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Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni foto

Dopo goal line technology e Var, ecco un nuovo strumento che arriva in soccorso degli allenatori. Nel frattempo Il pilota maiorchino della Honda ha annunciato il ritiro dalle corse per mancanza di motivazioni

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Nuove tecnologie. Appassionati di calcio e tifosi di tutte le età, tenetevi forte perché un’altra innovazione sta per sbarcare nel nostro calcio. Lo hanno chiamato “Football Virtual Coach”, ma non fatevi spaventare dal nome, nessuno sostituirà gli allenatori sulle panchine dei club.

Semplicemente la Lega di Serie A, in occasione del “Barça Sports Technology Symposium” svoltosi proprio a Barcellona, ha presentato un nuovo strumento, sviluppato dalla startup italiana Math&Sport. Esso non è altro che un tablet, che aiuterà però gli allenatori fornendogli in tempo reale dati sulla partita in corso e criticità presentate dai giocatori e dalla squadra.

Una vera e propria rivoluzione che il nostro campionato sperimenterà per primo, come ha orgogliosamente sottolineato Luigi De Siervo (amministratore delegato della Lega A).  Un vero e proprio consulente tecnologico che aiuterà quindi i mister a prendere le decisioni migliori, una vera e propria manna.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Tutto ciò è incredibile se pensiamo che alcuni anni fa non esisteva nemmeno la goal line technology, strumento grazie al quale gli arbitri possono sapere con certezza se il pallone ha varcato o meno la linea di porta nelle circostanze dubbie.

Chiunque ricorderà l’episodio principe dei gol fantasma, quello che, secondo molti, fu colpevole di aver fatto iniziare l’egemonia della Juventus sul nostro campionato. Stiamo parlando del match tra Milan e Juventus: Muntari calcia da posizione ravvicinata e Buffon respinge la conclusione, nonostante essa abbia ormai evidentemente varcato la linea di porta. L’arbitro però non si accorge di nulla, aprendo una ferita che ancora adesso brucia nel cuori dei tifosi rossoneri.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Furono sicuramente episodi simili a questo che spinsero nel lontano 1980 Aldo Biscardi ad andare in onda con il suo celeberrimo “Processo del lunedì”, trasmissione dove tutte le situazioni dubbie venivano analizzate e spiegate con la moviola.

L’innovazione tecnologica, si sa, aiuta gli uomini, ed è bene che venga adottata anche negli sport per limitare all’osso le polemiche. Le discussioni però non si placheranno mai e questo fatto, anche dopo l’introduzione del Var, che dal 2017 offre agli arbitri la possibilità di revisionare alcune circostanze dubbie di gioco, sembra essere chiaro.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Sottolineando questo non si vuole però screditare il grandissimo aiuto che queste tecnologie offrono, ed è bene ricordare che grazie al Var tantissimi errori vengono corretti in praticamente ogni partita. È giusto non dimenticare mai questo fattore, anche in un momento nel quale tifosi, allenatori e giocatori sembrano aver perso fiducia nei confronti di questi mezzi.

Vi invitiamo quindi ad essere fiduciosi nei confronti del Virtual Coach, strumento che, da gennaio 2020, potranno utilizzare tutti gli allenatori delle venti squadre della nostra amata Serie A.

Troveremo quindi un nuovo colpevole per alcune sostituzioni a parere dei tifosi errate, oppure anche le polemiche in quel senso diminuiranno? Questo non possiamo ancora saperlo, possiamo però spiegarvi in maniera approfondita a quali dati avranno accesso i mister.

L’intelligenza artificiale accumulerà dati in tempo reale, li rielaborerà e mostrerà le criticità in ogni reparto e di ogni calciatore. Questo significa che se gli avversari creeranno cinque occasioni costruendo dalla fascia sinistra, il tablet invierà una notifica alla panchina degli interessati, con l’allenatore che dovrà decidere in quale modo porre rimedio a quella situazione.

Risulta entusiasmante anche il pensiero che nei prossimi anni persino i tifosi potrebbero utilizzare il Virtual Coach, in modo da poter analizzare le prestazioni dei propri beniamini in maniera oggettiva e unanime.

