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Avengers Endgame: la recensione

Le aspettative non sono state rispettate

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Ventiduesimo film del Marvel Cinematic Universe, Avengers Endgame è stato diretto da Anthony e Joe Russo. Esce nel 2019 con la durata di 3 ore. Il prodotto in questione rappresenta la conclusione del film Infinity War, la fine della lotta contro il tiranno Thanos e la fine di un intero periodo storico per la Marvel.

A mio avviso, al contrario del suo predecessore, Endgame non è un prodotto ben costruito, non è all’altezza del suo compito e non riesce a raggiungere le mie aspettative. Il finale è scontato, ma così doveva essere: Thanos doveva essere sconfitto, gli Avengers dovevano vincere e questo non è un dato criticabile, piuttosto è la modalità fortemente criticabile.

Innanzitutto, la Marvel utilizza uno degli elementi più classici della fantascienza: i viaggi nel tempo. Antman, Tony Stark e Banner creano una macchina che può far viaggiare gli ultimi sopravvissuti nel tempo e progettano un piano. Il piano stesso è un altro punto a sfavore: riunire le gemme, riportare in vita tutti coloro che il guanto ha ucciso e poi riportare le gemme nel passato al loro posto. Un simile piano è fin troppo rischioso, non si sa cosa potrebbe accadere alla storia, eppure lo mettono in atto.

Naturalmente la storia viene resa complicata, Thanos ritorna in campo e si scatena una grande guerra. Così la Marvel ha utilizzato la banalità del viaggio temporale e la sua banale conseguenza di sconvolgimento, ma non solo. Dopo questo, ha abbattuto molti punti chiave del suo universo.

Capitan America usa il martello di Thor mentre Hulk è una sua versione civilizzata con tanto di vestiti. Captan Marvel si vede pochissimo, come se non ci fosse nemmeno; nell’ultima battaglia in qualche modo contrasta il guanto di Thanos, bloccandone i poteri, per poi essere sconfitta da una sola gemma (non viene spiegato il perché). Gamora è morta prima delle gemme, non dovrebbe tornare, ma visto che senza di lei un terzo film dei guardiani sarebbe privo di love story, ecco che la vecchia Gamora, cattiva, ritorna in gioco per diventare buona all’ultimo e schierarsi contro il padre senza un vero motivo.

Thor diventa la linea comica: dovrebbe rappresentare il “lasciarsi andare” misto a “depressione”, però finisce per essere solo un ubriacone grasso che fa battute senza sostanza. Hulk non è da meno, così come il resto del film. L’intero Endgame è pieno di gag che non fanno ridere, scherzi privi di qualsiasi comicità e fuori dal contesto.

Unici lati positivi, le morti degli eroi. Alcuni eroi muoiono durante il film, come è naturale. Vedova nera muore, ma per prendere la gemma dell’anima. Capitan America muore, per scelta sua, restando nel passato con la donna amata dopo la fine della battaglia, senza cambiare la storia in qualche misterioso modo. Iron man muore, uccidendo Thanos con l’uso del guanto. Delle varie morti solo le prime due sono effettivamente accettabili nella trama, anche se non si capisce come Tony abbia potuto usare il guanto quando Hulk, più forte di lui, non ci era riuscito prima.

La grande battaglia è forse il momento peggiore del film. Nessun eroe viene mai messo in difficoltà, sconfitto o ucciso, mai. I cattivi invece, cadono “come mosche”. Mille eroi giungono per la battaglia, mille cattivi pure, eppure è come se non ci fossero.

Cosa c’è di positivo in questa trama? Le morti di alcuni eroi, che per vincere devono morire. Una cosa vagamente realistica in questo immenso miscuglio di irrealismo. Eppure, Tony fa pena, perché aveva una bella vita prima del viaggio temporale e per salvare altra gente perde la sua vita e la sua famiglia. E lui non voleva partire. Era necessario far morire proprio lui? Perché? Perché la Marvel è stanca di film su Tony?

Una conclusione triste e deludente, dove le leggi della Marvel cadono e dove Thanos, la migliore creazione, viene sconfitto in modo stupido, nonostante a rigor di logica doveva vincere, in quanto Captan Marvel non poteva fermare il guanto.

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