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Black mirror, tra genio e follia

Una serie drammatica e horror che condanna apertamente la tecnologia

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Direttamente dal Regno unito, Charlie Brooker produce una nuova serie televisiva distopica ed antologica, di genere fantascientifico, drammatico, satirico e thriller: “Black Mirror“.

Nata nel 2011 e rinnovata costantemente, la serie conta attualmente quattro stagioni, con diciannove episodi tra cui uno speciale natalizio; ma non mancherà la sua quinta stagione. Netflix ha acquistato i diritti della serie e nel 2018 ha prodotto un film interattivo collegato alla rete: “Bandersnatch“.

In quanto serie antologica, ogni episodio è a sé stante: cast, location, trama, persino genere, ogni storia è diversa, autoconclusiva, con nuovi personaggi, nuovi luoghi e avventure mai viste prima.

Questo è un punto cardine della serie antologica: positivo nel momento in cui qualunque persona può seguirla e apprezzarla, sapendo che prima o poi incontrerà un episodio che gli piacerà visionare; sfavorevole, perché come in una serie, nella stessa stagione si possono trovare episodi molto belli e altri che non reggono il confronto.

La durata non è quantificabile, ogni episodio ha una durata unica. Solitamente il minimo è di tre quarti d’ora, mentre il massimo è di due ore.

Black Mirror possiede, come da manuale, un filo conduttore che lega tutti gli episodi, compreso lo speciale e il film. Questo concetto alla base di ogni storia è il lato oscuro della rete. La serie televisiva racconta di tecnologie, presenti o futuristiche, se non utopiche, che si spacciano come ausili dell’uomo; in realtà ognuna di loro si dimostra essere una specie di mostro, capace di uccidere l’umanità e la vita delle persone, fino alla stessa anima.

Un filo conduttore estremamente negativo, che si collega a un’altra caratteristica di Black Mirror, l’assenza del lieto fine. Ogni singolo episodio conduce la storia narrata ad un finale tragico, drammatico, che anche quando appare lieto e gioioso in realtà è terrificante.

Una serie molto forte di contenuti, che pone l’occhio su una realtà esistente, la tecnologia sempre più invasiva che non smette di evolversi. Una luce viene posta su ciò che nessuno vede o vuol vedere, il lato oscuro del mondo digitale, un’arma capace di uccidere le persone senza farsi notare, entrando in casa sotto invito e fingendo di migliorare la vita altrui.

In Black Mirror le crisi di coscienza non portano a commettere azioni virtuose, i patti con la tecnologia e i suoi favori distruggono l’essenza umana, i comuni cittadini diventano carnefici dei criminali, le buone azioni non portano al lieto fine e l’amore conduce al tradimento dei propri cari.

Importante in Black Mirror è proprio il dubbio etico-morale. Il protagonista fa una cosa, ma è giusto quello che ha fatto? Molto spesso nei film è facile rispondere, ma in questa distopica serie la risposta giusta non sembra esistere. Ogni azione fatta da un lato è giusta, ma dall’altro è sadica, scorretta, contraria alle promesse. Un dubbio eterno, un dolore che brucia il cuore, una domanda a cui non si sa rispondere: “Io cosa avrei fatto al posto suo?”

Errori nella serie ce ne sono, ovviamente. Come detto prima, una serie antologica non può sottrarsi all’errore, costruirà sempre degli episodi troppo lunghi, noiosi, deboli in confronto agli altri oppure troppo complessi nel significato.

Parlare di errori in questa serie è difficile, così come di punti positivi. In una serie del genere, costruita praticamente per tutti, un genere può essere azzeccato o no, un episodio può piacere a una persona ed essere odiato da un’altra.

Un giudizio generale è l’unica cosa possibile, e questo non può che essere positivo.

Una serie drammatica – horror per molti aspetti – che condanna apertamente la tecnologia mostrandola per il mostro che è, capace di eliminare il classico e banale lieto fine, di instaurare un costante dubbio sulla morale e soprattutto capace di creare una tale empatia da far provare pena persino per i criminali… una serie così unica può essere solo ammirata, sia che piaccia o no, perché nell’intero universo delle serie tv nessun’altro ha osato costruire un mondo simile, e il coraggio, anche solo quello, va premiato con mille elogi.

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