Ricordo

“Verezzi in fiore” si apre con l’inaugurazione della targa dedicata alla memoria di Enrico Rembado

Ideatore, fondatore e direttore artistico del Festival Teatrale per oltre trent'anni

Borgio Verezzi. All’apertura della manifestazione “Verezzi in fiore” in una calda domenica di sole, nella piazzetta Sant’Agostino fiorita e gremita di amici, e’ stata inaugurata la targa commemorativa dedicata ad Enrico Rembado, a poco più di un anno dalla sua scomparsa avvenuta il 15 febbraio 2023. Si tratta di una targa semplice, sobria, posta sul muro della casa in cui Enrico Rembado abitò parecchie estati con la sua famiglia, con queste parole scolpite nella pietra:

A Enrico Rembado – Sindaco di Borgio Verezzi dal 1975 al 2001
Ideatore, fondatore e direttore artistico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi per oltre trent’anni, con la sua visione lungimirante e appassionata ha saputo portare sul palco di Piazza Sant’Agostino i grandi nomi del teatro italiano, avviando un percorso artistico e culturale virtuoso, che ancora oggi continua, garantendo notorietà e prestigio a tutto il paese.

A fare gli onori di casa il sindaco Renato Dacquino e il presidente dell’Associazione Vivere Verezzi Gianpaolo Pisano. Presenti alla cerimonia anche il vicesindaco Pier Luigi Ferro, l’assessore Renzo Locatelli, i consiglieri Anna Porrini, Mattia Rolando, i Sindaci di Tovo e di Giustenice Alessandro Oddo e Mauro Boetto e l’assessore di Tovo Luigi Barlocco, alcuni rappresentanti delle associazioni del luogo (S.M.S. Concordia, La Compagnia del Barone Rampante con i suoi ragazzi, Agora’ , Protezione civile Aeb Borgio e Guardie ambientali).
Dopo l’inaugurazione, in piazzetta hanno risuonato le melodie del concerto di chitarra del Maestro Riccardo Pampararo, amico di Enrico Rembado.

Marcella Rembado ha ricordato il padre Enrico leggendo commossa alcune pagine scritte da lui stesso che raccontano la nascita del Festival Teatrale: “Mi recai in un lontano 1965 in Piazza Sant’Agostino, per un sopralluogo a seguito di un intervento legato al terremoto di mesi prima, insieme all’allora prefetto Dottor Moscato e quasi per scherzo iniziammo a lanciarci la voce da un lato all’altro della piazza: fu una prova di acustica dagli esiti fantastici. Il gioco era fatto. L’inizio era artigianale ma fu chiaro sin dalle prime battute che il festival aveva la potenzialità per diventare quello che è oggi. Il 17 e il 18 agosto 1967 andò in scena “I due volti del Medioevo”, un viaggio tra sacro e profano con le Laudi di Jacopone da Todi e i sonetti di Folgore da San Gimignano. La chiusa dello spettacolo venne affidata al Cantico delle creature di Francesco d’Assisi; grandissima suggestione : tutti i terrazzi della borgata Piazza erano illuminati da fiaccole grazie all’ insostituibile collaborazione dell’allora parroco di Verezzi Don Bruno Oddone e alla partecipazione del Piccolo Teatro Città di Savona diretto da Luciana Costantino. La stagione, per molti anni, venne scandita dalla partecipazione di tutta Verezzi. Ogni famiglia veniva coinvolta: sarte, trovarobe, falegnami, tutti contribuivano; si finiva con le lumache e il vino bianco di Verezzi sottile ed un poco aspro. I tempi eroici di allora vennero in seguito inevitabilmente uccisi dalle sempre più grandi dimensioni del Festival, senza poter cancellare, tuttavia, quel legame forte ed insostituibile con quelle “vecchie case di pietra riarsa” cantate dal poeta Camillo Sbarbaro e riprodotte da Catherine Martens nei suoi acquarelli. E’ stato scelto il teatro e non la musica, altra forma d’arte, per sottolineare la possibile vocazione turistica del mio paese, in quanto Borgio Verezzi, per la natura del suo territorio, l’incanto e la magia del suo paesaggio con la ritrosia dei luoghi e degli abitanti è un naturale immobile scenario adatto alle più mutevoli rappresentazioni e il critico Carlo Marcello Rietman scrive : “Qui bastano le luci”. Il Festival teatrale si consolidava negli anni ampliando la sua durata e il numero di rappresentazioni. Pensando al Festival di 40 anni fa, io dico fu “grande passione”. Nacque in una località che contava allora poco più di 2500 abitanti e per giunta stretta tra luoghi turistici più forti e con connotazioni completamente diverse, ma proprio i punti di debolezza divennero punti di forza; la gente si arrampica fin lassù se sa che avviene una magia o un’apparizione e qui il teatro ha qualcosa di magico e di ineguagliabile. Enrico Rembado”.

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