Salutiamo quindi tutti insieme la new entry tecnologica, che sarà protagonista in esclusiva nel nostro campionato da gennaio.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Moto Gp. Gara alla Jorge Lorenzo: capacità nelle gare di partire subito in testa, scappare in fuga martellando su tempi velocissimi e controllare poi la corsa vincendo in solitaria. Molti i gran premi dominati così dal maiorchino, tanto da ricevere il soprannome di “martillo”, ovvero il martello. Cinque Mondiali conquistati (due in 250 e tre in Moto Gp), 43 gare vinte nella classe regina, 68 totali, 152 podi, 69 pole position. Tanti i duelli con Dovizioso nelle classi minori e con Valentino Rossi, Casey Stoner, Dani pedrosa e Marq Marquez in Moto GP. È stato l’ultimo pilota in grado di trionfare prima e durante il dominio di Marquez: nel 2012 e proprio nel 2015, l’anno del presunto biscotto ai danni di Rossi.

Ma soprattutto tante cadute e conseguenti infortuni, quelli che lo hanno portato ad annunciare il ritiro dalle corse a soli 32 anni.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Venerdì, alla vigilia dell’ultimo gran premio della stagione, il pilota maiorchino ha convocato una conferenza stampa in cui ha affermato la sua decisione di lasciare la Moto Gp e il mondo dei motori. Una notizia che era nell’aria dopo una stagione difficilissima alla Honda, in cui il suo miglior piazzamento è stato un 11esimo posto. Spesso in ultima posizione, con la moto migliore del Mondiale. Troppo poco per uno come lui abituato a lottare per la vittoria. Il feeling con la nuova moto non però è mai sbocciato, ma ciò che probabilmente ha portato Lorenzo a optare per il ritiro è stata la bruttissima caduta di Assen che gli ha procurato la frattura della sesta vertebra dorsale, infortunio con il quale ha rischiato di rimanere paralizzato. Dopo un tale spavento, in moto el martillo, semplicemente, non era più lui.

Ecco perchè probabilmente il pilota spagnolo è arrivato alla decisione di ritirarsi. Un Lorenzo sereno, tranquillo, quasi sollevato dalla sua decisione ha dichiarato: “Mentre rotolavo sull’asfalto olandese mi sono chiesto se ne valesse davvero la pena. Dopo Assen ho capito che non potevo lottare per qualcosa di importante e allora non potevo più continuare, mi mancavano le motivazioni giuste. Volevo vedere se riuscivo a ritrovare gli stimoli e il feeling con la moto. Questo però non è avvenuto. Quindi non avevo più aspettative, ho capito che non ce l’avrei fatta. Ora una parte di me è libera, perché non avrò ogni domenica l’esigenza, la pressione, di fare il meglio. In questo momento il ritiro è la mia scelta, al 99% non tornerò, c’è ancora un 1% aperto”.

Benvenuta innovazione, ecco il virtual coach; Moto Gp, Jorge Lorenzo dice basta a soli 32 anni

Tantissime le cadute, veri e propri voli sulla moto che gli hanno procurato molteplici infortuni  durante la sua carriera. Dalla fasciotomia (con rischio di sindrome compartimentale) alla frattura di entrambe le caviglie, dalle fratture ad anulare ed alluce del piede a quella scomposta della clavicola, passando per la microfrattura del radio sinistro. Fino alla frattura della sesta vertebra dorsale di quest’anno, che ha portato il maiorchino ad avere quasi timore di andare forte, come era solito fare alla Yamaha. Mancanza di piacere e motivazioni nel guidare la moto, quello che dalla tenera età di 4 anni a oggi gli è venuto meglio.

Jorge Lorenzo non è il primo pilota, e sportivo in generale, ad abbandonare l’attività agonistica “presto”, quando l’atleta avrebbe ancora potuto dare tanto alla sua disciplina. Nei motori recenti i casi di Casey Stoner e Nico Rosberg, nello sci quello di Marcel Hirscher, ma tanti altri nella storia: Marco Van Basten e Michael Platini nel calcio, Flavia Pennetta, Pete Sampras e Bjorn Borg nel tennis, Ian Thorpe e il cannibale Michael Phelps nel nuoto solo per citarne alcuni.

Il non voler continuare a lottare contro il dolore e i problemi fisici, la mancanza di stimoli o di carattere nell’affrontare la pressione, la volontà di cambiare vita dopo tanti anni di sacrifici, costrizioni e molta fatica fisica e mentale, piuttosto che motivi psicologici: sono infinite le possibilità che portano un’atleta a terminare “in anticipo” la sua carriera rispetto alla fine  “fisiologica” del percorso sportivo di tale disciplina. Sebbene spesso noi appassionati ci stupiamo di tali abbandoni precoci, ricordiamoci una cosa importante: gli sportivi che noi vediamo in tv ed esaltiamo come eroi, sono anch’essi essere umani.

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