Decisione

Cava Torri a Toirano, il Comune “abbatte” la quantità di materiale per il riempimento: “L’area trasformata in un parco per la comunità”

La cava inizialmente doveva essere riempita con 4 milioni di metri cubi di materiale: il Comune ha stabilito che dovranno essere riversati "solo" 550 mila

Cava Torri Toirano

Toirano. Un abbancamento di “soli” 550mila metri cubi anziché di ben quattro milioni e la creazione di un’area da trasformare in parco o area sportiva o ludica. E’ quanto stabilito dal consiglio comunale di Toirano che ieri sera, durante l’ultima adunata dell’amministrazione De Fezza, ha discusso e approvato due importanti varianti riguardanti la Cava Torri.

Ad esporre i contenuti delle due pratiche, piuttosto tecnici, è stato il sindaco Giuseppe De Fezza: “Il 22 novembre 2019 le Cave Marchisio avevano presentato alla Regione istanza per l’attivazione del Procedimento Autorizzatorio Unico Regionale (Paur, un procedimento che viene avviato nel caso di progetti che devono essere sottoposti a valutazione di impatto ambientale di competenza regionale). Di contro, il 5 novembre 2021 il consiglio comunale aveva deliberato la chiusura della Cava e disposto il risanamento ambientale del sedime. Per superare il parere negativo del Comune in conferenza dei servizi, la Regione ha stabilito l’attivazione del Paur. Cosa contro cui il Comune si è opposto con ben tre ricorsi alla presidenza del Consiglio dei Ministri; la nostra opposizione, come noto, è stata rigettata a maggio 2023 e perciò il Comune ha presentato ricorso al Tar”.

“Con la prima delle due varianti che approviamo ora, il consiglio comunale va a revocare quella propria precedente delibera e ‘sfrutta’ una prescrizione prevista dal Paur, secondo il quale ‘dovrà essere effettuata revisione del progetto di abbancamento per il ripristino ambientale delle aree di cava a fine coltivazione per renderlo coerente con gli strumenti urbanistici comunali qualora questi vengano modificati’. In altre parole, è il Comune di Toirano a stabilire le modalità di riempimento della cava. Come tutti sanno, lo strumento regionale che consente l’attività di continuazione di cava prevale sulle varianti urbanistiche del Comune e con l’esito del Paur la nostra precedente variante non è più attuale. Quindi il Comune di Toirano, in aderenza a quanto stabilito dal Paur, ha riformulato una nuova variante che utilizza l’importante prescrizione della Regione a vantaggio del Comune”.

In altri termini, sfruttando una prescrizione contenuta in quello stesso documento che rendeva vana la decisione dell’amministrazione comunale di bloccare l’attività di cava, ora il Comune di Toirano può stabilire i termini in cui la Cava Torri deve essere “riempita” e messa in sicurezza.

“Con la prima delle due pratiche in discussione oggi – ha aggiunto De Fezza – revochiamo la variante sulla cava con cui disponevano la cessazione dell’attività. Con questa variante, dunque, oggi siamo noi a decidere la quantità di materiale con cui verrà effettuato l’abbancamento. Un risultato importante, che tuttavia non ci porterà a fare passi indietro rispetto ai ricorsi presentati nei confronti delle Cave Marchisio. Il Tar stabilirà se abbiamo ragione noi o Regione con l’attivazione del Paur. Nel frattempo, in attesa che il Tribunale si pronunci, mitighiamo la portata dell’abbancamento con questa variante, che vede passare le dimensioni del riempimento da 4 milioni di metri cubi a 550 mila metri cubi. Ora il soggetto attuatore avrà 12 mesi deve presentare il progetto relativo al riempimento. Se poi il Tar ci darà ragione, tutto tornerà in discussione, ma oggi segniamo due punti a favore del Comune di Toirano”.

