Mobilitazione

Cgil Savona in piazza a Roma il 20 aprile: “Salute e sicurezza, diritto alla cura e sanità pubblica, riforma fiscale e tutela dei salari”

Promossa da Cgil e Uil

Cgil Savona

Savona. Salute e sicurezza, diritto alla cura e sanità pubblica, riforma fiscale e tutela dei salari. Anche la Cgil di Savona sarà presente alla manifestazione nazionale organizzata da Cgil e Uil il 20 aprile a Roma per “rivendicare anche sul nostro territorio provinciale i temi nazionali, perché in provincia di Savona si continua a morire di lavoro (circa 80 morti nei luoghi di lavoro dal 2012), perché oltre il 90% degli omicidi sul lavoro accadono nell’appalto e nel sub appalto, contro la precarietà (perché a Savona e provincia il 90% dei nuovi occupati è precario), per una sanità pubblica e universale (visto che in Liguria e a Savona si chiudono servizi attività e si svende la sanità pubblica) e per aumentare gli stipendi (visto che sul territorio l’occupazione è troppo insicura, precaria e soprattutto malpagata)”.

I sindacati scenderanno in piazza “per la tutela del diritto alla salute, per un Servizio Sanitario Nazionale e un sistema socio-sanitario, pubblico e universale sono necessarie risorse economiche, umane e organizzative. Occorre aumentare il finanziamento del SSN, sia in termini assoluti che in rapporto al PIL”. E ancora per “incrementare le risorse destinate al rinnovo del Ccnl 2022/2024 del personale per realizzare un piano straordinario pluriennale di assunzioni. Superare i tetti alla spesa del personale, rendere attrattiva la formazione nelle professioni sanitarie”.

E poi: “Per rilanciare e riadeguare la rete ospedaliera per favorire accessibilità, sicurezza, qualità, a partire dalla rete dell’emergenza e dai Pronto Soccorso. Per superare gli inaccettabili tempi d’attesa che negano il diritto alla salute, favoriscono il ricorso a prestazioni private, erodono salari e pensioni fino alla rinuncia alle cure. Per superare i divari e le diseguaglianze tra regioni e territori, la mobilità passiva e garantire il diritto a curarsi nel territorio in cui si vive. Per lo sviluppo dell’assistenza territoriale realizzando una rete capillare di servizi socio-sanitari. Rendere operativi distretti, case e ospedali di comunità a gestione pubblica, potenziare la rete dei consultori pubblici e la piena attuazione della legge 194/1978, investire sulla salute mentale”.

“Per sostenere le persone anziane non autosufficienti va migliorata e attuata la riforma prevista dalla Legge delega 33/2023, la legge 227/21 sulla disabilità, con le necessarie risorse a carico della fiscalità generale per adeguate politiche per l’invecchiamento attivo, il sostegno alla vita autonoma, l’assistenza domiciliare, intervenendo sui ritardi della missione 5 e 6 del PNRR e la realizzazione del DM/77. Per chiedere zero morti sul lavoro: occorre istituire il sistema di qualificazione di tutte le imprese, sia pubbliche che private, fondato sul rispetto delle normative su salute e sicurezza e sulla regolare applicazione dei contratti collettivi di lavoro delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Chi non rispetta tali requisiti deve essere interdetto dalla concessione di finanziamenti o incentivi con fondi pubblici”.

E ancora, i sindacati chiedono “la patente a punti, non una leggera patente a crediti, deve essere uno strumento chiaro di sanzione e di interdizione dalle attività e dall’accesso agli appalti pubblici e privati, di tutte le imprese scorrette operanti in qualsiasi settore. Mai al lavoro senza una formazione e un addestramento adeguati, erogati da enti accreditati e certificati, che devono tener conto della capacità di comprensione linguistica dei destinatari dei corsi. Deve essere data piena attuazione al coordinamento permanente tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) e le Aziende Sanitarie Locali (AslL), migliorando le verifiche ispettive in qualità, quantità e frequenza, anche attraverso l’incremento delle risorse da destinare e del personale ispettivo. Per una giusta riforma fiscale: il fisco che vogliamo attinge là dove sono le risorse per finanziare sanità, istruzione, non autosufficienza, diritti sociali e investimenti pubblici e valorizza chi produce ricchezza. La ‘Riforma fiscale’ del Governo continua a tassare lavoro e pensioni più dei profitti, delle rendite finanziarie e immobiliari, del lavoro autonomo benestante; non tassa gli extraprofitti e premia l’evasione, che sottrae 90 miliardi di euro ogni anno alle politiche sociali e di sviluppo del paese”.

I sindacati dicono “basta con le sanatorie, coi condoni, coi concordati, con i premi a settori che continuano a non pagare fino al 70% delle imposte dovute. Bisogna indicizzare all’inflazione le detrazioni per lavoro e pensioni; nessuna flat tax, ma un fisco progressivo su tutti i redditi personali. I salari, diminuiti in Italia cresciuti in Europa, causati da precarietà, discontinuità lavorativa, part time involontario, tempi lunghissimi per i rinnovi contrattuali, sono stati ulteriormente erosi da un’inflazione da crescita dei profitti”.

“Che fare è chiaro: rafforzare la contrattazione collettiva settoriale, garantire il rinnovo dei contratti alle scadenze naturali; abolire la precarietà; ridurre l’orario di lavoro a parità di retribuzione, anche in collegamento alla formazione come diritto individuale; promuovere azioni per una reale parità e per il superamento del gap salariale fra donne e uomini; garantire la partecipazione organizzativa e il coinvolgimento delle lavoratrici e lavoratori e il loro consenso ai cambiamenti che devono affrontare le imprese; dare attuazione agli accordi interconfederali sulla rappresentanza sindacale e l’elezione delle rappresentanze sindacali unitarie in ogni luogo di lavoro”.

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