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Moni Ovadia

Albissola Marina, Moni Ovadia e Dario Vergassola a “Parole ubikate in mare”

31/08/20

EVENTO GRATUITO
: Piazza Wifredo Lam Passeggiata Eugenio Montale, 17012 Albissola Marina SV - Inizio ore 21:15
  • savona@ubiklibri.it
  • Tel. Libreria Ubik 019 8386659

Anche quest’anno il Comune di Albissola Marina e la Libreria Ubik, nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria, tornano con l’undicesima edizione del prestigioso festival letterario estivo “Parole ubikate in mare”: tre lunedì sera con sei autori, sempre alle ore 21:15 e ad ingresso gratuito in piazza Wifredo Lam – Vittorio Veneto (in caso di pioggia gli incontri verranno rimandati a fine agosto), con la direzione artistica di Renata Barberis.

Libertà, incontro, rinascita: tre parole chiave che tessono il fil rouge del festival e degli autori di quest’anno. Le limitazioni delle libertà vissute in questo tempo hanno messo in luce le conflittualità della parola incontro: da una parte la paura e il pericolo, la percezione dei nostri simili come ‘contagio’; dall’altra l’assenza, che nel tempo diventa mancanza, desiderio e bisogno di confrontarsi.

In questo periodo di ritorno nelle strade e nelle piazze (come in queste tre serate del festival) stiamo prendendo forse definitivamente consapevolezza del senso ultimo dello stare insieme, della “vita plurale” (con le parole di Massimo Recalcati), del “bisogno di confini ma anche del loro superamento” (con le parole di Dario Vergassola e Moni Ovadia), dei “valori comunitari presenti nella nostra Costituzione” (con le parole di Gad Lerner e Marco Revelli). In altri termini, che solo nell’incontro con l’altro esiste la possibilità di rinascere.

Come disse un altro scrittore cileno, Pablo Neruda, anche lui, come Sepúlveda, vicino a Salvador Allende nel momento in cui un popolo dell’America Latina cercava un riscatto sociale e politico, “Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno”.

“L’emergenza sanitaria e le difficoltà per organizzare il festival in una piazza troppo piccola per rispettare il distanziamento interpersonale ci hanno indotto ad organizzare la rassegna in una piazza quattro volte più grande – spiegano gli organizzatori – La piazza e la via adiacente verranno liberate delle auto per soli tre lunedì sera (per non creare troppi disagi), per permettere i tre grandi eventi del festival, seguendo al contempo le severe normative di accesso e distanziamento previste”.

Lunedì 31 agosto si terrà l’incontro con Moni Ovadia e Dario Vergassola, che presenteranno il libro “Se vuoi dirmi qualcosa taci. Dialogo tra un ebreo e un ligure sull’umorismo” (La nave di Teseo), in collaborazione con la Comunità San Benedetto al Porto, fondata da don Andrea Gallo.

“Io ho il nasone, l’ossessione per il denaro e per motivi regionali sono psichicamente contorto, racconto storielle sulle mie tragedie. Vuoi vedere che sono già ebreo a mia insaputa?”, dice Dario Vergassola. “Sono contro ogni nazionalismo. Per me l’ebreo è uno straniero in mezzo agli stranieri. Così dovremmo essere tutti. L’essere umano è uno straniero in mezzo ad altri stranieri”, sono invece le parole di Moni Ovadia.

Il saggio Moni Ovadia tiene una lezione sull’ebraismo a Dario Vergassola e lui, da buon ligure, risponde e interpreta. Scopre di essere, per affinità, molto più vicino agli ebrei di quanto credesse in precedenza. Il cinismo caustico di Vergassola si lega allo humour tutto yiddish di Ovadia producendo uno scambio dal ritmo serrato in cui si demoliscono luoghi comuni con un’ironia disarmante.

Così i due autori affrontano questo viaggio che, da dentro le pieghe dell’umorismo, arriva a parlare di attualità e antisemitismo, di intolleranza, razzismo, Olocausto, del bisogno di confini e del loro superamento: nato su un palcoscenico in occasione dell’omonimo spettacolo teatrale, questo libro racconta di come l’incontro fra due mondi diversi, quello della filosofia di Moni Ovadia e della comicità di Vergassola, possa dare vita a una riflessione pungente, necessaria, fondamentale e su come, nella società in cui viviamo, alla disperata ricerca di differenze si possa rispondere, magari ridendo, con una carrellata di cose che abbiamo in comune.

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