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Sanità, il dottor Lerza va in pensione: “Il covid situazione spettrale. Questi concetti di aziendalizzazione hanno fallito”

Da 24 anni Direttore della Struttura complessa Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza e del Dipartimento emergenza urgenza: “Ho esaudito il mio sogno. Ai giovani bisogna dare motivazioni”

dotto lerza guidi

Savona. “Sono orgoglioso di questi ventiquattro anni alla guida del Pronto Soccorso: il covid il momento più difficile, il gruppo il mio vanto. Ma ho realizzato il mio sogno da bambino”. E’ questo il bilancio del dottor Roberto Lerza, primario del Pronto Soccorso che dal 1 luglio sarà in pensione.

Da giovane ha sempre desiderato fare il medico ritrovandosi nelle corsie del Pronto Soccorso e a gestire le emergenze un po’ per caso. I primi anni ha cercato di cambiare e tornare a Genova, sua città d’origine, ma poi si è fermato e non se ne è mai più andato. Ventiquattro anni in cui la sanità è cambiata tanto, molto. Tanti i medici transitati in Pronto soccorso ma lo zoccolo duro è rimato e questo anche grazie al dottor Lerza: “In questi anni saranno passati più di 150 medici – afferma – però lo zoccolo duro è rimasto. Con gli anziani si è creata molta solidarietà e poi abbiamo fidelizzato alcuni giovani. Per un buon periodo si è formato un gruppo piuttosto forte, siamo cresciuti insieme”.

Tante le difficoltà in questi anni come il lavorare in carenza di personale, o nel periodo del covid, le aggressioni fisiche e verbali, la fuga dei medici nel privato. Ma altrettante le vittorie. “E’ cambiato il mondo, non credo di avere più la forza per modificare o qualcosa di tutta questa deriva che sta succedendo nel mondo della sanità. Ci sono pochi specializzandi, pochi medici che vogliono intraprendere questa carriera ma la colpa è del sistema. La gente, soprattutto dopo il covid, è diventata aggressiva ed è difficile lavorare in prima linea, noi qua abbiamo cercato di creare un ambiente che fosse motivante per i giovani”, ci spiega.

In Liguria siamo ancora un baluardo che resiste con un organico proprio – prosegue il primario – non abbiamo avuto mai bisogno di cooperative o altro”, afferma con orgoglio il dottor Lerza.

Penso che l’autonomia differenziata sia una cosa sbagliatissima, il male della nostra sanità è stata la politica – prosegue – ventiquattro anni vissuti di campanilismi. I politici a volte hanno imposto alle direzioni decisioni ben poche logiche. Ci vorrebbero persone che facciano scelte, a volte, anche impopolari. Bisogna ripensare anche ai concetti di aziendalizzazione che sono in funzione, sono vecchi e a mio avviso hanno fallito”.

Tante le fughe nel privato, soprattutto dei giovani: “Il problema è duplice – afferma Lerza – sicuramente quello del salario ma io credo che quando a qualcuno piace la propria professione l’aspetto economico deve passare in secondo piano. La questione è come si lavora non devono mancare rispetto da parte dell’azienda, motivazioni e considerazioni. Bisogna che i lavoratori vengano messi in condizione di sicurezza – continua – e soprattutto devono fare veramente quello per cui hanno studiato. Nessuno vuol più fare la medicina d’urgenza anche perché il lavoro non è più quello delle urgenze. Noi qua ci siamo sostituendo, progressivamente, a tutte le lacune che ci sono fuori. I giovani molto spesso si trovano a fare un lavoro di verso rispetto a quello per cui hanno investito tempo, soldi e sacrifici. Su cento pazienti le urgenze saranno una decina“.

Tra le difficoltà anche la gestione della pandemia, il periodo più difficile di questa lungo percorso: “E’ stata una cosa inaspettata – afferma Lerza – mi ricorderò per sempre la sala d’attesa vuota. Si lavorava in un clima spettrale, è stato difficile ma anche lì il gruppo ha avuto una forza incredibile”.

Il primario si appresta a lasciare un ospedale che si pone come il primo per accessi al Pronto Soccorso, basti pensare che nel 2022 sono stati 50.820. Un carico di afflussi ultimamente in aumento, ai livelli del periodo pre pandemico. Tanti accessi, tante persone che a volte sono costrette ad aspettare più del dovuto. Attese lunghe che a volte sfociano in attacchi d’ira contro il personale: “La questione delle aggressioni è un tema delicato – ci dice – siamo passati ad essere angeli, eroi (durante il covid) e ad essere cattivi quando ha ripreso la vita normale. Qua il fenomeno esiste, fortunatamente non abbiamo avuto episodi gravissimi ma la colpa non è nostra. Noi ci possiamo solo difendere ma se il livello di arrabbiatura della gente sfocia in attacchi bisognerebbe andare a capirne le cause – prosegue – ci vorrebbe sicuramente più Polizia negli ospedali ma anche le forze dell’ordine sono in carenza d’organico”.

“Chi prenderà il mio posto ora? Temporaneamente la dottoressa Grazia Guiddo“, conclude il dottor Lerza.

 

 

 

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