Savona, disegni e acquerelli di Fiorenza Ferrari in mostra nelle "Vetrine d'Artista" - Il Vostro Giornale
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Maggio

Savona, disegni e acquerelli di Fiorenza Ferrari in mostra nelle “Vetrine d’Artista”

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La lezione dei maestri Bertagnin, Parini e Pollero è stata la base su cui la sensibilità innata verso il disegno e la raffinata e difficile tecnica dell’acquerello di Fiorenza Ferrari, percorsa soprattutto dagli anni ’90 del secolo scorso, ha trovato “lievito” da cui progredire sino ad oggi.

La sua prima mostra personale è stata realizzata nel 1974 nella Galleria San Lorenzo di Cairo Montenotte sul tema prevalentemente naturalistico. È stata una delle molte giovani “voci” del panorama artistico ligure esplicitata attraverso la vetrina della Galleria Sant’Andrea a Savona, diretta da Luigi Pennone, nel 1979.

Sono numerose le partecipazioni a mostre di rilievo, tra cui “Under my skin” alla Galleria La Vaccarella di Roma (23 – 30 gennaio 2016) e “Italia e Americhe attraverso le migrazioni” alla Biblioteca Universitaria di Genova (7 – 17 dicembre 2016), a cura delle fondazioni Casa America e De Ferrari. Con l’Associazione Culturale “Renzo Aiolfi” di Savona ha aderito a diverse esposizioni presentando sempre il suo “occhio” rivolto dall’io al mondo. Il critico Luciano Dresda ha identificato il suo fare arte, sempre con un tratto molto garbato e raffinato, come “simbolismo immaginario”.

Certo è che il naturalismo è per Ferrari fonte d’ispirazione: il suo sguardo personale diviene universale. Così dall’albero maestoso alle corolle delicate dei suoi fiori in un “carosello” di colori delicati, mai gridati, come versi di una poesia intima a volte gioiosa, altre molto riflessiva. Il suo abbraccio all’umano (morbidi e leggeri i suoi nudi dalle forme sinuose, in cui si ritrova la lezione dello scultore Bertagnin, genero di Arturo Martini) e al mondo diventa il nostro abbraccio ricco di pathos.

Come in uno specchio ci sono molti incroci di sguardi tra uomini e animali (i cavalli), incontri rivelatori: la Natura prima di parlare, guarda! Il suo disegno, la sua tavolozza (ricca di sfumature, trasparenze intime, financo spirituali, luce rasentante) sono una pratica per creare scenari di memoria mai banali e sempre rivolti al domani.

Così l’intricata presenza delle vele ci riportano alle radici di questa terra percorsa dagli esploratori per mare ma pure alle sue città costruite sulle banchine (Savona ne è un esempio), fino alla ricerca della luce, dei riverberi lasciati dalla velocità delle due ruote di una bicicletta (un tema retaggio dal futurismo) passando nella pozzanghera del lastricato di una strada.

Percorsi ispirati dalla natura e trasferiti sulla tela con il cuore quale, pare di poter dire, in un certo senso, morbida denuncia del contemporaneo che non ha rispetto per l’altro, per la natura. Fiorenza Ferrari si fa portavoce di una verità solo in apparenza ovvia, ovvero natura e cultura sono inscindibili, inseparabili, inestricabili.

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