Il progetto di abbancamento elaborato dal Comune è stato redatto dal dipartimento di scienze della terra dell’Università di Torino sulla base di una relazione stilata dall’architetto che si è già occupato del Puc del Comune di Toirano: “Secondo gli esperti, l’abbancamento non potrà essere inferiore ai 550 mila metri cubi. Sono comunque ben tre milioni e mezzo di metri cubi in meno rispetto al primo progetto. Ciò ci consentirà di ugualmente rimodellare il piazzale da 57 mila metri quadrati, di mettere in sicurezza le scarpate e, soprattutto, di evitare che il nostro paese sia attraversato da camion carichi di materiale di riempimento per i prossimi trent’anni. Grazie a questa riduzione, le operazioni di abbancamento, infatti, dovrebbero durare molto meno, quattro o cinque anni al massimo”.

De Fezza ha spiegato che “il primo progetto del soggetto attuatore prevedeva il rifacimento del versante della montagna, con conseguenti importanti interventi di carattere strutturale e di verifica dei versanti e di regimazione delle acque; questi ultimi, tra l’altro, sarebbero stati a carico del Comune, quindi oltre a dover ‘subire’ un danno ambientale con nessun ritorno economico il Comune si sarebbe dovuto accollare anche diversi lavori. Questa riduzione della quantità di materiale è un grandissimo risultato del quale non posso che essere soddisfatto. In questo senso vanno ringraziati i sindaci dei Comuni della Val Varatella che, insieme a noi, sono andati in Regione e ci hanno aiutato ad ottenere questa prescrizione, sintetica ma di fortissimo impatto. E’ stata una partita difficilissima, che ci ha visto confrontarci con gigante; tuttavia, grazie a Regione siamo riusciti ad aprire un tavolo di confronto. Ottenere questa prescrizione era importante per evitare ciò che secondo noi sarebbe stato un intervento dall’enorme impatto ambientale. Senza dimenticarci che abbiamo i ricorsi da giocarci. Le prospettive possono solo migliorare”.

Al termine del “piano di coltivazione”, dunque, la Cava Torri sarà oggetto di Piano Urbanistico Operativo che prevede il deposito di materiale inerte per un totale di 550 mila metri cubi: “Con questa sistemazione andremo a creare un parco urbano (ed effettueremo la regimazione delle acque sfruttando gli attuali canali, senza altre opere idrauliche). Le future amministrazioni decideranno poi come utilizzare questo parco, che sarà un’area a completa disposizione della comunità”.

Nella discussione dei due punti, il capogruppo di minoranza di “Non solo centro” Roberto Bianco ha detto: “E’ un peccato non poter abbassare ulteriormente la quantità di materiale per l’abbancamento. Ma se lo studio dell’Università di Torino sostiene che questo è il minimo indispensabile, non possiamo lamentarci. Meglio cinque anni di viavai di camion che trent’anni. Sulla questione cave il consiglio comunale è sempre stato molto compatto, perché avevamo tutti come obiettivo primario quello di bloccare l’abbancamento. Oggi siamo riusciti ad ottenere il miglior risultato per il territorio, a livello ambientale, di inquinamento e viabilità”.

In risposta a Bianco, De Fezza ha sottolineato che “l’operazione di abbancamento deve essere tecnicamente fondata. Quella di 550 mila metri cubi è la quantità minima per una messa in sicurezza corretta”.

Giancarlo Mattoscio ha sottolineato che “sul tema cave paghiamo le esperienze di decenni fa quando le istituzioni consentivano con facilità gli ampliamenti delle cave esistenti. Ritengo che a livello normativo ci siano delle lacune: quando si concedono le licenze, occorre prevedere anche un progetto di riqualificazione ambientale al termine dei lavori. Nella vallata di Toirano ci sono sei cave in 3.700 metri: Cava Fazzari, Torri, Martinetto, Rosa, Comito e un’altra di pietra pomice. E’ intollerabile. Quello che abbiamo ottenuto per la Cava Torri è un ottimo risultato”.

Le due varianti sono state approvate all’unanimità.

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