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Brexit: per capirci qualcosa

Perché non si riesce a fare la Brexit? Un breve recap delle recenti diatribe inglesi interne

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-BREXIT
Era il 23 giugno 2016 e il referendum consultivo britannico sulla permanenza o meno del Regno nell’Unione Europea dava il suo quantomeno inaspettato risultato: la Gran Bretagna aveva scelto di lasciare l’Unione. Sono passati più di 1.000 giorni da quella data, giorni nei quali il Governo britannico è riuscito a raggiungere il fatidico e faticoso accordo con Bruxelles in grado di rendere “consenziente” ed ordinato il divorzio UK-UE. Il problema è che tale accordo è stato bocciato, per ben due volte e con maggioranze abbastanza schiaccianti, dal Parlamento britannico. Le motivazioni delle bocciature sono state molteplici e trasversali: parlamentari che lo ritenevano troppo poco coraggioso, altri che non vogliono lasciare l’Unione, ed alcuni che vorrebbero un nuovo referendum; il risultato, invece, è stato univoco: non c’è un accordo approvato dal Parlamento britannico. Il 29 marzo 2019, doveva essere la data in cui la Gran Bretagna lasciava l’Unione e, invece, proprio per questo stallo politico interno inglese, l’Unione Europea ha concesso una proroga dei termini, ponendo però un comprensibile paletto: il Regno Unito (salvo che non decida di rinunciare alla Brexit e restare nell’Unione), dovrà aver lasciato l’UE, in un modo o nell’altro, prima delle elezioni europee del 23 maggio. Proprio in quest’ottica, sempre il 29 marzo, il Governo ha rimesso in votazione l’accordo per la terza volta ma il Parlamento, però, lo ha nuovamente bocciato. Il 12 aprile, salvo nuovi referendum con ripensamento sulla Brexit o accordi ad oggi non ipotizzabili, il Regno Unito lascerà l’Unione Europea senza accordo: con una potenzialmente catastrofica No Deal Brexit.

– INDIA
L’11 aprile inizieranno le elezioni politiche in India ma le urne saranno aperte anche nelle giornate del 18 e 23 aprile, e in quelle del 6, 12 e 19 maggio. La motivazione? Permettere il voto ordinato e sicuro nella più grande, in termini numerici, democrazia del mondo: saranno 900 milioni gli aventi diritto al voto. Narendra Modi, leader del Paese e del principale partito della destra nazionalista indù (BJP), è alla ricerca di un secondo mandato. La ravvivata crisi con il vicino Pakistan potrebbe ulteriormente favorirlo, così come l’appello all’orgoglio nazionale avvenuto in occasione del recente test militare spaziale. Il 27 marzo, infatti, in un discorso televisivo alla nazione, proprio Modi annunciava la riuscita di un test nel quale un missile indiano è riuscito a distruggere un satellite orbitante nella bassa orbita terrestre. È la quarta nazione che riesce a dotarsi di un sistema di difesa spaziale dopo Stati Uniti, Russia e Cina.

– ISRAELE
Nelle scorse ore Hamas (organizzazione che controlla la Striscia di Gaza) ha lanciato un missile “più potente del solito” verso il territorio israeliano provocando la risposta, con nuovi raid, dello stato ebraico: la possibilità di una escalation e di una nuova invasione è tornata drammaticamente concreta. Intanto, gli Stati Uniti di Donald Trump riconoscono la sovranità israeliana sulle Alture del Golan, territorio conquistato ai danni della Siria nel 1967 ma da sempre conteso tra i due Paesi. Nessuna nazione al mondo, eccetto Israele, aveva mai riconosciuto la sovranità israeliana sul Golan, che viene ora invece riconosciuta anche dagli Stati Uniti probabilmente per aiutare l’attuale Primo Ministro israeliano in vista delle vicine elezioni politiche. La Siria cerca di appellarsi all’ONU.

– RUSSIAGATE
Domenica scorsa il Ministro della Giustizia William Barr ha reso pubblico un riassunto di 4 pagine dell’inchiesta che Mueller (il Procuratore speciale) ha condotto per due anni sul Russiagate (il caso delle interferenze russe nelle presidenziali statunitensi del 2016 e l’eventuale coinvolgimento di Donald Trump). Ne sono emerse tre dinamiche: non sono state trovate sufficienti prove sul coinvolgimento di Donald Trump; viene per la terza volta confermata ufficialmente l’esistenza di tali interferenze (il furto e la diffusione delle e-mail dei democratici, e la diffusione di fake news a scopo manipolativo all’elettorato americano); non viene esclusa la possibilità che il Presidente abbia commesso altri reati (come quello di ostruzione alla giustizia). Ciò che ne deriva è uno dei giorni “più belli” per la presidenza Trump, la potenziale creazione del nuovo slogan per le presidenziali 2020 “No Collusion”, ma la consapevolezza che i sotto-filoni di indagine potenzialmente a carico del Presidente sono tantissimi: dall’ostruzione alla giustizia, al caso Cohen.

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