venerdì
27
Gennaio
2023

In Sala Rossa l’incontro con Annibale Salsa per il ciclo “Sguardi incrociati sulla montagna”

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Gennaio
2023
Generico gennaio 2023
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Venerdì 27 gennaio alle ore 21, nella cornice della “sala rossa” del comune di Savona, Annibale Salsa – già presidente generale del CAI, professore di Antropologia e presidente del Gruppo di lavoro “Popolazione e cultura” della Convenzione delle Alpi chiuderà il ciclo di incontri “Sguardi incrociati sulla montagna” dialogando con Mauro Spotorno a proposito di paesaggi, storia e cultura della Alpi.

Fil rouge della serata sarà un libro pubblicato nel 2019 da Annibale Salsa per Donzelli: “I paesaggi delle Alpi. Un viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia”.

Sovente il termine “paesaggio” è considerato sinonimo di “territorio” e ancor più sovente che un “paesaggio” sia necessariamente un “bel paesaggio”: così non è. Ma allora quale è la definizione che ne possiamo dare e quale la declinazione che essa può avere rispetto ai territori Alpini? Per cercare di dare una risposta a questa domanda Salsa ci guida in un appassionante viaggio storico e culturale nel mondo alpino portandoci a scoprire come ogni paesaggio sia il frutto dell’interazione di natura, cultura, economia e storia.

Ma Salsa precisa anche che il paesaggio “rappresenta uno spazio di vita in cui riconoscersi, un antidoto allo spaesamento generato da non-luoghi senza identità, relazione e storia”. In tal modo si giunge ad un secondo aspetto, non meno rilevante, del concetto di paesaggio: il suo valore quale fattore di costruzione identitaria e di benessere, “individuale e sociale” di chi abita o frequenta la montagna. Tutto ciò però, è ancora Salsa a ricordarcelo, non può essere disgiunto, da una gestione del territorio corretta e sostenibile e dalla conservazione o riattivazione di pratiche agro-silvo-pastorali coerenti con tali obiettivi. Un “bel paesaggio” è cioè l’espressione di una saggia gestione del territorio, di un territorio nel quale è bello vivere.

Non si tratta di questioni astratte, accademiche: al dibattito tra tradizione e innovazione nella cura o trasformazione dei paesaggi alpini corrisponde infatti quello sulla natura, finalità e caratteristiche di molte delle strutture ed infrastrutture che li connotano, dai manufatti espressione di culture passate ed alla necessità di una loro recupero e valorizzazione, a quelli connessi alle attività ancora presente in ambito montano ed alla necessità di una loro gestione coerente a principi di rispetto e tutela dell’ambiente e del paesaggio per giungere ai rifugi alpini a proposito dei quali da tempo è aperta la discussione sul se – e come – “evitare che le voglie di nuovismo a ogni costo possano generare sradicamenti territoriali o spaesamenti mentali”.

In definitiva, il paesaggio, in quanto espressione sensibile di un territorio, è necessariamente destinato a mutare nel tempo con il variare delle situazioni sociali, economiche e culturali da cui deriva il processo di trasformazione del territorio. Se per lungo tempo questo processo si è svolto lungo archi temporali relativamente lunghi, che ricoprivano la vita di più generazioni, a nell’ultimo secolo esso è andato accelerando. Da qui la necessità di una attenta riflessione su questi temi diviene indispensabile per affrontare consapevolmente la sfida che chi attende, evitando di “restare prigionieri di modelli statici e immutabili”.

Quando ciò non accade gli effetti sul paesaggio si manifestano sottoforma di quei “relitti, scarti, oggetti de-storificati” che, ahimè tante volte incontriamo nelle nostre montagne. Come ebbe a scrivere Gustav Mahker, ed è ancora Salsa a ricordarcelo, “la tradizione è salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere”.

Con questo dialogo tra un geografo ed un antropologo incentrato sul rapporto, storicamente determinato, tra paesaggio ed attività antropica, si chiude il cerchio aperto un anno fa con la conferenza del Prof. Piana sulle relazioni tra paesaggio e cambiamento climatico.

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