamente concentrata sull’argomento dell’anno: quel Covid-19 che ha sconvolto le nostre vite e che tutti noi odiamo come se fosse il nostro peggior nemico.

Gli appassionati di calcio avranno però sicuramente notato la bagarre creatasi nel mondo dello sport, che così come il resto del mondo è alle prese con l’organizzazione della “fase 2”.

Molti innanzitutto si chiedono cosa preveda questo famigerato secondo step: si tornerà alla normalità? Assolutamente no, anzi. Come vi ho infatti già raccontato nel precedente articolo, i tifosi non potranno incitare i propri beniamini dagli spalti di uno stadio quasi sicuramente fino a quando non verrà trovato un vaccino. I calciatori dovranno poi seguire alcune nuove norme di sicurezza, cercando anche di limitare al massimo i propri contatti sociali.

Davvero ha senso proseguire una stagione che verrà ricordata solamente per la pandemia da Covid-19? Ovviamente, come in qualsiasi circostanza, è giusto ascoltare sia il fronte dei positivi che quello dei negativi a quest’ipotesi.

I primi, anche e probabilmente perché accusano più di altri l’astinenza da calcio giocato, sostengono che la ripresa sia necessaria per limitare le perdite economiche e per regalare qualche ora di svago a un Paese ferito nel profondo da un nemico invisibile.

Francia e Olanda dicono basta: Serie A, ora che succede?

I contrari invece (tra i quali segnaliamo la presenza di molti gruppi ultras) pensano che riprendere sarebbe rischioso e soprattutto una mancanza di rispetto nei confronti dei quasi 29000 morti causati dal virus, optando quindi per la ripresa della nuova stagione a settembre.

Cosa succederà? Questo non possiamo ancora saperlo, ma posso nel frattempo darvi la mia opinione analizzando i fatti della settimana.

Come tutti sappiamo, il nostro Paese è ancora uno dei più colpiti della pandemia di Coronavirus e, come raccontato dai numeri di ieri, i morti giornalieri (ma anche i nuovi casi) sono ancora un numero davvero consistente.

Che senso ha mettere a rischio la salute di molti calciatori e addetti ai lavori se (stando ad un sondaggio) anche la maggior parte dei tifosi italiani preferirebbe uno stop definitivo?

Circa due settimane fa mi dissi favorevole alla ripresa della nostra Serie A con le dovute precauzioni, i lettori più attenti probabilmente se lo ricorderanno. Cos’è cambiato? In realtà niente di rilevante, semplicemente ho messo da parte la passione e guardato in faccia la realtà.

Oltretutto il governo è alle prese con una crisi (economica, sanitaria e sociale) senza precedenti e, viste le evidenti difficoltà dell’esecutivo a trovare delle soluzioni che mettano tutti d’accordo, non credo sia necessario aggiungere un problema.

Ovviamente conservo ancora una piccola speranza per la ripresa del nostro campionato, ma mi esprimerò in modo favorevole solo se verrà davvero guardata in faccia la realtà, con l’assoluta certezza che i calciatori non verranno messi in pericolo.

Utopia? A quanto pare no. Mi piace pensare che il dio denaro non comandi ancora su tutto. Gravina ha detto che non sarà il becchino del calcio e Spadafora, il nostro ministro dello sport, dopo aver subito non poche pressioni, sembra essersi convinto che ricominciare in sicurezza sia possibile.

Francia e Olanda dicono basta: Serie A, ora che succede?

Cosa c’è di vero? Vista la cautela delle settimane precedenti, sarò sincero, non ne ho idea. I miei dubbi sono stati alimentati oltretutto dal fatto che Olanda e Francia, due nazioni di assoluto rilievo per quanto riguarda il calcio, hanno deciso di dire basta.

Il Paese dei tulipani lo ha fatto non assegnando il titolo, mentre i transalpini hanno incoronato il PSG campione per la nona volta nella sua storia. Modalità diverse quindi, ma stessa sentenza: non esistono le condizioni necessarie per una ripresa in sicurezza.

Alcuni hanno ipotizzato che potesse esserci un effetto domino in Europa, così però (per adesso) non è stato. Un fatto curioso agli occhi di molti, ma probabilmente spiegabile. Certi club di Eredivisie e Ligue 1 non hanno infatti gradito la scelta, presentando dei ricorsi alle federazioni nazionali, ora alle prese con un malcontento dilagante.

Non voglio pensare che sia il timore a frenare i massimi organi italiani, però chissà che questo non sia un altro dei fattori che sta spingendo Gravina&co. a chiedere la prosecuzione del campionato.

Francia e Olanda dicono basta: Serie A, ora che succede?

Le possibili date per la ripresa? Sconosciute a tutti tranne che al fato, ma una certezza c’è: il dcpm ministeriale consente dal 18 maggio gli allenamenti delle squadre. Molte regioni permetteranno però la ripresa in anticipo delle sedute, come accadrà dal 4 maggio in Emilia-Romagna, in Campania, nel Lazio e in Sardegna.

La speranza è che venga fatta a breve un po’ di chiarezza per evitare inutili polemiche, ma anche per permettere di programmare al meglio il futuro.

P.S. Andrà tutto bene, non preoccupatevi.

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