Il sincronetto Giorgio Minisini ospite della rubrica "Oltre ai fatti" dello Sportello Antiviolenza "Alda Merini" - Il Vostro Giornale
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Il sincronetto Giorgio Minisini ospite della rubrica “Oltre ai fatti” dello Sportello Antiviolenza “Alda Merini”

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Maggio
Campionato Assoluto Nuoto Sincronzzato

Albissola Marina. Giovedì 27 maggio alle ore 21 su Facebook andrà in onda la terza puntata della rubrica “Oltre ai fatti”, appuntamento mensile su temi legati alle declinazioni della violenza, dentro e fuori la famiglia, ideato dallo Sportello Antiviolenza “Alda Merini” ODV, dal titolo “Non affogare negli stereotipi di genere si può!”.

Aprirà l’incontro la vicepresidente Barbara Petracchi. L’ospite speciale sarà Giorgio Minisini, campione di nuoto sincronizzato che si è aggiudicato ai Mondiali di Budapest 2017 e di Gwangju 2019 rispettivamente le medaglie d’oro e d’argento nel duo misto programma tecnico al fianco della connazionale Manila Flamini. L’atleta racconterà la sua esperienza e le difficoltà incontrate nel suo percorso sportivo.

A seguire interverranno Alessia Dulbecco, pedagogista, counsellor e formatrice a livello nazionale sui temi degli stereotipi e della violenza di genere, e Valentina Cavalletti, presidente di Tutto un Altro Genere, associazione nata per lottare contro gli stereotipi di genere e oggi presente con diversi programmi nelle scuole e nelle carceri per realizzare progetti a stereotipo zero. Modererà la giornalista Linda Miante.

Il tema della puntata

La violenza di genere affonda infatti le proprie radici nella nostra cultura ed è alimentata dalla società, che ha costruito un modello preciso rispetto a cosa voglia dire diventare uomo o donna o quale lavoro possa essere svolto da un uomo e quale da una donna. Quanti di noi si sono sentiti dire che se sei uomo devi pensare alla carriera professionale e ambire ad un posto di prestigio per poter mantenere economicamente la tua famiglia mentre se sei donna devi pensare alla cura della casa e della famiglia e mettere in secondo piano le tue aspettative lavorative!

“Gli stereotipi di genere vengono trasmessi in primo luogo attraverso l’educazione impartita dalle famiglie e dalla scuola – spiega Petracchi – È molto importante intervenire sin dall’infanzia per non coltivare nei bambini messaggi fuorvianti che possano farli sentire inadatti o in qualche modo sbagliati. Ciò risulta ancora più difficile perché gli stereotipi vengono trasmessi e accolti spesso in modo inconsapevole anche attraverso un uso superficiale della pubblicità televisiva o dei social media”.

“Generalmente gli stereotipi veicolano contenuti di dominanza-potere per i maschi e subordinazione-sottomissione per le donne ma non sempre è così – aggiunge la presidente dello sportello Ilenia Porro – Ne è un esempio lampante l’ospite speciale della terza puntata della nostra rubrica, il campione del mondo di nuoto sincronizzato Giorgio Minisini, che ha dovuto combattere gli stereotipi di genere per poter praticare lo sport dei suoi sogni”.

Da quando Minisini ha iniziato a praticare nuoto sincronizzato ha dovuto lottare contro gli stereotipi di genere legati a questo sport, pensato come riservato soltanto alle donne. Uno stereotipo difficile da sdoganare se pensiamo che ancora oggi “il sincronetto italiano” non può avere accesso alle Olimpiadi, in quanto il duo misto non è ancora stato inserito nei programmi di gara. L’atleta non si è lasciato vincere dalle difficoltà ed oggi è il primo uomo nella storia del nuoto sincronizzato ad aver vinto il titolo italiano nella specialità del singolo.

Nell’immaginario collettivo lo sport è sempre stato caratterizzato da stereotipi di genere che spesso vengono imposti fin da bambini nella scelta dello disciplina da intraprendere: gli esempi più classici sono che il calcio è uno sport da maschi mentre la danza è per le femmine. Tali stereotipi possono risultare molto lesivi in chi li subisce, soprattutto se consideriamo che lo sport è una componente fondamentale nello sviluppo e nella crescita di bambini e adolescenti. Infatti i bambini tenderanno a considerare “strano” o “anormale” vedere un loro coetaneo praticare danza o nuoto sincronizzato o una bambina praticare calcio o basket.

“Gli stereotipi di genere influenzano e limitano la concezione di sé che ciascuno può sviluppare in quanto uomo o donna – continua Porro – Portano le persone a pensare che si debbano avere certe caratteristiche e se qualcuno non si adegua alle stesse è in qualche modo inferiore o sbagliato. Non dobbiamo lasciare che siano gli stereotipi di genere a dirci chi siamo, cosa dobbiamo fare e come dobbiamo comportarci”.

Lo Sportello Antiviolenza “Alda Merini”

È nato nel 2017 per dare sostegno alle vittime di violenza, accogliendole con l’ascolto e fornendo una prima consulenza psicologica e legale gratuita. Tra le attività svolte ampio spazio viene dato agli eventi di prevenzione e sensibilizzazione volti ad educare la comunità alla non violenza. Uno degli obiettivi è intervenire sul fenomeno della violenza di genere dal principio, cercando di prevenirlo, attraverso diverse attività formative ed educative rivolte alla cittadinanza. Molto spesso le vittime di violenza non hanno il coraggio di parlare e trovano diverse difficoltà ad aprirsi direttamente chiedendo aiuto allo sportello.

“Con i nostri eventi eventi cerchiamo di fornire loro degli strumenti per essere più consapevoli che quanto subiscono non è la ‘normalità’ e c’è una rete di operatori pronti a sostenerli (forze dell’ordine, polizia locale, sportello antiviolenza, servizi sociali) – dice Ilenia Porro – Il nostro sportello ha attivo il numero di telefono aiuto 3713308770: chiunque abbia bisogno di essere ascoltato o accompagnato per uscire da una situazione di violenza o semplicemente per chiedere informazioni può chiamare o scrivere un messaggio WhatsApp”.

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