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“Biancaneve nella foresta nera”: la storia che non convince

Pochi gli aspetti godibili

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Quella di Biancaneve è una storia nota – chi non l’hai mai vista almeno una volta? -, raccontata in mille modi in chiave horror o misteriosa, più appassionante o meno; ma la rivisitazione del 1997 nel film “Biancaneve nella foresta nera” è, probabilmente, la peggiore mai fatta.

Non per i mezzi usati o il budget, per gli attori o per la storia che è sempre quella (più o meno), ma per la sua assente e inesistente logica.

La regina potrebbe uccidere Biancaneve in numerosi modi, con i suoi mistici poteri, eppure ogni volta usa stratagemmi da cui si può scappare.

Biancaneve ha persino un amante in questa versione: i nani non ci sono, al loro posto ci sono dei minatori rozzi e volgari in cerca di oro. Perché non chiedono il riscatto? Perché la portano con loro in miniera per farla assistere ai lavori? Perché non la lasciano andare via se tanto non vogliono farsene nulla? E uno di loro, uno a caso, diventa il suo amato, capisce che è ancora viva dopo la mela, non si sa come, e nemmeno serve baciarla, lei rinviene.

Il cacciatore è il fratello della regina, che vede scappare la ragazza e senza sapere se è viva o no, fa la finta del cerbiatto, come se non potesse venir scoperto.

Come lei venga trovata dal principe, non si sa. Come entrano al castello, combattono mille nemici mai visti, magie invincibili e poi la cattiva muore per un errore stupido.

Lo specchio, una cattiva giovane e crudele, dice alla regina cosa fare ogni volta, e lei esegue.

Ma come uccide il fratello, perché non anche la ragazza? Sarebbe una rivisitazione, questa? Non c’è nulla di logico, nessun’azione ha una valida motivazione, non si capisce perché una cosa succede e un’altra no. Tutto il film va avanti “tirato per i capelli”.

La custodia dello specchio e la parte iniziale del film sono le uniche cose del film salvabili, perché sono interessanti, di azione e mistero. Ma eccetto questo? Un film da buttare via.

 

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